The Doors

Ancora una scheda dell’articolo di Extra sui “100 album rock da evitare”, l’ultima delle tre – le altre, Yngwie Malmsteen e W.A.S.P. – che scrissi per la prima fascia, quella dei venti titoli dai quali tenersi più alla larga. Il discorso “critico” è naturalmente sviluppato in modo eccessivo se non addirittura paradossale, e va valutato alla luce dell’ironia… anche se questa recensione, magari, non è granché divertente.

Doors copOther Voices (Elektra, 1971)
Sulla foto che fa bella (?) mostra di sè sul retrocopertina di Other Voices, John Densmore, Robby Krieger e Ray Manzarek se la ridono di gusto, ma cosa cacchio ci sarà da essere allegri lo sanno soltanto loro: hanno seppellito da sì e no tre mesi il loro cantante Jim Morrison, cioè l’icona rock che li aveva strappati a un grigio destino di pur abili mestieranti per consegnarli alla leggenda, e invece di prendersi una salutare pausa riflessiva e rigenerativa hanno appena inciso uno dei dischi più insulsi che la storia ricordi. Tanto insulso che, infatti, i Nostri gli daranno un unico sequel (Full Circle, dell’anno successivo) e dimenticheranno poi le gloriose Porte, salvo riesumarle per progetti tanto doverosi quanto remunerativi incentrati su materiali d’archivio e per qualche sporadica rentrée in trio o con illustri ospiti (grida vendetta quella del 2002, con il microfono che fu del Re Lucertola in mano a Ian Astbury dei Cult).
Il problema del disco, comunque, non risiede tanto nella voce – peraltro inadeguata – di Manzarek: Jim Morrison non poteva essere sostituito. E nemmeno nella presunzione mostrata dai tre superstiti continuando a far uso di un nome che avrebbe dovuto essere abbandonato in segno di rispetto per il compagno scomparso. Sta, invece, in una musica scialba e piatta al di là delle più pessimistiche aspettative (in fondo, sotto il profilo strumentale, non era cambiato nulla), che striscia con scarsa convinzione scimmiottando quegli stessi stilemi R&B sui quali i veri Doors volavano alto (e sui testi è meglio glissare). Musica così povera di nerbo, di passione e di senso che non avrebbe funzionato neppure se l’avesse interpretata Morrison. Shock da perdita incolmabile? Esorcismo per il dolore? Maldestro tentativo di battere il ferro finché era caldo? Ansia di dimostrare al mondo, e a loro stessi, che Jim era uno dei Doors e non i Doors? Chissà. Quel che è certo è che l’ipotetica cura si è dimostrata addirittura peggiore della malattia.
Tratto da Mucchio Extra n.9 della Primavera 2003

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Categorie: recensioni | Tag: | 7 commenti

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7 pensieri su “The Doors

  1. mimmo monopoli

    caro Federico,mi chiedo perchè non scrivi qui di uscite musicali recenti,accanto al recupero di cose interessanti scritte da te in passato?

  2. easter

    I due dischi post-Morrison, più che altro, mettono un’infinita tristezza. Una delle operazioni più sbagliate della storia del rock, se non la più sbagliata. Non è un caso che non siano mai stati stampati in cd.

  3. Chango

    Ahahaha.
    Che beffarda coincidenza.
    R.i.p. Ray

  4. backstreet70

    Tutto O.K. tranne che considerarli abili mestieranti.
    Insomma sono un po’ meglio.

    • Sì, magari è anche vero, ma resta il fatto che dopo la morte di Jim Morrison fra tutti e tre hanno fatto davvero poco di rilevante…

      • backstreet70

        Beh io mi riferivo alla loro bravura tecnica più che artistica.
        Comunque come produttore manzarek ha prodotto gli X e scusa se è poco

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