A Classic Education

Un disco (più o meno) italiano che, due anni e mezzo fa, mi piacque parecchio. Se qualcuno se lo fosse perso…

A Classic copCall It Blazing (Lefse)
Beniamini di Pitchfork e del web internazionale, gli A Classic Education tagliano il traguardo del primo album dopo due EP apprezzatissimi negli ambienti indie rock: un percorso rapido che in circa tre anni ha portato la compagine bolognese – nata come side-project dei Settlefish – sotto i riflettori del mondo alternative, con tour negli Stati Uniti e consensi di rilievo a livello di addatti ai lavori. Da qui la scelta di incidere il debutto adulto a Brooklyn, per conferire al sound – già di suo poco italiano, e ci sta: in fondo Jonathan Clancy, il frontman, vanta natali canadesi  – quel retrogusto “provinciale” che troppo spesso penalizza le produzioni di casa nostra al confronto con quelle estere.
Piace, la resa sonora di Call It Blazing, curata da un abile artigiano come Jarvis Taveniere: tutto è caldo, pastoso, perfettamente nitido ma nello stesso tempo privo di quegli eccessi di raffinatezza che in molti casi sottraggono alla musica il suo fascino “sotterraneo”. E piacciono, davvero molto, le undici canzoni (più breve frammento introduttivo) che per trentacinque minuti trasportano in un universo psycho-pop ricco di fragranze Sixties, di solennità mai ridondanti, di atmosfere per lo più contemplative – sottolineate dai toni morbidi e un po’ malinconici della voce – dalle quali traspare però sincera e profonda passionalità. Molti i possibili agganci che balzano alla mente con il fluido susseguirsi delle note: i Pink Floyd di Syd Barrett, la Liverpool post-punk di Echo & The Bunnymen e Teardrop Explodes, gli Shins, gli Arcade Fire. Tutti assieme, però, amalgamati in una formula retroattiva difficile da collocare in una precisa casella temporale: fascinosi giochi di ricordi che attirano senza possibilità di fuga in un colorato caleidoscopio di suggestioni che nulla sembrano avere in comune con le fotografie di bad boys della copertina alle quali il disco deve peraltro parecchio in termini di ispirazione iniziale. Ma ai sogni, si sa, è assurdo chiedere coerenza.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.688 del novembre 2011

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Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “A Classic Education

  1. Country Boy

    Tutto quadra in questa netta e limpida recensione che esprime l’intelligenza ed il carattere di un vero competente (e credo proprio che così appaia anche a coloro in grado di apprezzarla pienamente, addetti e consumatori esperti ed appassionati), e quando si legge “[…]suggestioni che nulla sembrano avere in comune con […]” la quadratura è… sia “scientifica” che “classica”
    Relativamente accacchio e per puro “giuoco” allego

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