Wilco

D’accordo che il mondo è bello perché è vario, ma fatico a credere che possano esistere detrattori dei Wilco. Sperando che questo post non ne riveli qualcuno, invece di un’intervista a Jeff Tweedy di due anni fa riciclo la recensione dello splendido live della band americana. Per la cronaca, il DVD del quale faccio menzione non è mai uscito, ma almeno il film-concerto Ashes Of American Flags – imperdibile – ha compensato in qualche modo la mancata pubblicazione.

Wilco copKicking Television (Nonesuch)
C’è forse un unico appunto che si potrebbe muovere a questo imponente cd doppio dei Wilco, fedele e brillante testimonianza di alcune esibizioni tenute fra il 4 e il 7 maggio dell’anno scorso al Vic Theatre di Chicago: che nella confezione non sia compreso, come in origine si diceva dovesse essere, anche un DVD con le riprese video degli spettacoli (o, meglio, di un solo spettacolo nella sua interezza), che sarebbe stato un “valore aggiunto” da non sottovalutare. Alla luce dell’intensità di ciò che si ascolta, sarebbe stato infatti bello e interessante “vivere” pure i cenni d’intesa e i giochi di sguardi tra i musicisti, le mani sugli strumenti, le atmosfere create dalle luci, i volti presumibilmente estasiati degli spettatori delle prime file, la concentrazione di quel Jeff Tweedy che al momento – senza nulla voler togliere ai suoi sodali, che di capacità e gusto ne hanno comunque da vendere – va considerato uno dei più fulgidi talenti emersi negli ultimi quindici e più anni nell’ambito della scena rock americana. Un talento lucidissimo, eppure all’occorrenza visionario, capace di esaltare la sua indole “roots” – non dimentichiamoci il suo vecchio ruolo di co-leader degli Uncle Tupelo, inventori del cosiddetto alt.country – così come di spiazzare con le più disparate “deviazioni”, privilegiando però sempre la forza (espressiva, evocativa, in qualche raro caso persino fisica) delle canzoni.
E ce ne sono molte, di canzoni, in questi due dischetti: ben ventitré, provenienti in massima parte dagli ultimi due dei cinque album che la compagine di Chicago ha messo in fila nei dieci anni di una carriera in ascesa dove ha sviluppato un discorso via via più ricco e articolato, sulla più recente definizione del quale hanno inevitabilmente influito le sinergie creative e produttive avviate con Jim O’ Rourke; e un discorso quantomai vario, che abbraccia il folk, il rock, il pop spesso (molto) stratificato, sporadiche aperture jazzy, in un eclettico caleidoscopio musicale la cui ampiezza è a ben vedere dichiarata anche dal divario di minutaggio tra l’episodio più breve e quello più esteso: perché fra i 2’ e 42” del gioiellino The Late Greats e gli 11’ e 17” di dilatazioni e spasmi di Spiders (Kidsmoke), entrambi tratti da A Ghost Is Born del 2004, c’è comprensibilmente un mondo intero e magari non solo uno. C’è da perdersi, in un disco che noi nostalgici avremmo tanto gradito in vinile triplo con copertina gatefold: fra melodie sublimi che si intrecciano ora esuberanti e ora appena malinconiche, fra ritmi per lo più leggiadri che possono all’improvviso accendersi di veemenza (emblematico, ad esempio, il convulso pre-finale della Misunderstood d’apertura, tanto per non lasciar dubbi sul fatto che lo show non farà prigionieri), fra trame complesse a dispetto della loro apparente semplicità, fra arrangiamenti che sanno come far coesistere asciuttezza e (mai stucchevole) grandeur in un tripudio di corde, tasti, pelli e (talvolta) ottoni, fra brani per lo più composti dal solo Tweedy e un paio di ripescaggi – dal progetto-tributo (in due CD separati) a Woody Guthrie allestito assieme all’amico Billy Bragg. E l’atmosfera, il calore, la comunicatività e la gioia di suonare che esalano dalle quasi due ore di scaletta si rivelano del tutto genuini, sebbene la perfezione formale degli impasti sonori potrebbe dare l’idea dell’artificio pur bene apparecchiato… ma solo ai prevenuti e ai poveri di spirito: i puri di cuore vedranno invece subito spalancarsi i cancelli del Paradiso e le Porte della percezione.
Se ancora, dopo A Ghost Is Born e Yankee Hotel Foxtrot, c’era bisogno di un lavoro che confermasse inequivocabilmente e definitivamente la statura superiore dei Wilco e la loro idoneità a durare ancora a lungo, questo è Kicking Television – Live In Chicago: appassionato, estroso, autorevole, ricercato, istintivo, vivo, prezioso. Il tipico disco in grado di mettere d’accordo il pubblico dei “classicisti a oltranza”, troppo spesso rimasto fermo ai ‘70 o al massimo ai Blind Melon e i Black Crowes di Amorica, e quello dei giovani indie-rocker che le tradizioni a stelle e strisce le hanno scoperte con i Mark Lanegan, i Will Oldham e tutto il cantautorato “depresso”. Ma qui non c’è depressione, niente affatto: ci sono, al contrario, serenità e sprazzi di gioia, con una musica che pulsa e vibra e fa star bene; e una musica che in più di una circostanza, viste la sua grande elaborazione e le sue magie, suggerisce l’equazione che i Wilco stiano all’universo country come i non meno straordinari Flaming Lips stanno alla psichedelia e al sunshine pop. Insomma, tanto di cappello a un gruppo unico e a un album che, almeno nell’ampia area stilistica di appartenenza, è tra i più intriganti e suggestivi ascoltati almeno dal principio del Terzo Millennio. E adesso, per cortesia, recuperate le riprese dall’armadio dove sono state custodite e confezionate questo benedetto DVD…
Tratto da Extra n.21 della Primavera 2006

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Categorie: recensioni | Tag: , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Wilco

  1. Lucas

    …io comunque ho il vinile quintuplo, stampato qualche anno dopo

  2. fabio

    grande disco…..confermo in pieno il commento

  3. Country Boy

    “D’accordo che il mondo è bello perché è vario, ma fatico a credere che possano esistere detrattori dei Wilco” quindi non fatichi a credere che esistano detrattori dei Muse e dei Radiohead.
    Eppure, e non a caso cito loro, ci sono quelli che non riescono ad apprezzare i Beach Boys, e fra questi di detrattori dei Wilco se ne dovrebbero trovare a pacchi: il mondo è vario e la sua bellezza è tutta nella crudeltà della soggettività.

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