Tom Waits

Magari qualcuno non sarà d’accordo, ma secondo me Tom Waits è un artista di quelli che si possono facilissimamente amare anche se – ipotesi – non se ne apprezzano la musica (meglio: le musiche). Di lui non ho scritto tantissimo – solo qualche recensione – ma grossomodo lo venero, al punto di avere investito qualcosa come 350 euro solo per non mancare al suo concerto milanese del 2008. Quanto qui riproposto non ha naturalmente alcuna pretesa di offrire punti di vista inediti sul musicista americano, ma di coglierlo in un’istantanea senz’altro sì.

Waits copBlood Money + Alice (Anti)
Tom il matto è tornato, prima di quanto forse ci si aspettasse. Con tutto il suo pittoresco armamentario di suoni splendidamente stralunati e di voci venute fuori da chissà dove, un bel mucchietto di “nuove” canzoni e due album. Album per certi versi “complementari”, per i quali l’eventuale accorpamento in un doppio sarebbe stato non solo un (piccolo) handicap commerciale – faccende, quelle relative al mercato, delle quali il Nostro ha peraltro sempre dato l’impressione di interessarsi davvero poco – ma anche e soprattutto una clamorosa forzatura artistica: pur mostrando due facce della stessa medaglia (“due punti di vista, credo, su questioni simili”, ha dichiarato Waits), Blood Money e Alice sono infatti progetti indipendenti l’uno dall’altro, la cui diversità concettuale doveva essere sottolineata esplicitamente. Anche non preoccupandosi più di tanto di smentire le voci di corridoio precedenti all’uscita che li definivano rispettivamente “opera rock” e “lavoro teatrale”: tanto, si sarà detto con aria sorniona il vecchio Tom, a illustrare la situazione provvederà l’ascolto, chiarendo senza timore di equivoco come i confini tra i due dischi – benché netti, se non altro perché composti a parecchi anni di distanza – siano assai più sfumati di quanto certe etichette di comodo potevano far supporre. A parte qualche dettaglio, sono infatti uguali gli apparati strumentali prettamente acustici (con archi, fiati, tastiere e basso a dominare la scena; poco presenti, invece, chitarre e batteria), lo studio di registrazione, il sound engineer e i musicisti coinvolti, nonché il rodatissimo team di scrittura costituito da Waits e dalla sua inseparabile consorte Kathleen Brennan.
Sono raccolte di canzoni, Blood Money e Alice. Volendo generalizzare, più poliedriche ed eccentriche quelle del primo e più soffici e avvolgenti quelle del secondo, anche se non mancano i momenti in cui la sensazione di “interscambiabilità” è più marcata: ad esempio, non fosse (forse) per le liriche, il visionario e borbottante Misery Is The River Of The World che apre Blood Money si potrebbe sostituire con il non meno eccentrico Everything You Can Think di Alice (la categoria è quella dei “teatrini dell’assurdo” dei quali l’uomo di Pomona è comunque da tempo affezionato frequentatore), così come lo struggente valzer Coney Island Baby, sempre dal primo CD, non striderebbe tra le cupe ballate del secondo. Raccolte di canzoni dove, in genere più forte che nella discografia storica di Waits, si avvertono gli echi di un passato che non esiteremmo a definire mitico, dove un’americanità ben poco yankee sposa le suggestioni del Vecchio Continente in un continuo gioco di intrecci tra jazz notturno e antiche danze, blues dell’anima e Kurt Weill, cinema colto e freak show, whisky (a bottiglie) e champagne (appena qualche coppa). Come potrebbe del resto non esserci Europa, tanta Europa, in due album ispirati da scritti del tedesco Georg Buchner e dell’inglese Lewis Carroll?
Inutile discettare ulteriormente sulle affinità e le divergenze esistenti tra i due titoli, o magari sforzarsi di stabilire improbabili graduatorie di superiorità (espressiva, estetica, ispirativa, poetica, letteraria): se Waits ha voluto registrarli e pubblicarli assieme, creando quindi un ponte tra la rappresentazione del 1992 della quale Alice è il compendio sonoro e il musical del 2001 che ha generato Blood Money, è ovviamente perché li riteneva in qualche modo affini. Molto meglio, invece, godersi le loro trame fantasiose e insinuanti, la loro esuberanza comunicativa, la loro profondità, le loro infinite sfumature e i loro mille colpi di autentico genio, consapevoli del fatto che pur non aggiungendo alcunché di sostanziale all’epopea dell’artista californiano riescono nella non facile impresa di sorprendere per spessore e carisma, impinguandone il già ricco songbook di almeno un’altra decine di gemme (e non è detto che siano le stesse che indicherei io, anzi).
Certo, Tom Waits può anche non piacere: capita spesso, con quelli che fanno categoria a sé e quindi sfuggono alla rassicurante pratica della classificazione. Ma non importa: è comunque fondamentale che personaggi come lui, per i quali i dischi rappresentano una preziosa occasione di lettura del mondo e non un cartellino da timbrare o solo uno strumento per raggranellare denaro, continuino a far levare alta e libera la loro voce, soffocando con creatività e classe fuori dagli schemi le troppe ovvietà del grottesco carrozzone “rock”.
Tratto da Mucchio Extra n.6 dell’Estate 2002

Annunci
Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

Navigazione articolo

2 pensieri su “Tom Waits

  1. Pingback: Tom Waits | L'ultima Thule

  2. Kurt Weill, ecco una finezza, fra le tante presenti in queste righe. Bellissima recensione e gran disco. Grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: