Tributo ai Ramones

Lo ammetto: anche se il pubblico e la critica sono soliti schifarli, e anche se in effetti se ne producono un po’ troppi e di rado con risultati apprezzabili, a me gli album-tributo, come concetto, piacciono. Fra CD e vinili ne posseggo varie centinaia e non mi dispiace, di tanto in tanto, riascoltarli. Sulla scia dal post di ieri, dedicato all’omaggio ai Black Flag, ho così pensato di recuperare qualche altra recensione della stessa “categoria merceologica”: non sono capolavori, ma contengono spesso brani curiosi e dimenticati che può far piacere riscoprire.

trib Ramones copWe’re A Happy Family (Columbia)
Un fenomeno non facile da giudicare, quello ormai incontrollabile degli album-tributo, alla luce di come ognuno di questi omaggi trovi ragion d’essere nella devozione a un artista, nel fine di soddisfare i suoi fan o nel (legittimo) desiderio di qualche piccola etichetta di raggranellare denaro o richiamare su di sè un po’ d’attenzione. Al di là di tali più o meno oziose riflessioni, We’re A Happy Family può comunque rientrare solo nella categoria “atti d’amore”: altrimenti, visto come gli artisti coinvolti e la Columbia non necessitino certo di introiti e/o pubblicità e considerata anche la vendibilità abbastanza relativa del nome celebrato (tranne che con la cover di Baby I Love You, i Ramones non hanno mai lasciato il segno in alcuna Top 10), nessuno si sarebbe dato tanto da fare.
Soffocando il solito, giustificato cinismo, si provi allora a vedere in We’re A Happy Family nient’altro che un sincero, appassionato segno di riconoscenza che il gotha del rock internazionale ha voluto rivolgere a quella che è forse la più apprezzata e rispettata cult-band degli ultimi venticinque anni. Una band molto più grande di quanto rivelino, almeno a un’analisi superficiale, le sue semplici ma irrestibili canzoni punk-pop, e una band tremendamente influente per la quale chiunque abbia percepito anche solo in minima parte il senso del rock’n’roll non può non provare simpatia, ammirazione, benevolenza, affetto. Si rimane un po’ straniti, non sentendo in questi sedici brani (diciassette con la traccia fantasma) l’inconfondibile voce del compianto Joey, sia che le riletture siano sostanzialmente fedeli ai modelli (le due di Eddie Vedder con gli Zeke e quelle di Kiss, Green Day, Rancid, Pete Yorn, Garbage, Rooney, Offspring e – incredibile – U2) e sia che, al contrario, azzardino mutazioni creative talvolta geniali: brillano, in tale ambito, la Havana Affair trasformata dai Red Hot Chili Peppers in una ballata frizzante e assieme malinconica e la sgangheratissima Return Of Jack & Judy di Tom Waits, ma colpiscono anche la plumbea The KKK Took My Baby Away di Marilyn Manson e la delicatissima, avvolgente Something To Believe In proposta dai Pretenders. Non all’altezza delle attese, invece, Rob Zombie (autore dell’artwork) e Metallica, alle prese con la mitica Blitzkieg Bop e con 53rd & 3rd, ma si sa che non tutte le ciambelle vengon fuori col buco. In ogni caso, un tributo globalmente ben confezionato, vivace e piacevole all’ascolto, il cui più grande merito è quello di provare ad accendere i riflettori su un gruppo unico dal quale in tantissimi hanno imparato. E dal quale tutti, specie in termini di attitudine, dovrebbero imparare. Gabba gabba hey!, fino a non avere più fiato in gola.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.516 del 14 gennaio 2003

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Categorie: recensioni | Tag: | 5 commenti

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5 pensieri su “Tributo ai Ramones

  1. backstreet70

    Prendo spunto da questo post per chiederti una cosa.
    Sull’ultimo numero di Classic Rock hai recensito la ristampa del primo disco dei Ramones (quello con i soliti brani scartati, pezzi live, rimasterizzazioni varie ecc. ecc.).
    Il tuo voto alla fine è il massimo (10 pallini, anche se sono quadratini).
    Nella recensione, comunque, parli di operazione superflua che nulla aggiunge a quanto già si aveva.
    Nessuno toglie il fatto che il disco è epocale e il 10 è d’obbligo (anche di più) ma se il voto riguarda la ristampa (che rimane operazione inutile) il voto dovrebbe riguardare questa e non il valore del disco originale (di cui già si è scritto tante volte).
    Come l’hai ragionata tu?
    p.s.: più curiosità che domanda vera e propria.

    • Beh, di norma quando si recensisce si valuta il prodotto nella sua globalità, e quello è un disco da 10 secco. Mi sembrava però corretto precisare che i bonus, appunto, non aggiungevano nulla di sostanziale. Se avessi recensito un altro disco da, mettiamo, 8, ma con bonus che miglioravano sensibilmente la scaletta originale, di sicuro gli avrei dato 9, spiegando appunto che il materiale extra era particolarmente prezioso.
      Mi sarebbe parso strano scrivere “l’album originale sarebbe da 10, ma questa ristampa è da 9 perché ha un botto di roba più o meno superflua aggiunta”.

  2. Mi ricordo anche di un piacevole tributo rockabilly ai quattro newyorkesi. Forse un po’ costretto dal punto di vista stilistico, ma piacevole.

  3. gianmarco

    Buonasera,
    a parte Blow Up volevo sapere su quali altri riviste musicali scrivi in questo periodo.
    Grazie.

    Do The Pop!!!

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