Bloody Riot

Dopo i Bingo di qualche settimana fa e l’articolone di ieri, ritorno a occuparmi di punk romano ripescando qualcosa sui Bloody Riot, il cui 7”EP autoprodotto fu del circuito, nel 1983, la prima “autentica” testimonianza vinilica. Invece degli scritti d’epoca, ecco una recensione di un lustro fa, relativa alla pubblicazione in CD dell’omonimo album del gruppo, e una sorta di piccola presentazione preparata un decennio prima per l’antologia Come se nulla fosse. Come dire, un commento professionale e uno de core.

Bloody Riot copBloody Riot (Roma Libera)
Correva il 1983 quando i Bloody Riot si autoprodussero un 45 giri con quattro pezzi che costituì la prima prova discografica del punk romano. Fu invece la Meccano di Torino, dalla quale da lì a poco sarebbe stata generata la ben più longeva Toast, a immettere sul mercato il primo (e unico) album di quel talentuoso quartetto, nel cui hardcore torbido e minacciosissimo, ma validamente articolato, affioravano anche influenze dell’indimenticabile ‘77: tredici brani per nemmeno trentacinque minuti di assalti frontali a base di chitarra-basso-batteria-voce al vetriolo, con testi in massima parte in italiano che senza fronzoli raccontano storie di droga, brutalità poliziesca, servizio militare ancora obbligatorio, disagi sociali e generazionali, ribellione, ubriachezza molesta.
A ventitré anni dall’uscita in vinile, un po’ “ripulito” da un remix che tuttavia non ne stravolge affatto l’essenza sudicia e abrasiva, Bloody Riot conosce adesso per la prima volta la pubblicazione autonoma in CD: nessuna traccia bonus (i master dell’EP di debutto sono andati, pare, persi per sempre), ma un libretto con i testi e qualche foto che mostra i ragazzi in tutta la loro gioventù (non così) bruciata, tanto truci quanto cazzoni com’era giusto che fosse. E dire che all’epoca, incrociandoli per strada, mi incutevano timore benché avessi qualche anno in più, mentre oggi i loro volti imberbi mi fanno quasi tenerezza… a differenza della musica, coacervo tuttora travolgente di furia cieca, rabbia lasciata libera di esplodere, rumorosa catarsi. Teppa? Sì, certo. Ma più bella di James Dean.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.647 del giugno 2008
Bloody Riot fotoNon ricordo esattamente dove e quando ho assistito per la prima volta a un concerto dei Bloody Riot, né in quale occasione  ho avuto modo di conoscerli personalmente; comunque, era molto tempo fa, quando eravamo tutti più giovani e più illusi. Ricordo bene, però, che la loro public image di ragazzi incazzati, menefreghisti, più o meno sbandati e abbastanza strafottenti mi metteva dannatamente in soggezione, così come non posso dimenticare – e la storia ha poi dimostrato che così doveva essere – che nel lontanissimo 1983 furono Roberto e compagni a produrre la prima testimonianza su vinile della scena punk romana.
Sarà forse il fascino “archeologico” acquisito, ma oggi – almeno rispetto alle recensioni, positive con riserva, che dedicai loro all’epoca dell’uscita – i due dischi dei Bloody Riot mi sembrano addirittura migliori. Bloody Riot, Naia de merda, No eroina, Gioventù bruciata e altre i cui titoli non mi sono rimasti impressi nella memoria rimangono comunque, a dispetto dell’incisione approssimativa, canzoni di alto livello; e ancora, direi purtroppo, drammaticamente attuali, a ricordare che di Bloody Riot e loro emuli – nomi e volti non hanno importanza, ciò che conta è che lo spirito continui – c’è sempre bisogno. Questa ristampa in CD del repertorio discografico del gruppo, opportunamente arricchita di materiale altrimenti inedito, è un atto doveroso nei confronti di un passato che è remoto solo per il calendario. La mia speranza è che non ne godano solo collezionisti e nostalgici.
Tratto dal libretto del CD Come se nulla fosse, Helter Skelter 1998

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Categorie: estratti da libri, recensioni | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Bloody Riot

  1. Quando si dice essere un gentiluomo…:-)
    Grazie!

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