Max Pezzali – 883

Occasionalmente, come ormai si dovrebbe aver capito, mi piace stupire con qualcosa che magari da me non ci aspetterebbe. Articoli che, sia chiaro, non ho scritto sotto costrizione ma solo per il desiderio – e magari anche il piacere, perché no? – di cimentarmi con temi diversi e personaggi lontani – ma lo sono poi davvero? – dal mio/nostro mondo. Poco più di un anno fa mi divertii molto a realizzare questa intervista a Max Pezzali, successiva alla diffusione in Rete da parte di Rockit del tributo agli 883 che visto la partecipazione di un gran numero di esponenti della nostra scena indie. Fra poche ore il simpatico Mr.883 pubblicherà il suo nuovo album, e questo mi sembra il miglior momento per il recupero.

883Dimmi perché
L’indie nazionale che, compatto, rivisita le canzoni degli 883, specie quelle del periodo iniziale con Mauro Repetto: un sintomo di decadenza terminale della scena, o c’è sotto qualcos’altro? Ci abbiamo ragionuto su e abbiamo indagato, facendoci aiutare da – ebbene sì – Max Pezzali.

* * *

Ormai non ci si stupisce più di nulla, ma nel circuito della nostra musica indipendente la notizia ha suscitato scalpore. Sembra infatti piuttosto stravagante che ben ventuno artisti di (più o meno provata) fede alternative si siano consorziati per rendere omaggio a esponenti di spicco di quel pop da alta classifica che il pubblico “impegnato” di norma ritiene privo di contenuti. D’accordo che nell’estate 2011 la Garrincha Dischi di Bologna aveva organizzato Il Cantanovanta 1990-2000, con ventisei rivisitazioni di hit assortiti, ma la faccenda è diversa: lì si celebrava un periodo e dunque l’operazione poteva essere archiviata alla voce “cazzggio”, mentre qui l’oggetto dell’omaggio è un’unica band ultracommerciale. Significa forse che le ultime barriere sono state abbattute, e quindi che l’antica dicotomia fra cultura e sottocultura, fra “buoni” e “cattivi” non ha più motivo di esistere, almeno per la generazione dei grossomodo trentenni? Dallo scorso 11 aprile, comunque, il sito http://www.rock.it – il più frequentato dal popolo indie – è stato preso d’assalto dai tanti che volevano entrare in possesso, attraverso il download gratuito, di Con due deca, il tributo agli 883 in cui sfilano – tra gli altri – I Cani e Colapesce, Egokid e Amor Fou, Maria Antonietta e Il Triangolo, Carpacho e Numero6. Molto stupito della mobilitazione e dei riscontri ottenuti dal progetto è anche Max Pezzali, che della sigla – “rubata” a un modello di Harley-Davidson – detiene la titolarità. “Per me è stata una sorpresa quasi sbalorditiva: mai avrei pensato a tanta entusiastica adesione in un ambito così tradizionalmente lontano da quello in cui mi muovo io. Evidentemente, nel bene e nel male, quanto fatto con gli 883 specie nella prima metà dei ‘90 è finito nell’immaginario collettivo. Non credo, però, che il mondo indie e quello pop siano poi realmente antitetici… credo che ci sia un sacco di gente che vuole raccontare qualcosa con le canzoni e lo fa in base al proprio vissuto, alla propria preparazione, al proprio modo di concepire la musica. Una piccola parte di tutto ciò rimane patrimonio comune, al di là delle definizioni di comodo scelte per inquadrare generi e artisti, e anche della qualità oggettiva delle proposte”.
Impulso per il “disco” in MP3 sono stati I Cani, che nei concerti seguiti all’uscita del loro primo album avevano preso a proporre Con un deca, raccogliendo parecchi consensi (con tanto di Pezzali ospite sul palco nelle date conclusive del tour). Proprio vero, allora, che i tempi sono cambiati, e che sull’onda della Retromania qualsiasi cosa può essere tranquillamente sdoganata: nel passato anche prossimo, nel “giro”, chi avesse dichiarato di ascoltare e magari apprezzare gruppi alla 883 sarebbe stato sbeffeggiato; nel 2012, invece, certe simpatie non sono più reputate scheletri nell’armadio e sono anzi dichiarate senza alcun timore di perderci la faccia. L’affetto per gli autori di Hanno ucciso l’Uomo Ragno o Sei un mito, brani che impazzavano ovunque quando gli interpreti di Con due deca erano teenager se non bambini ci può stare, ma la spiegazione non può essere solo questa. E allora? Non sarà che gli 883 erano, inconsapevolmente per i diretti interessati (ma non per lo scaltro Claudio Cecchetto che li gestiva), più “seri” di quanto si ritenesse, al di là degli arrangiamenti terrificanti e della terminologia funzionale ma di sicuro non da letterati? “Quelle canzoni raccontano passaggi obbligati della vita giovanile, inevitabili per ogni generazione. Inoltre, sono legate a un ambiente malinconico di provincia che da decenni è pressoché immutato, in cui ci si rispecchia: il discorso non riguarda solo la Pavia dove sono cresciuto, ma l’Italia intera. La nostra è una nazione che non riesce ad aprirsi, a compiere il salto verso l’esterno: anche quelli che paiono autentici hipster, andando a scavare evidenziano il loro background da piccolo centro, o di quartiere nel caso di grandi città. Non mancano le eccezioni, ma come popolo temiamo ciò che non è circoscritto e amiamo quello che è più piccolo e vicino e quindi comprensibile. Lo prova il fatto che da noi non ci sono metropoli autenticamente cosmopolite: pure Milano, per quanto si sforzi di essere Berlino, non lo è. Torno spesso a Pavia e riscontro che, nonostante le evidenti differenze dagli anni ‘90, mi basta poco per ritrovarmi nel clima che generò quei brani. Tutto è molto più immobile di quanto possa pensare se prendo me stesso come parametro. Si vede che l’evoluzione di certi luoghi della mente è più lenta e dunque determinati testi che li descrivono potrebbero essere stati scritti adesso… la loro età è rivelata solo da piccoli dettagli, come le partite sentite con le radioline o lo stadio ‘Delle Alpi’ che è stato demolito”.
883, insomma, come esorcismo delle nostalgie, come veicolo in grado di riportare ai giorni in cui si era più incoscienti, più felici e anche più coglioni? Ha senza dubbio senso. 883 come le sigle dei cartoon, ma con la realtà quotidiana – un po’ sfigata, nessuno lo nega, ma nostra – al posto di più mitici ma improbabili Goldrake. “Provo come un naturale bisogno di continuità con il mio passato. Non amo le fratture nette, e quelle polaroid un po’ sbiadite costituiscono il sostrato emotivo di ciò che sono ora: non le vedo come qualcosa di differente da me, bensì come qualcosa di lontano che comunque mi porto dentro”. E poi, perché negarlo?, come valvola di sfogo puramente ludica, perché chiunque non sia una persona tristissima vorrebbe vivere qualche momento da Peter Pan. “Mauro Repetto e io eravamo due folli che, sui banchi di scuola, hanno cominciato a condividere la passione per la musica, benché privi di nozioni tecniche e guidati solo da una folgorazione per l’hip hop. Non fosse stato per lui, un formidabile motivatore, gli 883 sarebbero rimasti chiusi in cantina, soffocati dalle mie insicurezze e dalla mia ritrosia alle luci di qualsiasi palcoscenico: il suo motto era ‘dignità zero’, vita senza alcun filtro. L’aspetto migliore della musica era trovarsi assieme giocando, senza obiettivi. Per me l’idea di farlo da solo era inconcepibile, e infatti quando lui se n’è andato è stata dura, scrivere non era più divertente”. Ci piace credere che i ventuno gruppi o solisti di Con due deca fossero animati dallo stesso spirito, quando rielaboravano – che i risultati lascino spesso a desiderare ha in fondo importanza relativa – quelle vecchie canzonette. “Provo sempre curiosità per il modo di lavorare degli altri, chiunque siano, e sono dunque rimasto affascinato dalla vitalità che traspare dai brani: pochi sono ‘compitini’ e moltissimi, invece, sono tanto personalizzati da sconfinare nello stravolgimento, fino a momenti di genio come La regina del Celebrità degli Egokid, dove la prospettiva della vicenda, che ha per protagonista una decadente drag queen, viene totalmente ribaltata assumendo toni sinistri”. Resta tuttavia il dubbio che, fatti salvi il gusto per il divertissment e i genuini rimpianti per l’adolescenza che si è lasciata alle spalle, dietro il recupero degli 883 si nascondano – almeno per taluni – intenti autopromozionali: marketing di serie B, è ovvio, ma se così fosse non ci sarebbe da meravigliarsi: il leitmotiv di parecchie canzoni della band era proprio l’esaltazione della sfiga, a anche questa sarebbe la chiusura di un cerchio.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.694 del maggio 2012

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Categorie: interviste | Tag: | 9 commenti

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9 pensieri su “Max Pezzali – 883

  1. timelyangel

    io sono cresciuto in un’epoca di forte contrapposizione fra musica cosiddetta impegnata e musica biecamente commerciale, per cui non ha alcun senso per me lo sdoganamento degli orribili 883…ora probabilmente la mentalita’ e’ cambiata ma dovrebbe rimanere comunque un po’ di buon gusto musicale per evitare certi ripescaggi…mi ricordo che quando usci’ il primo disco degli 883 ebbi un barlume di interesse, pensando che con hanno ucciso l’uomo ragno volessero riproporre il filone del rock demenziale, poi ho ascoltato il resto e li ho schifati. L’articolo comunque ha un suo fondamento di interesse

  2. ArgiaSbolenfi

    Dalla sfiga all’indiesfiga.. haha geniale!

  3. giannig77

    Non mi scandalizzo di un post simile, anzi. Sarò che avevo 15 anni quando uscì il debut di Max e Mauro e quindi ero abbastanza scevro ancora di informazioni “giuste” (anche se ero già stato acchiappato dall’epopea grunge e da lì’a poco mi sarei immerso nel rock alternativo italiano, allora in gran fermento), ma io li ho ascoltati, anzi, mandati a memoria. Sono della provincia come me ed era inevitabile immedesimarsi, anche se in effetti loro raccontavano il prototipo dello “sfigato”, più che altro. Li ho sempre trovati però onesti, sinceri e genuini, pur in un contesto estremamente commerciale e addomesticato. Credo che la sua rivalutazione sia stata naturale, nel senso che davvero tutti, all’epoca – volenti o nolenti – conoscevano i loro pezzi ed era quasi impossibile non ascoltarli! Detto ciò, lo dico sinceramente, non ho tanto apprezzato l’operazione degli artisti indie, parlo proprio a livello di resa, più che per l’idea in sè, invero non disprezzabile. Preferisco però la riproposizione del debutto con gli artisti hip hop o l’ultimissimo album in cui ha raccolto per i suoi grandi successi i big italiani.

    • Orgio

      Io di anni ne avevo 8 ma mi riconosco in ogni parola. Aggiungo solo che, a differenza di moltissimi altri, Max Pezzali mi sembra encomiabilmente lucido nell’analizzare le ragioni del successo degli 883, e inoltre ha l’aria di avere costantemente mantenuto i piedi per terra, anche all’apice della fama: mi pare doveroso rendergliene merito.
      Per inciso, ha pienamente ragione a dire che l’Italia è un Paese provinciale: “Non Me La Menare” sembra un outtake da “Hysteria”! 🙂

  4. Pretty Vacant

    Bell’articolo! Gli è che mi facevano cagare nel ’92 e non saranno certo i Cani a farmeli piacere.

  5. giuseppe

    in effetti da te non me lo sarei aspettato,haahha scherzo ovviamente!!! e’ chiaro che bisogna leggere l’articolo per capire,grande fede!!!

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