Amen

A volte mi cade l’occhio su articoli e recensioni su band che per varie ragioni – la principale: le troppe, fottutissime uscite – ho più o meno rimosso. Rispetto a questa che ora ripropongo mi sono però stupito, sul serio. Ma come accidenti ho fatto a dimenticare gli Amen? Penso però che molti non li conoscano proprio e dunque eccoli qui: buon pro vi faccia, e alzate il volume.

Amen copWe Have Come For Your Parents
(I Am)
Già con l’omonimo album d’esordio, edito un annetto fa dalla sempre attenta Roadrunner, gli Amen avevano destato discreto scalpore, dando prova di essere molto più del “solito” gruppo di crossover: non erano infatti sfuggiti, almeno ai cultori del genere, sia il grande impegno da essi speso frequentando gli affollatissimi corsi di scuola della contaminazione e sia il fiero sfoggio di saldi legami attitudinali e stilistici con l’hardcore più convulso e creativo, il tutto immerso nelle atmosfere dark-apocalittiche care all’odierna genìa post (o nu) metal. Quanto bastava, insomma, perchè i cinque di Los Angeles potessero sperare in un luminoso futuro, sul quale erano peraltro disposti a scommettere anche il loro produttore – il guru Ross Robinson – e il più celebre dei loro fan, Iggy Pop.
Gli stessi elementi, Robinson compreso, si ritrovano oggi in questo We Have Come For Your Parents, che oltre a un titolo ironicamente (ma rispettosamente) ricalcato su quello del secondo 33 giri dei mitici Dead Boys porta impresso il marchio della major Virgin: un disco feroce e potente ma caratterizzato da un perfetto equilibrio tra istinto e riflessione, dove alcune delle più eccitanti tendenze del rock “estremo” si incontrano/scontrano in canzoni brevi, secche, graffianti e sanguigne che, pur non disprezzando del tutto la melodia, concedono davvero poco al compromesso. Quanto la filosofia della band sia distante delle logiche del business è del resto sottolineato dalla scelta come singolo di The Price Of Reality, un brano in cui chiunque abbia un minimo di confidenza con questi suoni non potrà non riconoscere un torrido abbraccio di Dead Kennedys, Korn e Warrior Soul; un assalto a colpi di riff metallici, sporcizia punk e solennità post-punk che naturalmente si rinnova – con toni addirittura più acidi: si vedano, ad esempio, Dead On The Bible o Refuse Amen – nelle altre tredici tracce, brillantemente caustiche nelle architetture musicali a base di chitarra, basso e batteria così come nelle performances canore del dissoluto Casey Chaos.
È probabilmente destinata a durare, questa “uncontrolled music for a controlled society”, e gli Amen lo affermano con il grido – amplificato da quantità industriali di rumore, energia e rabbia – niente dio, niente legge, niente genitori e niente amore: ascoltando We Have Come For Your Parents, nei negozi dal prossimo Halloween, è possibile cominciare a credere che non si tratti solo di uno slogan promozionale.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.415 del 24 ottobre 2000

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