P.G.R. (2)

E così è arrivato il momento di chiudere. La settima e ultima intervista, con davanti al microfono Ferretti, Maroccolo e Canali, risale ai giorni del secondo album dei PGR.

PGR foto 2

Un passo avanti e due indietro
Nonostante le apparenze negative, il titolo assegnato a questo articolo può avere più significati. Assodato che il passo avanti è quello compiuto con l’uscita del nuovo album D’anime e d’animali, il secondo propriamente detto nella carriera dei PGR (non contando naturalmente il live Montesole), i due indietro potrebbero infatti essere le ben note defezioni di Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco, oppure – ed è questa l’ipotesi che ci piace sposare – il ritorno ideale che il disco propone al passato remoto di Giovanni Lindo Ferretti, cioè a quei CCCP-Fedeli alla linea che prima dei C.S.I. (e, pertanto, due passi indietro…) appassionarono l’Italia “underground” degli anni ‘80. Questi e altri temi sono stati comunque affrontati in una conversazione con lo stesso Ferretti, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali un paio d’ore prima del concerto con il quale, a fine giugno, i nuovi PGR hanno messo a ferro e fuoco la Capitale nell’ambito del loro “Casi difficili tour”. Eccovene il riassunto.
Partirei dalla decisione di pubblicare D’anime e d’animali nel periodo estivo. Come mai tutta questa urgenza?
(GLF) Quando si racconta la propria vita non ci si può far su del marketing: l’album è nato idealmente a gennaio e doveva uscire prima possibile. Ci sarebbe piaciuta la notte del 24 giugno, S. Giovanni, l’inizio mitico dell’estate… i miei sono sempre stati dischi “da novembre”, ma questa volta è veneuta fuori qualcosa che mi sentivo di cantare in luglio e in agosto. Sono lieto che alla Universal abbiano assecondato questo nostro desiderio, modificando i programmi e dando alle stampe D’anime… ora e non, com’era in origine previsto, a settembre.
Non credo, d’altronde, che per i PGR valga la regola commerciale in base alla quale un disco non deve essere commercializzato in estate.
(GLF) Tanto in televisione non ci andiamo: non ci andremmo neppure se volessimo, figuriamoci non volendolo. Dubito che uscire a fine giugno e non a inizio settembre possa influire sulle nostre vendite… anzi, dato che per quest’album la miglior promozione possibile è il live, sarebbe stato bizzarro non averlo nei negozi durante il tour ma solo dopo che i concerti erano già terminati.
Artisticamente, quanto di D’anime… è stato una libera scelta e quanto invece si è trattato di fare di necessità virtù?
(GLF) Nove canzoni su undici. Non dico che nella dimensione precedente non avrei scritto bene e volentieri ma avrei faticato di più, perché si faceva poca musica e si discuteva sempre. Io di musica non me ne intendo, preferisco parlare di politica o di teologia, e invece essere forzati da una necessità è uno stimolo incredibile. È un po’ quello che nella vita fa la malattia: quando ti ammali devi trovare le energie per guarire, altrimenti muori. Allo stesso modo, se ti arriva in una disgrazia in una storia che ti sta a cuore devi trovare la forza per reggerla: reggere la disgrazia, così come accettare la malattia, è il modo migliore per poter guarire in fretta. Credo di poter affermare che, se non fosse intervenuta la necessità, la virtù sarebbe stata minore.
La defezione di Francesco e Ginevra è arrivata in un momento inatteso, con un album già in fase avanzata di preparazione.
(GLF) Sì, ma nessuno era davvero soddisfatto del lavoro. Sarebbe stato brutto pubblicare un disco che era frutto di mediazioni ma del quale nessuno era in fondo convinto. Sotto tale profilo è stato un bene che questo nodo si sia sciolto: mi sono impegnato affinché la cosa avvenisse positivamente, ma non è andata così. Piuttosto che creare un altro nodo, era meglio che quello vecchio si sciogliesse in negativo.
Si può sapere esattamente qual era, il nodo?
(GM) Il non accettare la realtà e l’avere paura. In questo caso quello dei PGR è stato solo un problema di paura di lasciarsi andare e di prendere altre strade, poi trasformatosi in scelte di vita diverse.
(GLF) In fondo Francesco non ha mai voluto accettare la fine dei C.S.I.. Sono sicuro che a lui, paradossalmente, sarà piaciuto più quest’album di PGR.
(GM) Il primo P.G.R., del quale personalmente sono orgogliosissimo e al quale sono affezionatissimo alla pari di 17 re e Linea gotica, era l’avvio di un progetto che nasceva da periodi brutti ma anche da cambiamenti di vita veri. Per alcuni di noi quei cambiamenti erano reali, mentre procedendo nel cammino ci siamo resi conto che non per tutti era così. Per noi tre superstiti, D’anime… vale molto più dei suoi contenuti: gli otto/nove giorni nei quali lo abbiamo concepito, e che ci hanno fatto capire che come band eravamo vivi, sono più importanti di tutto il resto.
La separazione, in ogni caso, è stata dolorosa.
(GM) Tutte le nostre vicende, quale più quale meno, sono state segnate da questi traumi, ma le persone è meglio averle nel cuore che insoddisfatte accanto. Meglio un buon ricordo che condividere per forza qualcose, anche perché nella nostra storia non ci sono interessi economici tanto grandi da giustificare una convivenza obbligatoria.
(GLF) Siamo casi difficili… i rapporti tra Francesco e Gianni, Francesco e Giorgio e Francesco e me erano diversissimi, così come quelli tra me e Ginevra, tra Giorgio e Ginevra e tra Gianni e Ginevra. Per nessuno di noi era la prima volta che si verificava una rottura che non si sarebbe mai voluta, però… come cantavo nei CCCP, la prima volta fa sempre male, ti fa morire e la seconda ti fa male, malissimo, ma non muori.
(GM) Sono d’accordo. La decisione di andarmene dai Litfiba è stata la più dura della mia vita, i segni lasciati da tutti gli altri divorzi non sono stati altrettanto profondi.
Così avete riposto nel cassetto tutto il materiale abbozzato e vi siete gettati su D’anime e d’animali, costruendolo sulle base dei testi.
(GLF) Ci era già successo di partire dalle parole, ma erano da sviluppare. Ladove in altri casi, come Ko de mondo e Linea gotica, l’imperativo era presentarsi senza nulla di preparato, questa volta ho portato i testi già completi, imponendo addirittura, per ragioni di logica, la sequenza che i brani avrebbero dovuto avere nel disco. Solo le tracce 6, 7, 8 e 9 erano tra loro intercambiabili.
(GC) Qualcosa di molto simile era accaduto con Epica Etica Etnica Pathos, per il quale Giovanni era arrivato con la sua bella sfilza di pezzi già pronti e cantati. Abbiamo quindi ritirato in ballo meccanismi di quasi quindici anni prima, ma il desiderio di realizzare questo disco era tale che il lavoro è stato leggerissimo, senza forzature da parte di nessuno.
Dovendo identificare l’album con un sentimento, quale sarebbe?
(GLF) Direi serenità. Sebbene le parole siano derivate da una situazione di malessere e come reazione, una volta uscite le canto sorridendo.
(GC) È sereno anche dal punto di vista musicale. Avevamo buttato giù idee molto acide. A edulcorarle è stato Peter Walsh, una persona fantastica che le ha arrangiate a caramella sassone. Ci siamo lasciati influenzare e guidare da lui con la massima tranquillità, e anche l’aver registrato a Bath, agli studi Real World, non è stato drammatico come potevamo temere. E ci siamo anche divertiti parecchio.
Ok per la serenità finale, Giovanni, ma quando componevi?
(GLF) È cominciata con una grande rabbia, che però si è esaurita prima di iniziare materialmente a stendere i testi. Il mio è stato uno scrivere molto nervoso, febbrile, al punto che mentre accumulavo parole su parole mi faceva male il braccio. Loro sono arrivati da me ancora tristi, ma il fatto che io avessi scritto tutte le canzoni li ha sollevati.
Per certi versi è un album parecchio vicino ai CCCP-Fedeli alla linea.
(GLF) È vero, ci sono momenti che li ricordano. Le parole e il modo di cantarle sono quelli ma cambia la consapevolezza, sorrido invece di incazzarmi. Questo è quello con cui faccio i conti, questo è quello che sono: una serenità che ci si può permettere di acquisire a cinquantun anni ma certo non a venti, perché mancano troppe stagioni.
D’anime e d’animali si apre con una sorta di rievocazione del passato, si sviluppa nelle nove canzoni centrali e si conclude con una Si può che fa pensare a un addio. Giovanni Lindo Ferretti ha annunciato il suo ritiro?
GC: È una questione livelli soggettivi di lettura… ricordo che mentre facevamo A tratti, quando Giovanni se ne uscì con la strofa Chi c’è c’è / chi non c’è non c’è, gli dissi qualcosa tipo “certo che sei stato proprio cattivo con Annarella…” e lui mi rispose “ma che hai capito, mica sto parlando di lei”.
(GLF) La canzone è nata di getto durante l’unica uscita a cavallo che ho fatto durante i miei tre giorni di composizione no-stop: l’ho buttata giù cantandola, per tenermi attorno i cani e l’altro cavallo che mi seguivano nel mio attraversare il bellissimo castagneto che c’è vicino casa mia, e l’ho trascritta soltanto dopo essere rientrato a casa; i cavalli mi hanno suggerito il ritmo e le parole sono scaturite semplicemente, in un libero flusso di pensiero. Nella mia vita ho due spazi: quello pubblico delle varie attività di tipo artistico e quello privato con i miei vecchi e le mie bestie, le mie letture e i miei studi. Ma questo non significa che il secondo non possa coesistere con il primo, alternandovisi.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.589 del 27 luglio 2004

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