Cinque dischi per Halloween

Lo so che Halloween è stato ieri, ma chi se ne frega di poche ore: il blog è mio e faccio come mi pare. Eccovi dunque cinque album, tutti dei primi anni ‘80, che a mio parere sono idealmente in tema con festa in oggetto. Va da sé che ce ne sarebbero moltissimi altri, ma spero di vivere abbastanza da poterli recuperare in futuro.

Halloween foto

BAUHAUSMask (Beggars Banquet, 1981). I fan di Peter Murphy e compagni (chi non conosce Bela Lugosi’s Dead, il classico dei classici del dark?) potrebbero scandalizzarsi per la scelta, ma è questo secondo album – piuttosto che il debutto di un anno prima, In The Flat Field – il più idoneo a rappresentare l’indole squisitamente gotica della band inglese. Meno grezzo e selvaggio del precedessore e inciso con maggiore perizia tecnica, annovera tra i suoi solchi almeno due hit vigorose e trascinanti (The Passion Of Lovers e Kick In The Eye) e almeno due litanie sepolcrali di straordinaria intensità (Hollow Hills e la title track). Abbastanza per zittire chiunque osi affermare che Murphy era solo un pallido emulo di David Bowie travestito da becchino.
CHRISTIAN DEATHOnly Theatre Of Pain (Frontier, 1982). Ristampato dalla Epitaph con l’aggiunta dei brani del quasi contemporaneo mini-lp Deathwish, l’esordio dei californiani Christian Death – la cui travagliata carriera si è trascinata fino ai giorni nostri – è uno dei meno conosciuti ma più affascinanti manifesti di un post punk teso e abrasivo nonché ammantato di ritualità apocalittica. Buona parte del carisma della band risiede nella voce graffiante e nei testi deliranti del cantante Rozz Williams, suicida nel 1998; al resto pensa la chitarra-rasoio dell’eclettico Rikk Agnew, già anima di quegli Adolescents che furono uno dei miti del primo hardcore-punk di Los Angeles.
CUREPornography (Fiction, 1982). Dopo la pur ombrosa freschezza di Three Imaginary Boys e l’eterea fluidità di Seventeen Seconds e Faith, Robert Smith paga il suo più evidente omaggio al dark con un album il cui carattere gotico è efficacemente espresso dall’immagine di copertina. Senz’altro funereo ma non per questo non incline al lirismo, Pornography è un viaggio dove la malinconia non sconfina nella depressione e dove gli intrecci di ritmi, chitarra e tastiere – dominati dal canto quasi ieratico del leader – non conoscono (quasi) momenti di insostenibile oppressività. In tutto, otto tracce da brividi, tra le quali si erge la geniale, ispiratissima The Hanging Garden.
SEX GANG CHILDRENSong And Legend (Illuminated, 1983). La voce di Andy “Sex Gang” Hayward, stridula e minacciosa, è stato il principale elemento distintivo di questa band britannica, scomparsa prematuramente dalle scene dopo aver realizzato un unico album di studio: Song And Legend, appunto, affresco tribale con qualche tocco punk che non brilla per immediatezza ma in compenso attrae con le sue fantasie stralunate e lancinanti. E la personalissima Sebastiane, ispirata al martirio dell’omonimo santo, merita di essere scolpita negli annales del gothic.
SIOUXSIE & THE BANSHEESJoin Hands (Polydor, 1979). Un po’ sottovalutato rispetto al precedente The Scream, il secondo dei Banshees è invece un album di eccezionale spessore: non solo per la presenza di un gioiello dark-pop come Playground Twist o per un titolo che è eufemistico definire esplicativo come Premature Burial, ma anche e soprattutto per un capolavoro di pura darkitudine come Icon e per la lunghissima e stravolta versione di The Lord’s Prayer riletta in chiave post-punk. Siouxsie tende ancora più all’aspro che al drammatico, ma dopo averla ascoltata nessuno potrebbe mai affermare che la sua fama di sacerdotessa delle tenebre sia usurpata.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.393 del 14 aprile 2000

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Categorie: Uncategorized | 14 commenti

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14 pensieri su “Cinque dischi per Halloween

  1. “Mask” e “Join Hands” sono due dischi davvero sottovaluti e che meriterebbero più considerazione, concordo al 100%

  2. Gian Luigi Bona

    Peter Murphy un pallido emulo di Bowie ?
    Questa affermazione chiede sangue !

  3. Bellissima iniziativa e gran pezzi d’album!
    Se posso consigliare però un album molto a tema e piuttosto valido vi butto là “Monster A-Go-Go” dei mitici Fuzztones (1992).

    Un’aura da horror movie d’epoca si mescola con una formula garage dannatamente sixties, cliché in abbondanza e cover da paura (The Witch dei Sonics, Night of The Vampire di Roky Erickson e ovviamente Jack The Ripper dei purtroppo dimenticati Screaming Lord Such).

    Personalmente non ho mai amato gli aspetti più “gotici” nel rock, però “Mask” è un album imprescindibile, e i Bauhaus sempre verdi. Anzi: neri.

  4. Non vorrei essere OT, però a soli 23 anni Robert Smith aveva già messo in saccoccia “Three Imaginary Boys”, “Seventeen Seconds”, “Faith” e “Pornography”…non so se mi spiego.
    Siamese Twins, comunque, pezzo della vita.

  5. hamlin

    Top 5 impeccabile (finalmente qualcuno che mette tra i grandi i Christian Death). In alternativa, i Cramps non avrebbero sfigurato…

  6. Io pescavo da Pornography, il diretto interessato. Altrimenti, oltre a Siamese Twins, avrei l’imbarazzo della scelta.

  7. Antanormai

    Vi siete dimenticati delle prugne vergini di se moro, moro….
    😉

  8. Top List quasi impeccabile. Il dubbio ce l’ho su “Join Hands” e in particolare sulla versione ‘tardiva’ di ‘The Lords Prayer’, cha quasi tre anni dall’esordio al 100 Club suona, almeno alle mie orecchie, già anacronistica…

  9. Pingback: 1982: la mia playlist | L'ultima Thule

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