Girls In Hawaii

Sono trascorsi tre mesi da quando i Girls In Hawaii hanno pubblicato il loro terzo album Everest, che aveva seguito di cinque anni e mezzo il secondo capitolo Plan Your Escape. A quasi un decennio fa risale invece l’esordio adulto della band, gioiellino indie-pop che all’epoca recensii con un certo entusiasmo. In fondo, la canzone che scelsi per uno dei CD che regalavamo ogni due mesi agli abbonati.

Girls In Hawaiii copFrom Here To There (SkEye)
Leggi un nome come “ragazze alla Hawaii” e subito pensi a un’improbabile band al femminile che intona litanie di sapore esotico accompagnate da un’orchestrina di ukulele. Dai un’occhiata alla copertina e, oltre che da un titolo insignificante come da qui a là, rimani colpito non proprio in positivo dall’anonima immagine bucolica. Infine, apprendendo che il gruppo – sei componenti, ventidue anni di età media, all’esordio adulto dopo l’EP The Winter di un anno fa – proviene dal Belgio, sei spinto a passare a un altro CD, basandoti sul pregiudizio che, alla luce di tali premesse, in quel dischetto non può esserci nulla di davvero buono. Beh, tutto sbagliato: le credenziali saranno anche poco promettenti, ma From Here To There è uno degli album Pop – la maiuscola è d’obbligo – più intriganti e suggestivi dei troppi ascoltati da un bel po’ di tempo a questa parte: per le canzoni, che pur muovendosi su collaudate formule malinconico-evocative posseggono uno spessore e una freschezza di gran lunga superiori a quelli messi in luce da artisti molto più titolati, e per l’impatto estetico ed emotivo dell’assetto musicale, dove chitarre, sezione ritmica, tastiere elettroniche (peraltro mai ridondanti) e voce aggraziata e confidenziale si intrecciano con ispirata naturalezza, non rinunciando a qualche soluzione obliqua ma prediligendo armonie fluide e atmosfere avvolgenti, con suoni per lo più limpidi ma a tratti non privi di azzeccate “sporcizie” e piglio morbido ma quando occorre acceso di un certo vigore. E che i Girls In Hawaii meritino attenzione lo si capisce già dalla 9.00 AM d’apertura, ballata mesmerica e “sospesa” che ricorda gli Eels, e da Short Song For A Short Mind, briosa filastrocca figlia (inconsapevole?) dei migliori incanti di Belle And Sebastian. E il fatto sorprendente è che il resto della scaletta – altri dieci episodi più immancabile ghost track – si mantiene sugli stessi, notevoli livelli di songwriting, offrendo stranianti fragranze indie-pop alla Pavement (Time To Forgive The Winter), fosche alchimie filo-psichedeliche (Flavor, The Fog), momenti di intimismo quasi “mogwaiano” (la brevissima ma intensa The Ship On The Sea), fantasiose aperture folk (Casper, Catwalk).
Non saranno da consigliare a scatola chiusa, i Girls In Hawaii, a quanti inseguono la chimera (irraggiungibile?) dell’originalità assoluta o della novità dello stile, ma la genuina bellezza racchiusa nei tre quarti d’ora di From Here To There legittima quel pizzico di entusiasmo in più che di norma – magari per eccesso di rigore critico – si è portati a soffocare. E giustifica anche la quarta stellina, che distingue il disco “soltanto” valido da quello in qualche modo speciale.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.575 del 20 aprile 2004

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