Franti

Una delle più grandi band rock (in senso lato) italiane di sempre. Sic et simpliciter.

Franti copNon classificato (A)
C’era una volta, troppi anni fa, un gruppo chiamato Franti, come il cattivo del Cuore di De Amicis. Un gruppo che cantava di gioia e rivoluzione, ma anche di malinconia e di disagio, e che con estrema coerenza portava avanti una strategia politico-musicale fieramente antagonista: nei temi trattati, nel modo di “vestirli di suoni” – mai incline a sterili estremismi, ma certo non in linea con i cliché del consumo di massa – e nella diffusione dei lavori discografici, rigorosamente autoprodotti e posti in vendita a prezzi di costo. Come tutte le belle utopie, anche l’avventura dell’ensemble torinese durò tutto sommato poco: circa quattro anni di assestamento e altri cinque di carriera vera e propria, con la parola fine scritta nel 1987; un’esperienza la cui eredità è stata prima raccolta da varie formazioni di sempre alto livello (Environs, Orsi Lucille, Howth Castle, Ishi) e in tempi più recenti recuperata con nuovo spirito nelle splendide prove solistiche di Stefano Giaccone e Lalli, ai quali erano all’epoca affidate le parti vocali.
Molto retoricamente, diciamo allora a beneficio di chi ricorda e di chi non c’era che i Franti vivono ancora: se non nel senso abituale del termine, in questo cofanetto di tre CD pubblicato a sostegno di A/Rivista Anarchica, straordinario non solo nei contenuti sonori ma anche nella confezione (alla quale è allegato un libro con tutti i testi e varie note informative: non foto, perché il gruppo non si faceva ritrarre) e nel prezzo (30.000 lire: sì, avete letto bene). Un prezioso box che all’omonimo doppio ormai esauritissimo (ristampa dell’opera omnia apparsa in vinile nel 1987) aggiunge sette ottimi inediti incisi nel 1992 dalla band Il grande addio, nell’occasione valorizzata dalla voce di Lalli. Impareggiabili per intensità, calore e convinzione, questi quaranta episodi parlano il linguaggio di un rock elettroacustico contaminato da punk, folk, jazz e fantasie sperimentali, che solco dopo solco dichiara la sua autorevolezza artistica e concettuale; ribadendo, se non l’attualità della forma – ma, in fondo, i Franti erano senza tempo già nei loro anni ‘80 – la bellezza e l’importanza di una musica che, nella storia del rock italiano, pesa quanto quella di realtà assai più propagandate come Area e Stormy Six. Da non perdere, insomma. E da classificare, sempre e comunque, alla voce Materiale Resistente.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.377 del 14 dicembre 1999

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Franti

  1. Lalli è una splendida cantautrice, mentre l’altrettanto talentuoso Giaccone da solista mi sembra troppo dispersivo, come dire…

  2. paolo stradi

    Maledizione, un talento (anche da attrice) come Lalli sconosciuto a quasi tutti! Patrimonio da preservare.

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