Gallery Of Mites

Non c’è due senza tre e allora, a seguire Amen e Jonathan Fire*Eater, un altro ben dischetto americano che era stato totalmente rimosso dal mio pur capiente hard-disk mentale.

Gallery Of Mites copBugs On The Bluefish (IUTFPLYIP)
Innanzitutto, una spiegazione sulla lunga e bizzarra sigla con la quale si è accorciato, per ragioni grafico-estetiche, il nome dell’etichetta che ha marchiato questo primo (e probabilmente ultimo) album dei Gallery Of Mites: le nove lettere stanno infatti per I Used To Fuck People Like You In Prison, sigla esplicita che chiarisce come (forse) meglio non si potrebbe l’indole rock’n’roll – con particolare attenzione per i suoi aspetti più crudi e degenerati – di questa piccola ma assai agguerrita label tedesca, responsabile in pochissimi anni della pubblicazione di svariate decine di titoli ai quali – un po’ per la settorialità della proposta e un po’ per i soliti problemi di sovrabbondanza di uscite – ci è stato purtroppo di rado possibile dare risalto sulle nostre pagine.
A impinguare ulteriormente il già ricco catalogo ha ora provveduto questo Bugs On The Bluefish dei Gallery Of Mites formazione estemporanea (?) che vede assieme 4/5 dei Monster Magnet – unico assente, il cantante/chitarrista/tastierista Dave Wyndorf – e quel Tim Cronin che della stessa band noise-space rock newyorkese è stato a lungo voce e agitatore: dieci episodi che rendono apertamente omaggio alla leggenda Stooges attraverso sonorità convulse, abrasive e malate dove ritmiche sorde (e sordide), chitarre lancinanti e canto intriso di perversione si uniscono per dar vita a una celebrazione appassionatamente e travolgentemente blasfema. Blasfema, naturalmente, solo per i cultori del rock “tra le righe” e non per quanti considerano l’hard-blues suonato con acidità e cattiveria un vero e proprio inno liberatorio al lato oscuro e animalesco dell’uomo.
Siamo d’accordo: The Stooges, Fun House e Raw Power hanno visto la luce fra i trentaquattro e i trent’anni fa, così come i dischi più malsani di quei Rolling Stones che costituiscono l’altra principale influenza dei Gallery Of Mites. L’approccio rétro non è comunque una buona ragione per snobbare un album straripante di energia sempre sul punto di esplodere, di tensioni sommerse e di amore per il rock che più rock non si può, il tutto sviluppato con una competenza di fronte alla quale si può solo chinare devotamente il capo. Da segnalare, infine, il contributo in un brano – il meno Stooges, in verità, con i suoi due minuti di incalzante asprezza – di John Garcia, già frontman dei capiscuola dello stoner Kyuss… ma si tratta, come si accorgeranno subito i cultori del genere, solo di una ciliegina sulla cima della gustosissima torta dei Gallery Of Mites. Gimme danger!
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.533 del 13 maggio 2003

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