Neue Welle

Mentre stavo scansionando alcune pagine di vecchissimi numeri del Mucchio per il mio prossimo libro, mi è caduto l’occhio su questo articoletto e, dopo essermi ripreso dallo shock dei trent’anni (!) esatti già trascorsi, mi sono messo a rileggerlo, trovandolo pieno dei soliti piccoli e grandi orrori della mia prosa giovanile. Ho però deciso di recuperarlo lo stesso, perché in fondo è scritto sempre meglio di come sarebbe mai capace di fare certa gente che fa il mio stesso lavoro – d’accordo, solo nominalmente – ed è pure più anziana di me; e poi, insomma, mi sembrava una buona occasione per propagandare (un minimo) due delle mie band preferite della new wave tedesca, Abwarts e Kowalski.

Abwärts foto

Ci sembra doveroso, per dovere di informazione e per nostra (e vostra) soddisfazione personale, occuparci brevemente di una rassegna concertistica svoltasi al Teatro Spaziozero dal 5 al 9 ottobre con la partecipazione di ben otto gruppi “nuovo rock” tedeschi. Organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, da Spaziozero e dal Goethe Institut di Roma con la fattiva collaborazione dell’A.GI.DI. di Modena, la rassegna “Neue Welle” (“Percorsi della nuova ondata rock tedesca”) si è rivelata assai interessante, oltre che utilissima per saggiare la reale consistenza di alcune band osannate o meno dalla critica, ancora oggetti misteriosi per il pubblico italiano in genere e romano in particolare.
Nulla da eccepire sulla scelta dei partecipanti, selezionati con cura per cercare di fornire un panorama quanto più ampio possibile delle varie tendenze sonore in voga oggi in Germania, e impeccabile (nonostante qualche serio problema iniziale) la realizzazione pratica della manifestazione e la sua pubblicizzazione. Purtroppo, come spesso accade nella Capitale, la partecipazione è stata molto ridotta a livello numerico, tanto da far risultare più che sufficiente per le esigenze degli spettatori persino il piccolissimo tendone del Teatro Spaziozero. Male, perché “Neue Welle” ha avuto più di un momento esaltante e avrebbe certo meritato una maggiore risposta di pubblico. Dal punto di vista musicale, le esibizioni si sono mantenute su un buon livello qualitativo, anche se non sono mancate alcune delusioni: mi riferisco ai due gruppi più famosi (e a mio parere ingiustamente sopravvalutati, X-Mal Deutschland ed Einsturzende Neubauten), i cui show sono risultati nettamente inferiori alle aspettative. I primi, infatti, si sono rivelati piuttosto monotoni e poco personali a livello sia sonoro che scenico (solito look dark e più o meno solite atmosfere tenebrose), mentre i secondi non hanno saputo offrire niente di più di una performance di musica pseudo-industriale a base di urla e rumori in verità molto povera di soluzioni degne di interesse.
Molto bene, invece, hanno fatto gli Abwarts di Amburgo, con un sound violento, secco e tagliente, una specie di punk evoluto in grado di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore e di colpirlo duramente con la sua prorompente forza d’impatto e con la sua carica irrefrenabile; meglio di tutti, però, i Kowalski di Bochum (vi invito, a tale proposito, a procurarvi il loro LP Overman Underground‚ edito dalla Virgin nel 1982), che hanno proposto un concerto agghiacciante in cui si fondevano aggressività rock’n’roll, sofisticati mezzi elettronici, bizzarre soluzioni vocali e trame rumoristiche che si accoppiavano a un’immagine piuttosto personale e a qualche singolare trovata scenica di grande effetto. Un’esibizione eccellente, come da tempo non si vedeva a Roma, per un pubblico di nemmeno cento persone: dove eravate new-waver capitolini, la sera dal 9 ottobre? Una nota, infine, per le altre band che hanno suonato nell’ambito della rassegna: Die Haut, Family Five, Lost Gringos e Belfegore. Un simile spiegamento di mezzi e di talenti non doveva davvero passare così innosservato.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.70 del novembre 1983

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