Sicilia rock

Due anni e qualche mese fa, quando il Mucchio era da pochissimo entrato nella fase di ristrutturazione che sarebbe da lì a poco sfociata in quel che tutti dovreste ben conoscere, mi capitò di scrivere un articolo di accompagnamento a un’intervista a Cesare Basile, incentrata sul progetto “L’arsenale”. L’argomento era il rock siciliano dagli anni Ottanta in poi e prepararlo, a causa del minimo spazio concessomi, fu un bel problema. Alla fine me ne uscii con questo pezzo che ritengo tutto sommato più che dignitoso, seppure didascalico (troppe le informazioni da inserirvi) e focalizzato sui nomi più noti e/o con più di un disco all’attivo. E, sì, lo so bene che manca Colapesce, ma all’epoca Un meraviglioso declino non era ancora uscito; per tutte le altre inevitabili assenze, astenersi dal – detto con simpatia, ovviamente – rompermi i cabasisi.

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Minchia! – Microstoria del rock siciliano, 1984-2010
Come in tutto il mondo, in Italia esiste una netta linea di demarcazione fra il rock storico e quello nato dopo il punk. Nulla di strano, quindi, nel limitare il viaggio a quanto accaduto grossomodo negli ultimi tre decenni, fissando come “big bang” l’uscita del 12”EP Niente insetti su Wilma dei Denovo: era il 1984 e con esso il gruppo catanese dei cantanti, chitarristi e autori Luca Madonia e Mario Venuti – ambedue futuri solisti – dava l’avvio ufficiale a una fortunata avventura poi concretizzatasi in quattro album più o meno validi nella loro freschezza pop mista a umori wave (li chiamavano “gli XTC italiani”). Sempre nel 1984, tra Catania e Messina, debuttavano con un 33 giri omonimo i Kunsertu, pionieri della nostra world music in bilico tra radici (mediterranee, arabe e africane) e modernità: uno stile affine a quella frequentata dagli Agricantus di Palermo, loro contemporanei per nascita ma approdati solo nel 1989 al primo di una serie di dischi, che più avanti troverà nuovi portavoce nei catanesi Lautari e nei siracusani Sciroccu. Due anni dopo, ancora a Catania, la Rock86 Records si presentava con la raccolta di band locali 095 Codice Interattivo e con l’LP – contenente una originale cover di Tainted Love – di un dinamico trio di teenager dediti al rockabilly, i Boppin’ Kids, che raccoglieranno consensi pure all’estero nel circuito del revival dei Fifties; sarà seguito da un altro album e, nei ‘90, dal percorso in chiave cantautorale, come Brando, del leader Orazio Grillo. Nel 1987 esordiva invece, con un lp senza titolo, un secondo gruppo presente nella compilation: i Candida Lilith, atipico ensemble fra punk e psichedelia fondato da un musicista destinato a un ruolo centrale nella scena siciliana, Cesare Basile.
Quanto seminato negli Ottanta germogliava nel decennio successivo. Nel 1991 la Cyclope, etichetta creata nella solita, frenetica Catania da Francesco Virlinzi, dava alle stampe il primo album dei Flor de Mal, fra i più bei segreti dell’isola: sorta di versione mediterranea dei R.E.M., il terzetto capitanato dal cantante/chitarrista Marcello Cunsolo si affrancava poi quasi del tutto dall’inglese a favore dell’italiano e del dialetto, realizzando due ulteriori dischi di grande bellezza (l’ultimo a nome Flor). Il 1991 era anche l’anno di Out Of Colours degli Uzeda, ai tempi non ancora convertitisi al rock aspro, rumoroso e convulso con il quale si affermeranno a livello internazionale: la svolta avverrà con Waters, secondo CD prodotto nel 1993 da Steve Albini, che condurrà al contratto con l’americana Touch&Go, a tour all’estero, a una “John Peel Session” alla BBC e ad altri ottimi lavori (l’ultimo, per ora, nel 2006). Faranno scuola, gli Uzeda, ispirando numerose giovani band – fra quelle giunte al disco: Plank, Jasminshock, Jerica’s, Spriggan, Twig Infection (da Siracusa), Keen Toy e White Tornado – che daranno alla città etnea la fama di capitale del noise “made in Italy”; la cantante Giovanna Cacciola e il chitarrista Agostino Tilotta, compagni di vita oltre che di musica, guideranno in parallelo i Bellini (più ritmici e melodici: tre CD editi negli USA fra il 2002 e il 2009) e proseguiranno in il loro impegno nel booking, nello scouting e nelle produzioni con il marchio Indigena.
Nel 1994 Cesare Basile inaugurava con La pelle una discografia solistica che si snoderà fra rock, blues, atmosfere tenebrose e canzone d’autore di notevole intensità, raggiungendo lo zenit espressivo negli anni Zero. Nel 1996 era invece la sua concittadina Carmen Consoli ad affacciarsi sul mercato, sponsorizzata della Cyclope, con il folk-pop di Dueparole: un promettente inizio per una carriera di enorme visibilità della quale si possono identificare come culmine rock il terzo album Mediamente isterica e come apice “cantautorale” il sesto Eva contro Eva (2006). Fra le altre esperienze significative dei ‘90 vanno inoltre segnalati almeno l’hip hop dei Nuovi Briganti di Messina (due album per la Cyclope nel 1993 e 1996), le contaminazioni fra folk e canzone d’autore organizzate dal catanese – adottato, però, da Milano – Giuseppe “Kaballà” Rinaldi (quattro album nel periodo 1991-1998), il cantautorato classico di Pippo Pollina (nativo di Palermo e già nelle fila dei primissimi Agricantus, ma emigrato dagli ‘80 in Svizzera: una quindicina, a tutt’oggi, i suoi album), l’hardcore melodico dei palermitani Semprefreski (un LP e un CD, 1999 e 2001), il progressive dei Fiaba di Siracusa (quattro album) e il sofisticato pop rétro dei catanesi Puertorico, con la giornalista/conduttrice radiotelevisiva Paola Maugeri al basso e alla voce (un CD per la V2 nel 1998, Inverno a Honolulu), che cinque anni dopo si evolveranno nei Loma (nel loro Eighteen Years Of Sin, sonorità care a certo indie-folk americano). Impossibile, infine, dimenticare i Maisie, mutevole progetto di sperimentazione/provocazione a 360 gradi allestito a Messina da Cinzia La Fauci e Alberto Scotti: parecchi, e tanto bizzarri quanto creativi, i CD confezionati a partire dal 1997 per l’etichetta Snowdonia, gestita dagli stessi due “agitatori”.
Negli anni Zero, della Sicilia si è parlato soprattutto in riferimento a Roy Paci, funambolico e infaticabile trombettista/cantante di Augusta la cui particolarissima “patchanka” è documentata da una mezza dozzina di CD assieme ai suoi Aretuska, e dei non meno eclettici Marta sui tubi, duo di Marsala aggregatosi però a Bologna (quattro album fa il 2003 e il 2011). Più “sotterranee” ma non per questo meno intriganti le proposte intimiste ed evocative, tutte fiorite a Catania e immortalate su un paio di dischi per ciascuna, di Tellaro, Feldmann e Sepiatone (questi ultimi frutto del sodalizio fra Hugo Race e la bravissima Marta Collica, anche titolare di un ottimo album in proprio), così come quella ben più ruvida ed energica degli Ultravixen. Pure Palermo ha comunque detto la sua con il folk-punk (in italiano) dei Pan del Diavolo, il pop-rock virato indie (in inglese) dei Second Grace e il folk ombroso e suggestivo (in inglese, ma per il futuro si prevede la conversione all’italiano) di Fabio “Black Eyed Dog” Parrinello.

(Discografia essenziale) AgricantusKaleidos (CNI, 1998); Cesare BasileGran Calavera Elettrica (Mescal, 2003); Black Eyed DogRhaianuledada (Ghost, 2009); Boppin’ KidsGo Wild! (Rock86, 1986); Marta CollicaPretty And Unsafe (Desvelos, 2007); Carmen ConsoliMediamente isterica (Cyclope/Universal, 1998); DenovoPersuasione (KinderGarten, 1987); Feldmann Imaginary Bridge (Macaco, 2009); Flor de MalReVisioni (Cyclope 1993); KaballàLe vie dei canti (Polydor, 1996); MaisieMorte a 33 giri (Snowdonia, 2005); Marta sui tubiC’è gente che deve dormire (Eclectic Circus, 2005); Roy Paci & AretuskaTuttapposto (V2, 2003); Pan del diavoloSono all’osso (La Tempesta, 2010); Pippo PollinaRossocuore (Storie di Note, 1999); Second GraceThe Second Grace (Edel, 2007); TellaroSetback On The Right Track (2nd, 2005); UltravixenAvorio Erotic Movie (Wallace, 2009); UzedaDifferent Section Wires (Touch&Go, 1998).
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.686 del settembre 2011

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Categorie: articoli | Tag: | 6 commenti

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6 pensieri su “Sicilia rock

  1. Quasi sicuramente non ti piace, ma non credi che fosse il caso di menzionare anche il progetto Inchiuvatu (e tutti quello correlati), che hanno cercato di creare una “via mediterranea al black metal”, liberandolo dalla morsa dei ghiacci scandinavi e contribuendo a renderlo linguaggio musicale veramente globale?

    • (Anche qui come su VMO stesso problema: sono sempre Orgio, ma ormai la mail fa rifermento al mio blog di nuova creazione, noteinlettere.wordpress.com, e quindi non riesco più a commentare col vecchio nome utente)

    • Il piacere non c’entra… è che era un articolo per il Mucchio, dove il metal non è mai stato granché trattato (gentile eufemismo). E poi, vista la mia preparazione non proprio da esperto sull’argomento, ho preferito evitare il rischio di scelte azzardate: infatti non c’è un solo gruppo di area metal.

  2. Bellissimo pezzo…e dire che i tempi di Boppin’Kids e 095 codice interattivo li ho vissuti, facendo radio, organizzando concerti, leggendo Guglielmi sul Mucchio …certo nella discografia essenziale avrei inserito i Kunsertu al posto degli Agricantus e almeno un disco di Brando e dei Nuovi Briganti, ma qui si entra nei gusti personali…
    Semppre Grazie Maestro

    • Ma no, i gusti non c’entrano… ho cercato di dare un quadro discografico minimo – ma rappresentativo di più orientamenti stilistici – e ho ritenuto che gli Agricantus fossero appena più significativi dei Kunsertu. Per lo stesso criterio, se avessi messo Brando sarei stato obbligato a mettere anche un disco ciascuno di Venuti e Madonia, e quindi ben tre dischi in più. Per i Nuovi Briganti ho pensato che bastasse la citazione nel pezzo.

  3. bell’articolo Federico.. certo, un po’ “concentrato”, ma hai spiegato bene tu le ragioni.. per un onnivoro lettore come me, ogni genere musicale o ogni scena meriterebbe un volume a parte, tante sarebbero le curiosità da soddisfare. 🙂

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