Bad Religion

Con i Bad Religion ho avuto a che fare parecchie volte, da quando – me lo dissero proprio loro – fui il primo in Europa a recensire un loro disco (si trattava, ovviamente, del 7”EP di debutto datato 1981). L’intervista che ricordo meglio è quella di un paio d’ore che feci a Milano con Greg Graffin e Brett Gurewitz nel 2004 (la pubblicai su Extra), ma sono affezionato anche a quest’assai più breve chiacchierata romana del 1996 con il solo cantante, di qualche mese successiva all’uscita di The Gray Race. Non credo che ciò dipenda – non solo, almeno – dalla mia convinzione che i (non più) ragazzi californiani siano grossomodo una delle più grandi band rock del mondo.

Bad Religion foto

Anche senza il chitarrista e membro fondatore Brett Gurewitz e nell’ambito di una kermesse concertistica tanto ricca di nomi quanto poco omogenea, i Bad Religion sanno fare la loro figura: d’altronde, l’esperienza e la classe dei padri dell’hardcore melodico “made in California” non si discutono, né possono essere messe in crisi da quisquilie come il caldo sole pomeridiano, l’impianto che faceva le bizze e una scaletta che li poneva in un sandwich dove Paradise Lost e Slayer interpretavano il ruolo delle fette di pane. La conversazione con Greg Graffin, cantante e fulcro della compagine di Los Angeles comprendente anche i chitarristi Greg Hetson e Brian Baker, il bassista Jay Bentley e il batterista Bobby Schayer, si è svolta nell’asettico camerino ricavato in una grande sala sotto la Curva Sud dello Stadio Olimpico di Roma, mentre i roadie dei Sepultura si cimentavano in un’improvvisata session calcistica di “passaggi e tiri in porta”. Una chiacchierata amichevole e illuminante con un musicista che, un po’ per l’aspetto da bravo ragazzo e un po’ per l’eloquio forbito e i modi gentili, non somiglia davvero a ciò che ci si aspetterebbe dal leader di una delle più poderose e feroci macchine da rock’n’roll degli ultimi quindici anni.
Cosa rispondi a quanti accusano i Bad Religion di suonare da quindici anni la stessa canzone?
Solo di ascoltare bene i dischi. Se lo si fa sul serio e non si hanno le orecchie foderate non dovrebbe essere difficile accorgersi della costante evoluzione. Siamo maturati e credo sia normale, visto che quando abbiamo cominciato questa avventura ero un ragazzino e adesso sono un uomo di trentuno anni; inoltre, nego decisamente che il punk sia un tipo di musica chiuso a sperimentazioni e spunti personali: noi tentiamo di espandere i confini del punk rock spingendo dall’interno verso l’esterno.
Ma cosa significa, per te, punk?
I Bad Religion non hanno mai copiato nessuno, ma hanno sviluppato un proprio stile. A mio parere punk significa individualità e stereotipi riconoscibili ma non vincolanti; e, anche, provocare la gente e cercare di farla riflettere un po’ di più a proposito del mondo in cui viviamo. Non è una cosa semplicissima, e questo è probabilmente il motivo per il quale non siamo il gruppo più popolare del mondo.
Non è in qualche modo frustrante il fatto che altre band chiaramente ispirate ai Bad Religion ottengano un successo maggiore del vostro?
Cerco di guardare a quello che ho raggiunto, senza fare paragoni con gli altri. Sono soddisfatto dei milioni di dischi che abbiamo venduto e della loro qualità. Esisteranno anche gruppi più popolari dei Bad Religion, ma forse non altrettanto felici.
Cosa ne pensi del fatto che il punk, almeno in generale, sia considerato una musica per teenager?
In linea di massima è così, ma credo che chi è cresciuto con i Bad Religion capisca che ciò di cui scriviamo non appartiene al mondo adolescenziale: sono cose serie che coinvolgono chiunque, adulti e giovani, uomini e donne, cristiani e non cristiani. Comunque non trovo affatto negativo che i teenager siano semplicemente coinvolti ed eccitati dalla nostra musica.
E per quanto pensi ancora di poter andare avanti?
Non saprei. Amo fare musica e i Bad Religion mi offrono la migliore opportunità per farlo. Quando mi sentirò troppo vecchio o troppo poco ispirato per continuare, mi dedicherò alla ricerca scientifica: ho studiato all’Università per undici anni e mi sono laureato, ma per forza di cose non ho avuto molto tempo da dedicare alla mia altra grande passione, la biologia.
I Bad Religion non appartengono alla prima generazione del punk californiano, ma sono nati qualche anno più tardi. Da cosa siete stati influenzati?
Non è stato un altro gruppo, ma il programma radiofonico di Rodney Bingenheimer, “Rodney on the ROQ”: quando ero ragazzino la sua stazione era l’unica a trasmettere la musica che mi piaceva. È strano, ma se ci penso mi rendo conto che ho assistito al mio primo concerto punk solo tre mesi prima di dar vita ai Bad Religion.
Domanda scontata: secondo te, qual’è il vostro miglior disco?
So che la risposta ti sembrerà altrettanto scontata, ma per me il miglior album è sempre l’ultimo che abbiamo inciso. Credo che le capacità compositive e interpretative migliorino anno dopo anno, e che i nostri dischi riflettano questa crescita.
Sei incazzato come quando avevi sedici anni?
Sì, anche se all’epoca la mia rabbia era meno definita, meno focalizzata. Di solito man mano che si invecchia si diventa più malleabili, ma per me il tempo trascorso mi rende sempre più preoccupato del funzionamento di questa nostra società. Mi rende più consapevole dell’ingiustizia e delle ineguaglianze, e questo impedisce alla mia rabbia di affievolirsi. Noi possiamo rivestire un ruolo educativo, avvertire la gente di come davvero stanno le cose. Per farlo non esiste mezzo migliore della musica: è qualcosa che puoi dividere e scambiare con gli altri, assieme alle idee, mentre ti diverti.
Come ti sei sentito quando siete stati pesantemente criticati per aver firmato con una major?
Penso che parte del nostro pubblico si sia sentito tradito perchè vedeva la Epitaph come una specie di simbolo dell’essere punk, mentre per noi era solo un’etichetta che avevamo fondato da ragazzini e che, essendo diventata una grande compagnia, ha subito una profonda trasformazione. Brett Gurewitz è molto cambiato come persona, e anche la Epitaph è cambiata; noi eravamo stanchi di doverci preoccupare del marketing, volevamo pensare solo a comporre e suonare musica, e la Sony ci ha offerto di stampare e distribuire i nostri dischi in tutti i negozi senza interferire in alcun modo con la nostra creatività. Alla Sony non importa delle nostre idee, mentre la Epitaph ci tiene che le idee dei suoi gruppi siano o sembrino in sintonia con una specie di “etica punk”: nel 1980 abbiamo fondato una nostra etichetta per essere liberi di esprimere le nostre idee, come avremmo potuto ampliare gli orizzonti del punk rock essendo costretti in un clichè?
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.226 dell’8 ottobre 1996

Annunci
Categorie: interviste | Tag: | 2 commenti

Navigazione articolo

2 pensieri su “Bad Religion

  1. Eliseno

    Credo che Greg Graffin sia uno dei rockers più intelligenti mai esistiti e vorrei tanto avere la possibilità di parlarci a lungo un giorno.

  2. Orgio

    Anche se il loro concerto di Bologna del giugno scorso non mi ha particolarmente entusiasmato, devo condividere la tua opinione: sono una delle più grandi band di sempre, e Graffin un modello per chiunque sia tanto lungimirante da apprezzare il tentativo di iniettare una riflessione profonda e semanticamente ineccepibile nella fisicità del rock ‘n’ roll.
    Colgo l’occasione per ringraziarti di avermeli “presentati” con il volumetto Giunti, attorno all’epoca di uscita di No Substance.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: