Auf der Maur

Questo recupero è figlio di una discussione snodatasi oggi sulla mia pagina facebook a proposito di Anna Calvi. Va da sé che Melissa Auf der Maur con Anna Calvi c’entra poco o nulla, ma nella mia mente è scattato il collegamento spontaneo e allora perché non assecondarlo? In fondo il disco in oggetto continua a sembrarmi riuscito, così come il successivo del 2010. Nonostante le premesse non è stato un campione di vendite, ma chi se ne strafrega.

Auf der Maur copAuf der Maur (Capitol)
Si è parlato molto, “al buio”, di questo primo album di Melissa Auf der Maur. Così tanto che gli addetti ai lavori più smaliziati, di fronte al continuo trapelare di notizie sulla cura riservata al songwriting, sulla meticolosità delle incisioni e sui numerosi, illustri ospiti coinvolti nelle session, si erano ormai quasi convinti che sarebbe stato inferiore alle attese. I fatti sono invece confortanti, e la cosa non deve in fondo stupire: inevitabilmente chiusa nelle Hole dalla personalità fin troppo esuberante di Courtney Love, e inevitabilmente relegata negli Smashing Pumpkins post-Machina al ruolo di turnista di lusso, l’oggi trentaduenne bassista canadese ha avuto il tempo necessario per acquisire esperienza, maturare una propria poetica e sviluppare anche quel desiderio di rivalsa tipico di chi è stato a lungo nell’ombra – o comunque ai margini – pur possedendo le qualità necessarie per conquistare gli spot.
Non brilla di luce riflessa, Auf der Maur: non di quella delle celebri compagini in cui la vulcanica rossa ha militato, e certo non di quella del Dave Grohl con il quale, secondo il gossip, ha imbastito una liaison sentimentale. Se alla lunga raccoglierà qualcosa di concreto, superato il presumibile boom iniziale dovuto alla pubblicità, sarà grazie alle sue dodici canzoni, all’insegna di un rock melodico che ha come sue armi più efficaci la grande verve nel dosare i contrasti: soprattutto, tra potenza ed eleganza, fra solennità e schiettezza e tra atmosfere fosche e solari, ad assecondare un’indole che – nonostante i trascorsi da star, l’accordo con la Capitol, l’estrema raffinatezza formale e la generale grazia della voce – è di sicuro più in sintonia con l’approccio indie che con quello major. Solo per citare alcuni esempi, ecco dunque che il singolo Followed The Waves o la Lightning Is My Girl che lo precede in scaletta sfoggiano una felice vena mesmerica a dispetto della notevole energia di chitarre e ritmiche; che Beast Of Honor e My Foggy Notion sorprendono e affascinano con i loro cambi di umore mentre I’ll Be Anything You Want si spinge in territori (quasi) stoner; che Skin Receiver gioca su policromie intense e Overpower Thee avvolge in un inatteso mood confidenziale. Il tutto con la coproduzione di Chris Goss (Masters Of Reality) e gli interventi di amici in vista come Josh Homme (Kyuss, Queens Of The Stone Age), Brant Bjork (Kyuss, Fu Manchu, Mondo Generator), Eric Erlandson (Hole) e James Iha (Smashing Pumpkins, A Perfect Circle).
Cresce ascolto dopo ascolto, Auf der Maur, e conquista. Se il mondo della musica aveva bisogno di una sorta di “PJ Harvey più glamour”, così come Melissa è stata argutamente definita, può dire di averla trovata: lei c’è, e rocca e rolla schiaffeggiando con guanti di velluto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.63 del 27 gennaio 2004

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Auf der Maur

  1. sì ma Auf der Maur > Anna Calvi, e ampiamente

  2. Gian Luigi Bona

    Non l’ho preso quando è uscito, grazie per avermelo ricordato !

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