Billy Corgan

Sono già trascorsi quasi nove anni dall’uscita dell’unico album solistico del leader degli Smashing Pumpkins: un disco di sicuro non eccezionale ma nemmeno del tutto da dimenticare, che ha comunque avuto un suo senso nel percorso artistico del musicista americano. TheFutureEmbrace mi diede la possibilità di intervistare Billy Corgan, per la terza e (finora) ultima volta. La prima chiacchierata, invece, la trovate qui.

Corgan foto A più di quattro anni dallo scioglimento degli Smashing Pumpkins, e dopo aver posto fine anche alla successiva e fulminea avventura Zwan, Billy Corgan ha finalmente esordito in proprio con TheFutureEmbrace, un album che a dispetto dell’approccio al cento percento corganiano sta dividendo e continuerà a dividere gli estimatori dell’estroso artista americano. Al di là del valore del disco, l’occasione di una mezz’ora di chiacchierata con il diretto interessato non poteva davvero non esser colta.
Quando gli Smashing Pumpkins si sciolsero, tutti davano per scontato che avresti subito intrapreso la carriera solistica. Hai fatto invece molte cose diverse, compreso un altro gruppo, quasi che in realtà non volessi proporti come… te stesso. Cosa è cambiato?
La cosa più importante è che desideravo rapportarmi di nuovo alla musica in un modo che fosse per me eccitante, al di fuori da quelle politiche di band – soldi, successo, equilibri interni – che spesso uccidevano il mio feeling verso i progetti che avevo in piedi. Di solito, quando si rimane scottati, si ricomincia partendo dalle cose più semplici, essenziali: nel mio caso, dalla musica, dalla mia musica. E quello di TheFutureEmbrace è indiscuribilmente Billy Corgan, sebbene in una versione diversa dalle precedenti.
In tanti ci siamo stupiti della nascita degli Zwan, lo stesso stupore di quando abbiamo appreso della loro rapida scomparsa. Con il senno di poi, come racconteresti quella “strana” vicenda?
In origine voleva essere un’esperienza rilassante: un modo per star bene assieme, per suonare senza troppe pressioni. Mentre incidevamo il disco, e soprattutto in tour, sarebbe però servito un comportamento più serio e responsabile, e alla fine ci siamo trovati io e Jimmy Chamberlin contro gli altri. Sai come funziona, no? La vita da rockstar dissoluta, la droga, le aspettative di ricchezza… non riuscivo a credere di trovarmi in un incubo addirittura peggiore di quello degli ultimi mesi dei Pumpkins.
Parlando di TheFutureEmbrace, la prima sensazione è che si tratti di un album “techno-pop” invece che rock, molto vagamente alla Adore. Come la vedi?
Veramente ci sono molte chitarre, ma in effetti sono suonate e trattate in maniera un po’ atipica. Però le assonanze con Adore esistono, specie per via della batteria elettronica.
A proposito, come mai questa decisione? Volevi riallacciarti idealmente alla fase iniziale degli Smashing Pumpkins?
Non proprio, ma rientra nella scelta di semplicità cui accennavo prima. Con la drum machine non hai bisogno di concentrarti sulla batteria: basta programmarla e lei fornisce l’impalcatura del pezzo, e dunque ci si deve curare solo di ciò che si vuole costruirle attorno. Se manca l’elemento umano manca l’emozione dell’interpretazione, e pertanto si può stabilire di dare enfasi ad altri aspetti con la sicurezza che lei sarà lì con il suo “ta-pum”.
Però un brano è suonato dal “solito” Jimmy Chamberlin, che pur tra un casino e un altro è il tuo più fedele collaboratore. Come inquadreresti la vostra relazione artistica?
Lui è il fratello in musica, il mio soulmate, nonché l’unico musicista che io conosca a essere sempre in grado di darmi qualcosa. Se non ha lavorato in maniera più pesante a quest’album è solo perché non volevo correre il rischio – concreto – che venisse fuori qualcosa di troppo simile agli Smashing Pumpkins.
Hai dichiarato che dal vivo non intendi eseguire nulla del tuo vecchio repertorio. Confermi?
Sì. Voglio che la gente ascolti TheFutureEmbrace, e spero che nessuno rimarrà deluso scoprendo che non suonerò nulla degli Smashing Pumpkins o degli Zwan: farlo sarebbe come dire una bugia, e io non voglio mentire al mio pubblico.
Quanto ritieni che i tuoi gloriosi trascorsi siano ingombranti ai fini della ricezione della tua nuova musica? È inevitabile fare paragoni, e se i parametri sono pietre miliari come Siamese Dream o Mellon Collie non è facile risultare all’altezza delle aspettative.
Ci ho riflettuto su, ma alla fine mi sono convinto che il problema è solo vivere all’ombra del successo conseguito in passato. Sul piano artistico, invece, non ho mai paura del confronto con quello che ho già realizzato, forse perché ritengo che il mio disco migliore sia quello che devo ancora scrivere.
E qual’è la chiave per la migliore evoluzione?
Credo sia necessario compiere un passo indietro per trovare un altro modo di fare musica: ricominciare da zero per ritornare, dopo qualche anno, di nuovo forti. Con gli Smashing Pumpkins, specie nei primi dischi, abbiamo saputo costruire musica che era sia “popolare” che in grado di durare nel tempo, ma non è possibile riuscirci sempre: anche noi avevamo iniziato a ripeterci e non essere altrettanto interessanti.
TheFutureEmbrace è solo una raccolta di canzoni oppure ha alle spalle un concept più articolato?
Mi premeva soprattutto fare qualcosa di nuovo: per il resto, ho lasciato che accadesse quello che doveva accadere. Comunque non è stato un lavoro da poco, ci sono voluti tredici mesi: prima mi sono dedicato alla ricerca del suono che desideravo e poi ho cominciato a scrivere i brani e via via a rifinirli con in mente l’idea di un “work of art”, di qualcosa di bello e profondo. Mi reputo una persona intelligente e so come si fa il pop, ma quello non è la musica migliore, destinata a durare.
Nonostante il tuo curriculum pensi di dovere ancora dimostrare qualcosa?
Non è questo il punto. Oggi ho trentotto anni e ho la fortuna di avere il know how e il nome, posso permettermi di assecondare la mia attitudine. È ora di essere uomo, e se nella mia condizione non avessi il coraggio di fare una cosa come questa, non lo avrò mai. E sarebbe un peccato.
Come mai nel titolo dell’album le parole sono attaccate assieme, come se fosse una sola?
È un collegamento alla cultura di Internet, con i termini che vengono compressi e modificati. Vorrebbe essere una specie di riferimento alla mia volontà di creare un mio nuovo linguaggio espressivo.
Sono stupito dalla scelta di Walking Shade come singolo apripista: All Things Change, per esempio, non sarebbe stato più appropriato?
Sono totalmente d’accordo, ma negli Stati Uniti l’etichetta voleva un pezzo “rock” e non hanno sentito ragioni. Sarebbero andate benissimo anche A 100 o To Love Somebody.
Già, To Love Somebody, un brano dei Bee Gees che hai riletto un po’ alla Depeche Mode. Che storia c’è dietro, e perché hai voluto inserire per la prima volta una cover in un tuo album? Finora le avevi usate solo come b-side.
Nessuna storia particolare: volevo inserire una canzone di forte impatto emotivo e ne ho scelta una tra quelle che avrei tanto desiderato essere stato io a scrivere. Del resto non sarei stato capace di fare di meglio, e allora… perché no?
Un altro esempio di canzone che avresti voluto comporre tu?
Knocking On Heaven’s Door di Bob Dylan: così semplice, così straordinaria.
Al pezzo prende parte Robert Smith: vi ho sempre considerati per parecchi versi affini, come se foste due facce della stessa medaglia.
Averlo nel mio album è stato un grande onore. È un buon amico, ma a parte ciò da lui ho imparato molto come musicista. Ho sempre apprezzato il suo coraggio di fare cose diverse rimanendo se stesso, e in questo è stato per me una fonte di ispirazione.
E com’è si è sviluppata la session?
Più o meno “a distanza”. Ci siamo incontrati a Chicago, gli ho proposto la cosa e lui ha accettato, così gli ho spedito i nastri in Inghilterra e lui me li ha rimandati indietro con la sua voce e già mixati. Poi non ho utilizzato quel mix, ma dato che il suo era migliore di quello che avevo fatto io gli ho “rubato” le idee e le ho riciclate per il mio.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.612/613 del luglio/agosto 2005

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Categorie: interviste | 1 commento

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Un pensiero su “Billy Corgan

  1. un grande talento, forse troppo ondivago e complesso per essere incasellato e duraturo.. ma ciò che ha fatto con i primi pumpkins rimarrà per sempre nella storia.. poi a me, dico la verità, non dispiacevano nemmeno gli effimeri Swan

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