The Dirtys

Altro dischetto gustosissimo, l’unico per questa band, nel quale ha messo lo zampino Mick Collins. Ad essere interpretato in chiave (ancor più) lo-fi, in questo caso, non sono le sonorità roots, ma quelle punk. Non lesinate con il volume.

Dirtys copYou Should Be Sinnin’ (Crypt)
Con un nome, un titolo, un produttore (Mick Collins di Gories e Blacktop) e una copertina del genere, non c’erano molti dubbi sul fatto che l’esordio dei Dirtys fosse un lavoro al quale dedicare quantomeno attenzione, ma a consolidare ulteriormente la certezza hanno poi provveduto le solite note-stampa Crypt, nelle quali i quattro di Port Huron (Michigan) – oltre ad essere definiti “politicamente scorretti” – sono addirittura paragonati agli Stooges in preda a un eventuale trip Sixties-punk o ai primi, leggendari Pagans.
Alla prova decisiva dell’ascolto, You Shold Be Sinnin’ ha dimostrato in modo inequivocabile come l’enfasi del suddetto comunicato vantasse fondamenta ben più solide di quelle costituite dal semplice (e comprensibile) entusiasmo del boss Tim Warren. Dall’iniziale Midnite Till Noon alla conclusiva, programmatica Drink, Fight, Fuck!, passando per altri abrasivi gioielli quali I’m On Fire, Rock It Out Tonite!, Born To Lose, Live To Win o Sex Pain, l’album è infatti un furibondo assalto garage-punk’n’roll – nell’accezione più cruda e violenta del termine – effettuato con una sezione ritmica da infarto, chitarre affilate come lame e rumorose come seghe elettriche e voci che per brutalità e sporcizia non temono il confronto con le più lerce e maledette del ‘77. Trentatré minuti di puro massacro, insomma, a perpetuare il mito di un rock’n’roll grezzo, lancinante e peccaminoso, che pur riciclando sé stesso riesce sempre – se proposto, come in questo caso, con grande energia e autentico feeling – a regalare momenti di irrefrenabile, bestiale eccitazione. Perché attendersi qualcosa di diverso, del resto, da un gruppo che si è battezzato “gli zozzoni” e che dichiara di alimentare la propria Musa degenerata con “un’orgia di birra, ragazzine e cocaina”?
Tratto da Rumore n.70 del novembre 1997

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “The Dirtys

  1. Great record. Go buy it. Marc Dirty

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