Fabrizio De André & PFM

Qualche giorno fa ho lungamente intervistato Franco Mussida, che è il chitarrista della Premiata Forneria Marconi ma che è anche molto più di questo (eventuali dubbiosi facciano un giro in Rete e si stupiscano). Fu comunque lui il principale responsabile degli arrangiamenti della storica collaborazione con Fabrizio De André per una serie di concerti (il 23 gennaio 1979, al Palaeur di Roma; c’ero anch’io), e fu sempre lui a occuparsi del mixaggio dei due LP che da quel tour furono ricavati. Al tempo della loro prima ristampa “degna” in CD, scrissi questa recensione. 

De André & PFM cop

In concerto (Sony)
Fu un evento importante, la collaborazione tra il nostro massimo cantautore di sempre e il nostro più celebre e importante gruppo rock: due mondi all’epoca parecchio distanti che si incontravano – senza eccessi di sudditanza dei secondi verso il primo – con l’intento di proporre in una veste nuova e ibrida un repertorio straordinario. Furono trentatré concerti in palazzetti e teatri tenda, fra il dicembre del ‘78 e il febbraio del ‘79, quelli in cui De André – forse spinto al rock dal suo ultimo sodale Massimo Bubola, con il quale aveva realizzato Rimini e avrebbe poi concepito Fabrizio De André (alias L’indiano) – lasciò mano abbastanza libera a una Premiata Forneria Marconi (già abbandonata da Mauro Pagani) che lo ripagò della fiducia con arrangiamenti ricchi ma non ridondanti, rispettosi di una serie di composizioni già entrate, quele più quale meno, nel nostro patrimonio culturale e non solo musicale. Fu un successo clamoroso, al di là delle voci fuori coro di qualche purista, sottolineato da due vendutissimi LP dal vivo pubblicati a circa un anno di distanza l’uno dall’altro, dove brani storici quali Bocca di rosa, La guerra di Piero, Il pescatore, La canzone di Marinella e Via del campo si alternavano a episodi recenti come Andrea, Giugno ‘73, Zirichiltaggia, Volta la carta, Amico fragile, Avventura a Durango (adattamento della dylaniana Romance In Durango), Rimini e Sally, con l’aggiunta di qualche estratto dai concept del 1970/1973, ovvero Maria nella bottega di un falegname, Il testamento di Tito (da La buona novella), Un giudice (da Non al denaro non all’amore né al cielo) e Verranno a chiederti del nostro amore (da Storia di un impiegato).
I due 33 giri, peraltro già (pessimamente) ristampati un paio di volte in CD, sono stati adesso recuperati – ben suonanti: era ora! – in un doppio digipak impreziosito da un bel libretto con testi esplicativi e numerose splendide foto di Guido Harari: un’edizione segna, insomma, per gli unici due titoli di Fabrizio De André che ancora non erano stati sottoposti a restauro. Peccato soltanto – ma sono sottigliezze, via – per la nuova copertina un po’ così e per il fatto che manchino le riproduzioni di quelle originali, peraltro non bellissime.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.641 del dicembre 2007

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Categorie: recensioni | Tag: | 4 commenti

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4 pensieri su “Fabrizio De André & PFM

  1. MaGonk

    A me la copertina piaciucchia, a dir la verità. E, in ogni caso, meglio di quelle originali!

  2. Country Boy

    Mi andò bene, presi la nuova edizione che la prima non l’avevo ancora mai messa sul lettore: fosti convincente.
    Da ragazzo presi lezioni di chitarra da un ragazzo in zona Prati che aveva preso lezioni da Mussida (non credo proprio fossero in molti, ma costui era il fratello di un importante fotografo) ed era completamente invasato di lui tant’è che spesso ed accacchio lo evocava con le parole e con i movimenti delle dita sulle corde e con gli occhi di un innamorato… in pratica ero quasi convinto che mi stessi facendo ‘ste lezioni per procura, con Franco Mussida.

  3. Gian Luigi Bona

    Non sono un grande ammiratore della PFM ma di DeAndré si. Devo dire che il risultato di questa collaborazione fa rimpiangere che la collaborazione non si sia protratta nel tempo.
    Chissà quanti hanno fatto il paragone con Dylan e la Band…

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