Keith Richards

Visto che mi si rimprovera di ripescare materiale senza criterio, ecco un post (ma in precedenza ce ne sono stati parecchi altri, eh) strettamente legato all’attualità, ovvero i settant’anni del chitarrista e songwriter dei Rolling Stones, che si festeggiano proprio oggi. Non si parla di un disco bensì di uno splendido libro, l’autobiografia (piuttosto recente, oltretutto) di questa inossidabile icona del rock’n’roll. Se non l’avete letto, regalatevelo per natale (fra l’altro, nel 2012 la Feltrinelli l’ha ristampato nella collana economica): ne vale davvero la pena.

Richards copLife (Feltrinelli)
Arrivati al termine della lettura di questa autobiografia, piacevolissima e di grande interesse anche per quanti non sono fan terminali dei Rolling Stones, la prima cosa che viene spontaneo chiedersi è come accidenti avrà fatto, il buon Keith, a festeggiare – il 18 dicembre del 2010, un paio di mesi dopo l’arrivo del libro sugli scaffali – i sessantasette anni. Non è infatti da normali esseri umani sopravvivere apparentemente senza troppe difficoltà a così tanti, assortiti stravizi di sesso, droga e r’n’r con tutto il resto che può far loro da corredo, e volendo peccare di cinismo viene da augurarsi che il chitarrista abbia disposto, per il tristissimo giorno in cui staccherà definitivamente il jack, di affidare il suo corpo alla scienza: se lo facesse anche Lemmy dei Motorhead, i luminari della medicina che si trovassero fra le mani le loro spoglie avrebbero ottime possibilità di scoprire qualcosa di molto utile per il nostro futuro.
A parte ogni (macabra) spiritosaggine, è il caso di chiarire che Life, realizzato assieme al giornalista James Fox, merita un posto fra i testi sacri del rock: per i fatti, raccontati senza autocensure, senza eccessi di sensazionalismi e con tanta divertita ironia, e per le atmosfere nelle quali essi sono avvolti, che rendono le storie per certi versi ancor più mitiche e per altri quasi terrene. Si “vivono” così in ordine cronologico le tappe di una incontenibile passione per la musica dall’infanzia alla terza età, i rapporti con le donne e il successo, la relazione sempre difficile con il partner artistico Mick Jagger (definito “insopportabile” e descritto come ipodotato), i viaggi e i disagi, fra aneddoti più o meno noti (alcuni stranianti, altri spassosi, altri ancora toccanti) e pensieri in libertà. Nulla di meglio (o, forse, ben poco: ad esempio, ancora Lemmy e il suo La sottile linea bianca) per comprendere davvero cosa significhi r’n’r, non tanto sotto il profilo sonoro – per quello, degli Stones, ci sono le canzoni e i concerti, no? – quanto sul piano “filosofico”. Life… and how to live it, ci verrebbe da dire citando i R.E.M.: solo a patto, però, di possedere il fisico bestiale di Keith Richards.
Tratto da Mucchio Extra n.36 dell’Estate 2011

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Categorie: recensioni | Tag: , | 2 commenti

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2 pensieri su “Keith Richards

  1. paolo

    dai federico, non prendertela. in realtà mi manca la tua voce sul presente e sul futuro

  2. L’ultimo – vero – sopravvissuto.

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