Roma punk, 2005-2010

Ancora punk romano, ma in questo caso non convenzionale: tre album usciti per la stessa etichetta (la Hate, facente capo al magnifico negozio Soul Food), fra il 2005 e il 2010, che sviluppano con modalità differenti il concetto. Tre dischi da (ri)scoprire, accomunati da un’altra cosa: ne esiste l’edizione in (sempre sacro) vinile. Enjoy!

Roma Punk Anni Zero foto

The Intellectuals –  Black! Domina! Now! (Hate)
Pochi dubbi sul fatto che più d’uno, fidandosi delle affinità di organico e della consuetudine che vede “clonare” in chiave italica ogni esperienza di successo proveniente dall’estero, classificherà superficialmente gli Intellectuals come gli White Stripes de noartri. Sbagliando, perché pur costruendo la sua musica solo su chitarra e batteria (e qualche sporadico tocco di Farfisa) e pur non nascondendo il suo amore per le “radici”, i due (esperti) ragazzacci romani vantano un approccio molto più selvaggio, lancinante, caustico e demente, rimarcato dall’incisione mono effettuata in tre giorni con un otto piste. Nei sedici brani (cinque in più nel CD) di questo suo primo album, la terribile coppia offre un incontrovertibile attestato della propria competenza in materia e della propria allucinata ferocia punk, esaltando con i pezzi autografi (a partire da Wizard Of What?, un quasi-classico) così come nelle cover di Kinks, Ramones (una Commando in chiave acidissima) e Angry Samoans. Per giovani (e meno giovani) degenerati e per gli esteti del binomio asprezza&distorsione.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.609 dell’aprile 2005

Cactus
 – Cactus (Hate)
Un paio d’anni dopo l’esordio a 45 giri sempre marchiato Hate, i Cactus si confermano voce apprezzabilissima del miglior underground italiano (ed europeo), quello che si rifiuta di porsi nella scia dei trend britannici o statunitensi e si sforza di cercare strade personali utilizzando come base di partenza le radici. Lo fanno con un primo album – dodici i brani del vinile, quindici quelli del CD che include anche i tre del suddetto 7” – dove r’n’r primordiale, asprezze garage e cupe suggestioni post-punk confluiscono in un sound spigoloso, trascinante e acido/isterico, figlio di un’adesione spontanea e appassionata alla materia rock che nulla ha da spartire con fredde pianificazioni a tavolino o scaltri (?) opportunismi. Musica vera, quella del power-trio romano, che aggredisce con cattiveria (un ottimo esempio è l’iniziale I Lie, che come altre tracce è resa ancor più efficace dalla chitarra e dalle grida di Daniela delle Motorama) ma che al contempo non lesina in intensità e fantasie torbide (esplicativo Lemon Tree, l’episodio meno breve): sterile tentare di confinarla in un settore specifico, molto più sensato e gratificante per corpo e spirito lasciarsene conquistare. Alzando il volume.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.627 dell’ottobre 2006

The Dissuaders – Minutes To Go (Hate)
Non li si fosse mai sentiti nominare, benché il nome giri ormai da anni nell’underground capitolino (e non solo lì), per inquadrare i Dissuaders basterebbe un rapido sguardo al retrocopertina di questo loro primo 33 giri, disponibile in tre copertine diverse e anche in vinile trasparente: look punk con una spruzzata di glam, titoli in qualche modo rivelatori (Haven’t Die Young, Who Needs The Leaders, Monster Under The Bed, Modern Girl…) e dedica a Jim Carroll. L’ambito, insomma, è inequivocabilmente quello del vero r’n’r che il cantante/chitarrista Alex Vargiu (Bloody Riot e Bingo le sue precedenti avventure di rilievo) e i suoi tre sodali frequentano da sempre, con il cuore nei Seventies (ma va?) e – sul piano della scrittura e delle esecuzioni – un bell’equilibrio tra aggressività, irriverenza e melodia: dieci episodi che, nonostante sembrino usciti da una macchina del tempo, non hanno un sapore stantio ma, anzi, pulsano di energia, di vitalità, persino di freschezza. Da ascoltare sulla pelle e con la pancia, con il volume alla tacca “disturbo della quiete pubblica”.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.671 del giugno 2010

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