Dischord

Si è parlato di un ventennale ieri e si parla di un ventennale oggi, anche se il secondo risale a tredici anni fa e il suo festeggiamento discografico a undici. L’argomento è un’etichetta americana che ha fatto la storia, storia che non è stata minimamente oscurata dall’altro tempo trascorso.

Dischord copNel dicembre 1980, quando la Dischord Records iniziò la sua attività in quel di Washington D.C., il panorama underground d’oltreoceano era assai diverso dall’attuale, sia sul piano stilistico – il punk convenzionale stava evolvendosi nel ben più devastante hardcore, mentre parallelamente la cosiddetta new-wave generava un elevatissimo numero di figli purtroppo anche degeneri – e sia per quanto riguarda gli aspetti “pratici”: basti pensare che il formato discografico più diffuso era quello del 45 giri, e che le enormi difficoltà di distribuzione e promozione incontrate delle etichette indipendenti, le sole motivate a propagandare musica davvero alternativa, relegavano le band esordienti ed emergenti in una posizione estremamente decentrata rispetto al grande giro del rock. In quei giorni ormai lontani, quando ottenere una pur minima visibilità internazionale costituiva un serio problema (Internet era ancora fantascienza pura), la Dischord seppe comunque distinguersi fin dall’inizio per impegno, serietà e coerenza: requisiti che non ha smesso di ostentare, con giustificata fierezza, ai giorni nostri, dopo ventidue anni di storia documentata da oltre duecento dischi di vari formati (tra i quali una settantina co-prodotti con altri marchi, ad affermare il principio che la cooperazione è preferibile alla concorrenza). Sul Mucchio, che a quanto mi risulta fu la prima rivista italiana a concederle spazio, la Dischord approdò nel marzo 1982, con una mezza pagina a cura del sottoscritto: avevo scovato l’indirizzo in una fanzine americana acquistata a Londra, avevo scritto chiedendo di poter acquistare le loro produzioni e il gentilissimo Jeff Nelson mi aveva inviato in omaggio i primi sei 7”ep, assieme al secondo EP dei Necros frutto di un accordo con la Touch & Go. Oltre ai singoli, oggi pregiatissimi pezzi da collezione, conservo gelosamente la lettera di accompagnamento, un po’ per ragioni affettive e un po’ per usarla come “lasciapassare” quando prima o poi mi recherò al 3819 di Beecher St. per chiacchierare con i diretti interessati del passato, del presente del futuro. Magari portandomi dietro i numerosi altri articoli e recensioni da noi pubblicati nei due decenni a seguire, segni inequivocabili di una stima che non è mai venuta meno.
In questi giorni, con venti mesi di ritardo rispetto alla data reale, la “piccola” compagnia creata da Ian MacKaye e Jeff Nelson ha festeggiato ufficialmente il suo ventesimo compleanno con un oggetto di eccezionale bellezza, imperdibile tanto per i cultori quanto soprattutto per i più giovani: un cofanetto intitolato 1980-2000 – 20 Years Of Dischord del quale fanno parte tre CD e un libretto di 134 pagine che illustrano con la massima chiarezza il valore di questo autentico monumento del rock antagonista americano. Il primo compact, doppio, raccoglie allineati in ordine cronologico cinquanta brani rappresentativi di altrettanti gruppi che hanno inciso per l’etichetta: da Teen Idles e Minor Threat, nei quali militavano i due fondatori, a Faith e Scream, da Rites Of Spring e Gray Matter a Dag Nasty e Shudder To Think, da Nation Of Ulysses e Jawbox a Bluetip e Make-Up, fino (ovviamente) ai Fugazi – il cantante dei quali, come ben noto, è lo stesso MacKaye – sul cui ampio successo artistico e commerciale la Dischord ha consolidato il proprio invidiabile ruolo. Nel secondo trovano invece posto ventitré pezzi rari o inediti di band quali Teen Idles, Minor Threat, Government Issue, Void e Fugazi, un’intervista e sei tracce video riprese dal vivo: si tratta per circa tre quarti di materiale risalente ai primi ‘80, di grande interesse soprattutto per i collezionisti di antiche vestigia hardcore, genere del quale la scena di Washington è stata uno dei principali fulcri. Da non sottovalutare, infine, il ricchissimo e bellissimo booklet, che contiene mini-biografie e foto di tutte le formazioni coinvolte, alcuni brevi testi introduttivi firmati da Ian, Jeff e Henry Rollins (nel 1980 voce dei S.O.A., titolari del secondo disco Dischord), l’elenco e le copertine di tutti i lavori in catalogo e altre preziose – e, talvolta, curiose: vi troverete persino cani, magazzinieri e spedizionieri – testimonianze iconografiche.
Insomma, uno straordinario documento nel quale l’hardcore delle origini convive con le più policrome forme di punk creativo in un percorso forse poco lineare ma prodigo di stimoli. Perché il punk della Dischord è stato ed è tuttora sostanza senza vincoli più che barriere formali erette per soddisfare un’audience di settore, indole genuina più che atteggiamento, concetti articolati più che spesso sterili slogan. L’immagine in bianco e nero della copertina anteriore del libretto, presumibilmente del 1983, ritrae Ian e Jeff ancora poco più che ragazzi nel loro incasinatissimo ufficio; quella sul retro, a colori, mostra i due ancora nella stessa stanza, più ordinata ma pressoché identica, quasi vent’anni dopo. La scrivania, le librerie e il telefono sono gli stessi e anche abiti e pose dei nostri eroi non sono sostanzialmente cambiati, come a non voler lasciar dubbi sul fatto che lo spirito continua sebbene il tempo abbia lasciato non pochi segni sul viso e sul corpo (specie in termini di pinguedine in più e capelli in meno). La discordanza più evidente è che i volti, prima caratterizzati da espressioni piuttosto torve, sono adesso distesi in larghi e sinceri sorrisi, che riteniamo essere più che giustificati dagli eventi. Buon compleanno, Dischord, e auguri sinceri di almeno altri quattro lustri di musica vera.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.505 del 15 ottobre 2002

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Categorie: articoli | Tag: | 3 commenti

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3 pensieri su “Dischord

  1. Anonimo

    Ciao Federico, grande etichetta la Dischord, e che dischi! ne ho diversi in LP o meglio forse li avevo dato che molto probabilmente in settimana vendero’ la mia collezione di vinili diciamo ad un prezzo soddisfacente…il periodo difficile mi costringe a questa dolorosa decisione, non smettero’ di seguire questo blog e anche quello di eddy anche se non sarà la stessa cosa andare a cercare la vostra musica su itunes piuttosto che in rare edizioni e prime stampe in LP, che tristezza.
    Demis

    • 😦 😦 😦 😦 😦
      Mi dispiace molto, davvero. Solidarietà.

    • Io invece ne ho persi diversi negli anni quindi se possibile alcuni LP e cd Dischord li prendo volentieri se ben tenuti, scrivi pure in pvt e fammi sapere, grazie! ciao! (W FUGAZI! W DISCHORD RECORDS!): effettocollaterale[@]hotmail[punto]com

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