The XX

Sono una delle band giovani più chiacchierate degli ultimi anni e in fondo è anche giusto che sia così (ma non fatemi scrivere “soprattutto per la pochezza della concorrenza). Un annetto e mezzo fa ne recensii, per piacere e non per dovere, il secondo e tuttora ultimo album.

XX copCoexist (Young Turks)
Chi scrive, nessun problema ad ammetterlo, non era stato fra coloro che avevano riscontrato nell’omonimo esordio degli XX, uscito esattamente tre anni fa, i requisiti straordinari evidenziati con enfasi da tanti addetti ai lavori e musicisti. Sarà la diffidenza nei confronti di qualsiasi cosa finisca etichettata come next big thing e soprattutto venga collegata al concetto di coolness, sarà l’aver vissuto la new wave e tutto quello che le ha fatto seguito (dagli esordi della 4AD fino al dubstep passando per gli Everything But The Girl: esempi non casuali, specie l’ultimo), sarà la sensazione di scarsa consistenza trasmessa da un concerto del 2010, ma attribuire a Romy Madley Croft, Oliver Sim e Jamie Smith la qualifica di campioni ideali del pop dei nostri giorni, se non di suoi salvatori, mi è sempre parsa una boutade. D’accordo che in un mondo di ciechi l’orbo è re, e che in tempi di accentuata retromania un pizzico di (pur relativa) novità accende più facilmente gli entusiasmi, però…
Però, alla prova del secondo album, il giovane trio londinese conferma di possedere – e già non è affatto poco – una propria visione artistica, e di non volerla svendere in cambio di un successo su ancor più vasta scala che, considerato l’hype, sarebbe stato facilissimo da ottenere. Coexist, infatti, non è un disco immediato e meno che mai ammiccante: poggia su trame rarefatte, su atmosfere crepuscolari, su giochi di voci (femminile e maschile) mai spinte, su armonie che trasudano soul a dispetto della leggerezza, su intrecci vellutati ma comunque dotati di un retrogusto malsano. Come se gli ultimi Everything But The Girl incidessero con la produzione di Burial, più o meno, magari per un disco da pubblicare con il marchio 4AD. Offre molto più di quello che ci si potrebbe attendere dopo un ascolto superficiale, il nuovo XX: non inventa realmente nulla, ma sa amalgamare brillantemente varie influenze e regalare intensità ed emozioni in quantità. Nella sua area stilistica, siamo dalle parti del capolavoro.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.698 del settembre 2012

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