Cheater Slicks

Dopo un poker di interviste, inauguriamo una “settimana del lo-fi”  che sarà incentrata su alcuni dei gran bei dischetti che rendevano e rendono felici noi cultori del r’n’r più lercio e abrasivo. Cominciamo con questi zozzoni che, incredibile, sono tuttora in attività.

Cheater Slicks copForgive Thee (In The Red)
Non sono davvero un gruppo per tutti, i Cheater Slicks: di sicuro inadatti per i puristi del rock convenzionalmente inteso, che magari troverebbero il loro approccio “un pelino” – gentile eufemismo – troppo urticante, e neppure per i cultori del punk, che potrebbero non gradire certe strutture e certe soluzioni di sapore roots. E di questo, come è ovvio (e giusto) che sia, il terzetto di Allston (Massachussetts) non si cura minimamente, come ha sempre fatto nei suoi dieci anni di attività sotterranea divisa tra produzioni discografiche di culto sponsorizzate da piccole (e piccolissime) etichette e concerti per pochi intimi.
In attesa che i demoni del blues e del rock’n’roll si mettano d’accordo sulla proprietà delle loro anime, i Cheater Slicks vanno avanti per la strada già tracciata da album oscuri e memorabili quali On Your Knees, Destination Ave, Whiskey e Don’t Like You (prodotto da un tal Jon Spencer), trasformando i solchi digitali di questo doppio CD – ventuno brani per 95 minuti – in una celebrazione del crossover in chiave lo-fi; un crossover crudo e istintivo dove forme musicali in odore di tradizione si legano a decisi estremismi di scuola garage, punk e noise in un incalzante susseguirsi di atmosfere spigolose, torbide e ubriache. Una storia, quindi che almeno in parte si conosce? Senz’altro, a patto di essere abituati ad associare la parola “rock” ai più lerci bassifondi underground e quindi a considerare come manna dal cielo (quasi) ogni uscita di etichette quali Crypt, Sympathy, Rip Off, Estrus e naturalmente In The Red. Una storia, però, che Forgive Thee ha il merito di riassumere in modo quantomai esauriente, con un linguaggio essenziale e diretto oltre che ineccepibile nella sostanza e nella non-forma. Un solo avvertimento: chi non sa vedere oltre la rassicurante (auto)compiacenza del corporate-rock, farà bene a starne alla larga; gli altri, quelli con le orecchie già rivestite del ritrovato anti-corrosione del dr.Spencer, si accostino pure con fiducia.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.283 del 25 novembre 1997

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