2013: la mia playlist

L’ho scritto decine di volte ma mai qui, visto che alla fine del 2012 il blog ancora non esisteva: con le mie liste di “album dell’anno” non ho alcuna velleità di indicare titoli fondamentali in prospettiva futura, oppure “oggettivamente” validi, oppure rilevanti in termini assoluti. È possibile che qualcuno rientrerà in una o più delle suddette categorie, ma non significa nulla: il mio obiettivo è solo quello di segnalare un tot di dischi che ho ascoltato più di altri, che mi sono piaciuti più di altri, che per qualsivoglia ragione mi hanno colpito più di altri. Sulla scelta pesano cura e diligenza, ma senza il rigore quasi scientifico che di norma guida la compilazione degli elenchi delle pietre miliari di un certo genere o fenomeno: è tutto più “easy”, e ammetto di compatire un po’ quanti ritenessero che le loro preferenze dovrebbero essere seguite come le Tavole della Legge.
Ciò chiarito, ecco i miei quindici album “preferiti”. Di tredici di essi mi ero occupato su carta e dunque ne ho recuperato le recensioni, mentre a proposito di quelli mancanti all’appello mi sono limitato a buttar giù poche righette di commento, perché scrivere un vero articolo mi pareva una forzatura. Auguri per un sereno 2014 a tutti. Cioè, a quasi tutti.

Best 2013 foto

Arctic Monkeys – AM

Baustelle – Fantasma (Atlantic)
Un album complesso, stratificato e quantomai ricco di spunti strumentali, testuali e concettuali: mai i Baustelle si erano spinti così avanti nella loro costante ricerca di un pop “alto” che attinge nel passato senza per questo odorare di muffa. Una sinfonia avvolta in atmosfere torbide e qua e là inquietanti, che sorprende per imponenza, inventiva, coraggio.

Anna Calvi – One Breath (Domino)
Si presume che per Anna Calvi sarebbe stato facilissimo “orientare” certe sue naturali inclinazioni stilistiche e sfruttare la propria avvenenza per diventare una megastar del pop di gran classe: qualche ammiccamento, un utilizzo furbetto della chitarra “alla Tarantino”, una scrittura meno d’élite… ed ecco pronto una specie di trait d’union tra Kylie Minogue e Raveonettes, perfetto per dominare le classifiche di tutto il mondo. Lei, però, aveva evidentemente idee diverse e, forte dei premi e dei notevoli consensi di critica raccolti dall’esordio omonimo del 2011, non ha voluto fare calcoli di convenienza, scegliendo invece di assecondare la sua Musa più creativa e coraggiosa. Non è indicativo il singolo Eliza, ibrido sofisticato e accattivante di morbidezza e solennità avvolto in atmosfere se non notturne almeno crepuscolari: le altre dieci tracce in scaletta si muovono lungo traiettorie diverse, sperimentando soluzioni altrettanto (o forse più) magnetiche e affascinanti che non hanno tra i loro requisiti l’immediatezza.
Non si pensi, però, a un album “faticoso”: un po’ impegnativo magari sì, ma la bellezza, il carisma e la qualità artistica che prorompono da One Breath, affini a quelli di Anna Calvi ma ancor più palesi, rendono la sua miscela di pop, post-punk, rock, spunti vagamente classicheggianti e suggestioni cinematografiche del tutto meritevole dell’attenzione che richiede per esercitare la sua forza attrattiva. Sarebbe davvero strano se l’oggi trentatreenne cantante, chitarrista e songwriter britannica non consolidasse ulteriormente il suo ruolo nelle gerarchie musicali, se non sul piano commerciale di sicuro per il pubblico interessato a qualcosa di più intenso e brillante di melodie facili e arrangiamenti banali. Non è come le altre, Anna Calvi, e One Breath prova inequivocabilmente la sua eccezionalità.
Tratto da AudioReview n.347 dell’ottobre 2013

Julian Cope Revolutionary Suicide

Fast Animals And Slow Kids – Hybris

John Grant – Pale Green Ghosts

Simona Gretchen – Post-Krieg

King Krule – 6 Feet Beneath The Moon

Il Muro del Canto – Ancora ridi

My Bloody Valentine – m b v (m b v)
Proprio nessuno, è lecito ritenere, si sarebbe aspettato che il ritorno di Kevin Shields ventun anni dopo il formidabile Loveless avrebbe prodotto qualcosa di rivoluzionario o epocale: al contrario, quasi tutti temevano una cocente delusione. Benché prevedibilissimo, m b v ha invece offerto eccellenti (e non solo buone) vibrazioni, tanto sul piano della scrittura quanto sotto il profilo del suono. Un viaggio nel passato, ma di quelli dai quali non si ritorna annoiati.

Teho Teardo & Blixa Bargeld – Still Smiling

Universal Daughters – Why Hast Thou Forsaken Me?

Virginiana Miller – Venga il regno

Jonathan Wilson – Fanfare

Steven Wilson – The Raven That Refused To Sing

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Categorie: playlist | 7 commenti

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7 pensieri su “2013: la mia playlist

  1. donald

    voto my bloody valentine e wilson (che bella la titletrack e il relativo video animato) a proposito, album preferito dei porcupine tree? il mio è in absentia, probabilmente nella mia top 10 dei miei dischi preferiti di sempre

    • Dal 1995 al 2005 è difficile scartare qualcosa. Di sicuro “In Absentia” è uno dei massimi vertici. io ho un affetto particolare per “The Sky Moves Sideways”.

      • Gian Luigi Bona

        Io ho scoperto i Porcupine Tree solo quest’anno !!!
        Imbarazzante ma ho intenzione di recuperare !!!

  2. il barman del club

    sono concordo con molte tue scelte… in fondo se ad ogni anno si stilano anche per gioco delle classifiche, è perché la musica non potrà mai morire!

  3. io voto john grant, king krule e i virginiana miller!!

  4. Loredana

    Lo scorso luglio sono stata al concerto dei Baustelle a Como e con ammirazione ho constatato che dal vivo la potenza musicale di Fantasma si è moltiplicata. Un gran bel concerto.
    Buon anno!

  5. Gian Luigi Bona

    Grande Federico !
    Tutti consigli Preziosissimi
    Buon Anno !!!

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