Peter Gabriel

Dieci anni fa il mercato discografico italiano stava per accogliere le ristampe in SACD (supporto che ai tempi sembrava destinato alla gloria, almeno presso il pubblico audiofilo) di Peter Gabriel, e su AudioReview preparammo uno speciale a più firme. Io mi occupai dell’introduzione e delle succinte schede di presentazioni degli undici titoli pubblicati.
Gabriel foto
La mosca bianca
Dei protagonisti della controversa stagione progressiva dei ‘70, Peter Gabriel è uno dei pochissimi – con lui, forse, solo il non altrettanto fortunato Peter Hammill, e in parte l’artisticamente pletorico Robert Fripp – a godere di rispetto pressoché unanime. E questo perché lui, a differenza di troppi altri, non è rimasto ancorato ai propri gloriosi trascorsi né ha tentato umilianti riciclaggi in chiave commerciale, ma ha intrapreso un percorso di ricerca tanto ponderato e coerente quanto illuminato dalla luce di una personalissima ispirazione. Un percorso che non si è limitato alla “semplice” creazione musicale ma si è esteso alla multimedialità, alla tecnica e persino all’imprenditoria di settore, il tutto con il costante sostegno di una curiosità, un’umanità e una classe che l’hanno reso una mosca bianca nella scena rock (e dintorni) degli ultimi ormai quasi trent’anni: più precisamente dal 1975, quando appena venticinquenne salutò i compagni Genesis con un addio che ai fan parve dissennato ma che col senno di poi si è rivelato la mossa più brillante della sua carriera, quella che lo avrebbe consegnato alla storia come genio in modo assai più concreto e inequivocabile di quanto avrebbero potuto fare le pur estrose sceneggiate al fianco di Tony Banks, Michael Rutherford, Steve Hackett e Phil Collins.
Dal prossimo 9 aprile saranno distribuiti ufficialmente anche sul mercato italiano i SACD di Peter Gabriel che in Inghilterra avevano visto la luce nel maggio dello scorso anno, circa sei mesi dopo l’uscita di quell’Up che aveva interrotto la lunga, lunghissima assenza dell’artista dal mercato degli album di canzoni. Si tratta di undici titoli, quasi tutti quelli – e, in ogni caso, tutti i più importanti – editi dall’ex leader dei Genesis nei suoi primi venticinque anni di carriera solistica.
Peter Gabriel (1977). Omonimo come i tre seguenti, ma conosciuto presso i fan come Car (dal fatto che il suo titolare, in copertina, è fotografato all’interno di una macchina), è un debutto dalle atmosfere musicali molto varie, prodotto in modo forse un po’ legnoso da Bob Ezrin. Il successo di classifica è comunque rilevante (settimo posto in GB, trentottesimo negli USA), mentre fra le canzoni a rimanere più profondamente impresse sono Here Comes The Flood, Modern Love e soprattutto l’affascinante ballata Solsbury Hill, primo (e fortunato) singolo.
Peter Gabriel II (1978). Il secondo album (chiamatelo Scratch) è un po’ il figliastro della discografia. Colpa dei disaccordi in studio tra Gabriel e il Re Cremisi Robert Fripp, impegnato alla produzione, e forse di canzoni davvero memorabili, anche se almeno il singolo Mother Of Violence, DIY o Indigo interpretano piuttosto bene lo spirito della neonata new wave; buoni, comunque, i riscontri in classifica (10 in GB, 45 in USA).
Peter Gabriel III (1980). Sale invece fino alla vetta in Gran Bretagna (e al ventiduesimo gradino negli Stati Uniti) l’ottima terza fatica (Melt), grazie anche allo splendido singolo che lo aveva preceduto di qualche mese – stranamente escluso, però, dalla scaletta della prima edizione in vinile – Games Without Frontiers. Brillantemente prodotto da Steve Lillywhite, è il primo album davvero compiuto; tra le sue pietre miliari, Intruder, I Don’t Remember, Lead A Normal Life e l’evocativa, intensissima Biko.
Peter Gabriel IV (1982). Trainato dal singolo Shock The Monkey, uno dei “tormentoni” dei da poco inaugurati anni ‘80, Security (come da titolo americano) è sesto in GB e ventottesimo in USA. L’ispirazione è sempre in bilico tra new wave e umori etnici, il lavoro in console di David Lord e dello stesso Gabriel, gli altri momenti da ricordare I Have The Touch, The Family And The Fishing Net e The Rhythm Of The Heat.
Plays Live (1983) Pubblicato come doppio 33 giri nei gloriosi giorni del vinile, mette in fila sedici tracce (solo dodici, però, nella ristampa in CD) per ripercorrere degnamente sei anni vissuti con grande intensità. Sugli scudi, in particolare, una meravigliosa Solsbury Hill.
Birdy (1985). È la suggestiva colonna sonora dell’omonimo film di Alan Parker. È per questo disco che viene avviato il sodalizio con il non ancora affermato produttore Daniel Lanois, che sarà cruciale per le future evoluzioni.
So (1986) È uno dei classici album rock degli anni ‘80, e ottiene senza grande fatica il primo posto delle charts britanniche e il secondo di quelle statunitensi. Sostenuti e impreziositi dalla sopraffina tecnica di produzione di Lanois, gli episodi lasciano più o meno tutti il segno, dall’incisivo hit Sledgehammer – quarto oltremanica e addirittura primo al di là dell’Atlantico – ai duetti con Kate Bush (Don’t Give Up), Laurie Anderson (This Is The Picture) e Youssou N’Dour (In Your Eyes).
Passion (1989). Colonna sonora de “L’ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese, è il primo prodotto marchiato dalla Real World, etichetta fondata dallo stesso Gabriel. Le sue decise contaminazioni con musicalità afro-asiatiche lo rendono imprescindibile anello di congiunzione tra So e il successivo Us.
Shaking The Tree (1990). Prima antologia della carriera, con almeno un pezzo tratto da ciascun album (eccetto II, Plays Live e Birdy) e un paio di canzoni di diversa provenienza come Games Without Frontiers (in origine solo su singolo) e Shaking The Tree (un altro duetto con Youssou N’Dour, già in The Lion di quest’ultimo). Nell’impostazione, comunque, più un “greatest hits” che un “best of”.
Us (1992). Salito fino al secondo posto tanto in GB quanto negli USA, è l’unico “vero” disco di Gabriel dei Novanta. Un altro classico, con brani epocali quali Digging In The Dirt e Blood Of Heaven, a metà strada tra il pop colto e la ricerca in campo world.
Up (2002). Annunciato infinite volte si è fatto alla fine attendere per ben dieci anni, con sommo scorno dei fan poi ripagati, peraltro, da un lavoro di grande equilibrio, bellezza ed emotività, magari meno innovativo al confronto con altre prove ma forte di grandissime canzoni come Growing Up, I Grieve, The Drop o No Way Out. Eventuali delusioni dipendono solo dal fatto di averlo caricato di troppe aspettative. Troppe persino per Peter Gabriel.
Tratto da AudioReview n.244 del marzo 2004

Annunci
Categorie: articoli | Tag: | 3 commenti

Navigazione articolo

3 pensieri su “Peter Gabriel

  1. Country Boy

    I suoi conterranei eran forti con l’Airfix quanto a modellini da montare e soldatini da pittare, ma quel trenino che aureola la gloriosa capa del Peter fuma tanto sapore di Fleishmann, Germania. Gran bel video, forse martellato più di una volta a Mister Fantasy perchè me lo ricordo troppo bene in quel contesto.

  2. Indimenticabile quando, presentando “Shock The Monkey” a Sanremo, volteggiò sulla platea attaccato ad una corda andando poi a sbattere con la schiena contro il palco.

  3. Country Boy

    Ho sbagliato, Mister Fantasy non c’era più, e la trasmissione con Massarini nell’86 era Non Necessariamente; VideoMusic in quegli anni la seguivo molto, e quello deve essere stato il campo in cui prevalentemente scorrazzò di fronte a tutti noi questo Sledgehammer, magnifico cavallo, uno dei più fieri ed eleganti di Peter, tale da immaginarmelo bardato come quello di un Cavaliere Crociato, il soldatino a cavallo più illustre ed appetito dopo quello Yankee del Settimo Cavalleggeri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: