Canzoni per X-Files

Negli anni ‘90 la serie televisiva “X-Files” godeva di una popolarità eccezionale, tanto da essere diventata – come “Twin Peaks” prima e “Lost” dopo – un fenomeno di costume a livello planetario. In Italia, la Magic Press pubblicava addirittura un mensile ufficiale, “X-Files – La rivista del fantastico e del mistero”, nel quale trovavano posto i fumetti della Topps ispirati al telefilm e articoli legati alla stessa serie o dedicati ad argomenti “misteriosi” più o meno affini. Durò parecchi anni e io ci scrissi parecchi pezzi non solo di musica e dintorni (uno lo trovate qui): ad esempio, l’excursus su una bella raccolta di canzoni attinenti alla serie che ora ripropongo affiancandogli la recensione della colonna sonora del primo dei due film di “X-Files” uscita invece sul Mucchio.

X-Files cop1Songs In The Key Of X (Warner)
Prima o poi sarebbe dovuto accadere: non era infatti possibile che due tra le piu gettonate “manie” degli ultimi anni – da un lato, ovviamente, “X-Files”, dall’altro quella non meno dilagante del tributo discografico non trovassero un punto d’incontro. È successo con questo Songs In The Key Of X, il cui titolo è parafrasato da quello di un celeberrimo album di Stevie Wonder (Songs In The Key Of Life, edito esattamente due decenni fa), la cui uscita, avvenuta sul finire dello scorso mese di marzo, ha suggellato una lunga e Iaboriosa opera di preparazione che ha coinvolto la Warner Bros, il produttore esecutivo David Weiss (assieme a Don Fagenson mente dei Was (Not Was), storico ensemble dance/avanguardista assai popolare negli anni ‘8O) e l’ideatore del serial Chris Carter, qui in veste di coproduttore esecutivo nonché autore delle note di copertina e del testo di un brano (If You Never Say Goodbye dei PM Dawn). Piuttosto che lanciarci in una serie di elucubrazioni critiche sui contenuti del CD, vi diremo subito che Songs In The Key Of X è una raccolta di notevolissima caratura, tutt’altro che danneggiata sotto il profilo artistico dall’estrema varieta delle canzoni. Le profonde diversità anagrafiche, stilistiche e di background esistenti tra i vari musicisti che hanno collaborato al suo assemblaggio contribuiscono infatti a rendere l’esperienza di ascolto quantomai piacevole e stimolante, come in un certo senso è logico che sia per un’iniziativa che ha impegnato molti tra i nomi piu in vista del rock americano contemporaneo; rock “alternativo”, sia chiaro, perche un cast di tipo convenzionale non avrebbe davvero avuto senso considerato come una delle principali attrattive del nostro show preferito sia proprio l’inusualità.
Detto che l’album ha come sottotitolo un eloquente Music From And Inspired By The X-Files, che la copertina di Sue Coe puo essere spiegata in un originale mini-poster e che la forma compositiva più frequentemente sviluppata dai vari partecipanti è quella della ballata (con adattamenti comunque molto liberi del concetto), non resta che esaminare nel dettaglio la scaletta. Una scaletta, lo sottolineiamo ancora, davvero sorprendente per la qualità degli episodi come per il blasone di quasi tutti gli interpreti, che ha tutte le carte in regola per appassionare, stupire e magari sconvolgere anche chi di musica moderna, sotterranea e all’occorrenza stravagante non ne mastica parecchia. L’apertura, e forse non poteva essere altrimenti, e affidata alla versione integrale della sigla del telefilm (The X-Files Theme, firmata da Mark Snow), ipnotica e insinuante nelle sue liquide trame elettroniche; in conclusione, la stessa è presentata in un efficace remix in chiave “hippie hop” a cura dei PM Dawn, che come già detto sono presenti anche con l’evocativa If You Never Say Goodbye, mentre dominata da avvolgenti armonie sintetiche è pure la lunga, intensa e affascinante My Dark Life, frutto di una singolare session con protagonisti il sempre poliedrico Elvis Costello e il genio delle strategie oblique Brian Eno. Quella tra l’ex sosia di Buddy Holly e l’ex Roxy Music non è comunque l’unica bizzarra collaborazione del disco, dato che tra i pezzi figurano una curiosa Star Me Kitten suonata dai R.E.M. e recitata dall’anziano William S.Burroughs (sì, quel Burroughs) e un’allucinata The Hands Of Death (Burn, Baby, Burn) dove Alice Cooper duetta con il suo virtuale erede, Bob Straker degli White Zombie; il resto del lavoro, invece, presenta “solo” bellissime canzoni che oscillano tra il pop sghembo degli imprevedibili Soul Coughing (Unmarked Helicopters) e la leggiadria cantautorale di Sheryl Crow (On The Outside), tra il graffiante psycho-R&B del leggendario Screamin’Jay Hawkins (la classicissima Frenzy) e le fantasie tradizionaliste dei Meat Puppets (Unexplained), tra la satanica oscurità di Danzig (Deep) e la limpidezza chitarristica dell’ex Pixies Frank Black (Man Of Steel), tra la ieratica solennità di Nick Cave (Red Right Hand, assieme a Frenzy la sola traccia già conosciuta) e la narcosi degli emergenti Filter (Thanks Bro). Inoltre, il remake della robotica Down In The Park, alla fine dei ‘70 hit dei Tubeway Army di Gary Numan, che i Foo Fighters dell’ex Nirvana Dave Grohl hanno trasformato in un’ancor più inquietante litania post-grunge.
Commissionati appositamente per quest’album, con le uniche due summenzionate eccezioni, i brani di Songs In The Key Of X sono stati ascoltati (o lo saranno nel prossimo futuro) anche all’interno di varie puntate di “X-Files”, allo scopo di consolidare un legame molto più saldo di quanto di solito avviene per operazioni dettate solo da pur giustificabili urgenze di carattere commerciale. In caso contrario, Chris Carter – che, come ben sapete, non è molto propenso ad accontentarsi – non avreboe definito il progetto “un intreccio sonoro basato sulla prima legge della Termodinamica: musica ispirata dallo show e a sua volta ispirazione per lo stesso”. Da sentire in cuffia. di notte e sotto un cielo stellato, per credere una volta in più che quel puntino luminoso che ci passerà davanti agli occhi sia qualcosa di diverso da un meteorite.
PS In aggiunta a quanto indicato nelle note, il CD contiene due canzoni nascoste opera di Nick Cave, ovvero la recitativa Time jesum transeuntum et non fievertentum e una personalissima interpretazione della sigla di “X-Files”. Per ascoltarle avviare il pezzo numero 1 e tornare indietro di otto minuti utilizzando il comando “rew”.
Tratto da The X-Files n.7 dell’aprile 1996

X-Files cop2X-Files – The Album (Elektra)
Per godere del film di cui quest’album costituisce la colonna sonora, a meno di non organizzare prima una trasferta oltreoceano, gli “X-Philes” italiani dovranno attendere il prossimo 9 ottobre: un’attesa abbastanza lunga ma comunque non troppo gravosa, specie considerando che Mediaset deve ancora trasmettere in TV buona parte degli episodi della quinta stagione che dello spettacolo cinematografico costituiscono antefatto imprescindibile. Intanto, sul mercato di tutto il mondo ha fatto la sua comparsa X-Files – The Album, colonna sonora resa decisamente singolare dal fatto che nessuno dei partecipanti ha potuto visionare le scene delle quali avrebbe dovuto realizzare l’accompagnamento musicale: un’operazione “al buio”, in linea con le atmosfere tutt’altro che solari del serial, che ha molti punti in comune con quel Songs In The Key Of X che due anni fa – sempre con la produzione di Don Was e sotto la direzione di Chris Carter – aveva (ottimamente) allineato una quindicina di “libere interpretazioni” sul tema dell’ignoto in genere e di “X-Files” in particolare. Logico, in un certo senso, che alcuni dei gruppi presenti nella prima raccolta abbiano voluto ribadire con un nuovo contributo il proprio legame artistico e affettivo con le avventure degli agenti Mulder e Scully (in ordine di apparizione: Filter, con una bella cover di One dei Three Dog Night, Foo Fighters e Soul Coughing), ma altrettanto ovvio che nel cast figurino in massima parte nomi nuovi, peraltro tutti arcinoti: da Sting, che reinterpreta assieme agli Aswad la Invisible Sun dei suoi Police, ai redivivi X con Ray Manzarek, che rileggono in modo molto personale Crystal Ship dei Doors; da Noel Gallagher degli Oasis, autore dell’inquietante strumentale Teotihuacan, ai Cure e a Björk, che senza allontanarsi dal loro consueto stile offrono le eccellenti More Than This e Hunter; da Mike Oldfield e Dust Brothers, entrambi alle prese con alchimie sull’inconfondibile sigla di “X-Files”, fino ai vari Tonic, Ween, Cardigans, Better Than Ezra (in un contesto simile, può andar bene persino la loro clonazione degli U2) e Sarah McLachlan.
Album eccellente, non c’è dubbio. Vario, ispirato, godibilissimo, addirittura per più di un verso “importante”. Teniamoci ben strette le sue piccole, grandi meraviglie, e lasciamo pure al film il compito di svelare i misteri.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.311 del 23 giugno 1998

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