Indigesti

Un breve amarcord dei lontani giorni dell’hardcore punk italiano con i riflettori puntati sugli Indigesti, che del fenomeno furono una delle tre-quattro band più significative. Rispetto a questa retrospettiva di quindici anni fa, l’album Osservati dall’inganno è stato riproposto dalla Shake in una bella edizione che contiene anche materiale video, mentre la reunion del 2001 (parziale: solo Medea e Giordano) ha fruttato il valido In disparte. Non mi risulta, invece, che i “famosi” inediti dei tardi ‘80 abbiano mai visto la luce.

Indigesti copLa maggioranza dei lettori è troppo giovane per potersene ricordare, ma quella degli Indigesti è stata senz’altro una delle avventure più belle e importanti del punk autoctono: un’avventura che, come quelle di Raw Power, Cheetah Chrome Motherfuckers e Negazione, ha goduto di concreti sbocchi anche all’estero, contribuendo in modo determinante alla leggenda del primo hardcore italiano… e se il termine “leggenda” vi sembra eccessivo, provate a sentire cosa ne pensano parecchie quotate formazioni americane o i collezionisti disposti a sborsare centinaia di migliaia di lire per molti dei suoi ormai introvabili reperti discografici.
Di tali reperti, uno dei più ricercati è proprio il 7”EP d’esordio degli Indigesti, diviso a metà con i milanesi Wretched: un’autoproduzione “militante”, resa ancor più spartana dall’assenza della copertina, reperibile solo ai concerti, nei centri sociali e in qualche negozio alternativo al prezzo davvero politico di 1.000 lire. All’epoca, nel 1982, il gruppo aveva alle spalle pochi mesi di carriera e sì e no una decina di devastanti esibizioni (la primo delle quali, ricordano le cronache, il 5 dicembre 1981 nei dintorni della natia Vercelli): poco, ma abbastanza perché il suo nome cominciasse rapidamente a circolare tra gli appassionati, in virtù di un suono veloce, violento ed esasperato che affondava le sue radici soprattutto nell’hardcore americano ma che – come costume di quasi ogni band nata e cresciuta “alla periferia dell’Impero” – non disdegnava sporadiche contaminazioni con quello britannico; i testi, a volte assai espliciti nel loro approccio “barricadero”, erano invece nella nostra lingua, a sottolineare un desiderio di comunicazione ideologico e non solo fisico (anche se le parole, nel delirio del canto alla Germs, risultavano spesso poco comprensibili). La prima formazione degli Indigesti, comprendente Rudy Medea (voce), l’ex Sorella Maldestra Enrico Giordano (chitarra), Roberto Vernetti (basso) e Massimo Corradino (batteria), agitò la scena per l’intero 1982 e circa metà del 1983 (negli ultimi mesi ampliata con l’arrivo di un secondo chitarrista, Daniele De Sanctis), lasciandosi alle spalle soltanto il suddetto EP (i brani erano No al sistema, Crea veleno, Mai, Mass media, Polvere fastidiosa e Detesta) e la cassetta Sguardo/Realtà (assemblata dall’etichetta californiana BCT con l’intera session del 7” più un inascoltabile show tenuto a Brescia): materiale, questo, che Rudy Medea ha pressoché totalmente recuperato (aggiungendovi quattordici inediti di studio del marzo ‘83) nel prezioso CD Sguardorealtà 82/83, uscito nel 1994 per la sua etichetta Vacation House.
Invece di essere risucchiati nel nulla, gli Indigesti riapparvero sul finire del 1984, senza Vernetti (poi negli Aeroplanitaliani e oggi stimato produttore artistico di tendenza) e con un altro bassista (l’ex Declino Silvio Bernelli), presentando un nuovo stile strettamente legato a quello originario ma più articolato nelle strutture e più personale nelle liriche. Ci voleva, a questo punto, un album, che fu approntato nell’autunno del 1985 e confezionato dalla mitica T.V.O.R. On Vinyl di Stiv Valli (branca discografica della fanzine Teste Vuote Ossa Rotte): Osservati dall’inganno, dodici pezzi travolgenti, abrasivi e ricchi di brucianti cambi di tempo con la voce tenuta all’interno delle trame strumentali per accentuare l’effetto “muro di suono”; in sintesi, un autentico capolavoro hardcore dalle inclinazioni leggermente visionarie, come in un certo senso sottolineano titoli piuttosto insoliti per il punk quali Alone d’oro, Silenzio statico, Fragile costruzione mobile o Uguale nell’uguale. Le qualità del 33 giri furono implicitamente confermate da ottimi riscontri di vendita non solo in patria ma anche nell’Europa Continentale (il quartetto si era intanto recato a suonare in varie nazioni, tra cui Germania, Olanda e Danimarca) e al di là dell’Oceano, dove la solita BCT lo aveva pubblicato a seguire un’apprezzatissima tournée “da Costa a Costa” di ben ventidue tappe.
Osservati dall’inganno è stato da poco rimesso in circolazione in formato compact, con una nuova veste grafica, dall’ottima Vacation House, attraverso la quale Rudy Medea – che non ha rinunciato all’attività di musicista: caldamente consigliato l’omonimo mini-CD dei suoi Acredine, dei quali si attende l’album entro fine anno – continua a coltivare la sua mai sopita passione per l’hardcore. Alla label si deve tra l’altro anche il CD Lubeck Live, inciso in Germania nel settembre 1987 nell’ambito del terzo tour europeo, che documenta uno degli ultimi concerti nella storia della band; oltre ai classici, ne fanno parte parecchi nuovi brani che avrebbero dovuto costituire l’ossatura del secondo album, mai realizzato a causa della separazione di lì a poco sopraggiunta: già da mesi, infatti, gli equilibri interni erano compromessi da difficoltà di vario genere, prima fra tutte la frequente indisponibilità del batterista (che spesso, in extremis, veniva sostituito dall’amico Marco “Maniglia” Medici, cantante dei Crash Box).
Chissà, forse un giorno Rudy tirerà fuori dal cassetto gli altri sei pezzi totalmente inediti in suo possesso, in grado di dimostrare quanto gli Indigesti dei tardi ‘80 fossero ancora una volta “avanti”; o, magari, il gruppo si riunirà per registrare tutto ciò che un decennio fa non aveva fatto in tempo a immortalare. Nell’attesa, Vacation House e Acredine ribadiscono che lo spirito continua.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.359 del 6 luglio 1999

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