Sex Pistols

Nel 1996 apparve nei negozi un CD con la registrazione dell’ultimo concerto dei Sex Pistols. Era la prima volta che ciò accadeva a livello ufficiale e dunque mi sembrò il caso di redigere una recensione del disco, che in seguito sarebbe stato ristampato più volte da altre etichette con titoli e copertine diverse e persino in DVD. Al di là di ogni discorso artistico, un importante pezzo di storia del rock.

Sex Pistols copWinterland Concert (When!)
Secondo le cronache dell’epoca, il concerto del Winterland di San Francisco con il quale i Sex Pistols posero termine, il 14 gennaio del 1978, alla loro tournée negli Stati Uniti, fu un assoluto, terrificante delirio. L’unico, possibile atto conclusivo – almeno fino al “Filthy Lucre Tour” di quest’anno – di quella Grande Truffa che nel bene e nel male sarebbe risultata cruciale per la storia del rock’n’roll come le danze pelviche di Elvis, le melodie dei Beatles, le chitarre di Hendrix o gli oltraggi di Jim Morrison e Iggy Pop. Per descriverne l’atmosfera, basta la testimonianza diretta di Steve Jones: “Al Winterland io ero raffreddato, mentre Sid non suonava neanche una nota e per metà del tempo rimase con lo spinotto staccato. Io e Paul Cook volevamo suonare e basta. La mia chitarra andava e veniva, corde che si rompevano a destra e a manca. E tutta quella gente pensava ‘Fantastico, che sta succedendo’?”
Di ciò documenta, con grezzezza di incisione adeguata alla circostanza, questo recentissimo CD, che allinea più o meno l’intero repertorio “classico” del gruppo (dei dodici brani di Never Mind The Bollocks manca soltanto Submission, ma in compenso ci sono I Wanna Be Me, No Fun e Belsen Was A Gas) senza risparmio di caustica, sferzante ironia. Le strofe, i ritornelli, gli stacchi, le parole e le canzoni in generale sono affogate nel caos più crudo e selvaggio, la musica cede il passo al rumore, il nichilismo raggiunge il livello di guardia e il quartetto, ormai allo sbando, celebra la sua leggenda con l’unico rito ancora praticabile, quello dell’autodistruzione.
Non è un normale album dal vivo, Winterland Concert, ma un reperto storico che mette a nudo l’anima più sordida e anarchica dei Sex Pistols così come l’inutile e dichiaratamente speculativo Filthy Lucre Live di quest’estate ne ha plastificato l’essenza di rocker d’assalto. “Avete mai avuto la sensazione di essere stati imbrogliati?”, domanda Rotten nel finale: inutile, crediamo, perder tempo a cercare una risposta.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.228 del 22 ottobre 1996

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