W.A.S.P.

Dopo quella dello scorso 21 marzo con protagonista Yngwie Malmsteen, una seconda recensione tratta dall’excursus del Mucchio Extra sui “100 album rock da evitare”. Anche qui si parla di un disco di area metal: un ambito che, almeno per quanto concerne le sue manifestazioni più eccessive, ben si presta alle punzecchiature se non addirittura allo scherno plateale.

WASP copW.A.S.P. (Capitol, 1984)
Il nome è già un programma: l’acronimo per White Anglo-Saxon Protestant (non proprio l’equivalente USA della Pura Razza Ariana, ma quasi), che i quattro di L.A. interpretavano però come “We Are Sexual Perverts”. Una fiera dichiarazione di appartenenza, insomma, sottolineata da concerti-happening ricchi di sangue, carne cruda, ragazze poco vestite e altre brillanti trovate a metà fra il trash e lo splatter (una volta, sul palco, uno dei musicisti mangiò addirittura una ciotola di vermi vivi). Non bastasse, a non lasciare dubbi sul fatto che i membri (eehm…) della band andassero tenuti a distanza di sicurezza provvedette la copertina del loro primo 12”, rifiutato dalla Capitol ma pubblicato dagli esteti della Music For Nations: una zona pelvica maschile, con sospensorio leopardato, nella quale penetra una sega circolare. Il tutto per un brano bucolico ed evocativo come Fuck (Like A Beast), quintessenza di buon gusto che all’epoca suscitò scalpore – anche in termini di vendite – tra le tribù dei metallari decerebrati in cerca di nuovi totem da venerare.
Pochi mesi dopo giunse il primo album, che non riproponeva il singolo (presente, però, nella ristampa in CD) ma che in compenso allineava altre dieci canzoni con titoli di sublime classe come Tormentor, On Your Knees o The Torture Never Stops. Nulla di (troppo) drammatico sul piano strettamente musicale, sia chiaro: solo variazioni stantie sull’abusato tema punk’n’roll/glam di scuola New York Dolls (nei quali il cantante e chitarrista Steven Duren, alias Blackie Lawless, aveva rilevato il posto di Sua Tossicità Johnny Thunders), ma è proprio in casi come questi che l’abito, come dire?, fa il monaco. L’anno dopo, parecchie loro esibizioni furono annullate a causa delle proteste di un gruppo di mogli di membri (ancora? ancora!) del Congresso, che ritenevano i W.A.S.P. un pericolo per la crescita dei giovani. E persino noi che siamo rocker impenitenti e sostenitori della libertà di espressione saremmo andati a manifestare al fianco delle mamme.
Tratto da Mucchio Extra n.9 della Primavera 2003

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “W.A.S.P.

  1. Anonimo

    Manifestare al fianco delle mamme??? ma dai lol!

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