Joey Ramone

Dopo quello di Warren Zevon, un altro album di addio alla musica e anche, purtroppo, alla vita. Dalla scomparsa ampiamente annunciata del cantante dei Ramones sono trascorsi quasi dodici anni, ma la sua figura rimane più che mai presente. Per quanto fatto nel corso della carriera e certo non per un forzatissimo, secondo disco postumo parecchio inferiore a questo, …Ya Know? del 2012.

Joey Ramone copDon’t Worry About Me (Sanctuary)
Com’è noto, Jeffrey “Joey Ramone” Hyman se n’è andato per sempre il 15 aprile 2001, ucciso neppure cinquantenne dal cancro con il quale aveva a lungo combattuto, lasciando una traccia indelebile nella storia del punk (del quale era icona tra le più popolari e amate) e del rock in genere. Dallo scioglimento dei suoi Ramones, nel 1996, aveva avviato le session d’incisione del suo primo album da solista, rivelatesi assai lunghe e faticose proprio a causa del male che gli rendeva difficile cantare e della sua ostinazione nel voler realizzare un lavoro all’altezza delle sue capacità. Per questo non è giusto considerare Don’t Worry About Me, che Joey aveva fatto appena in tempo a terminare, come la consueta, odiosa speculazione postuma, ma ci piace vederlo come un autentico atto d’amore nei confronti della vita e della musica: un amore sottolineato dalla scelta di collocare in apertura e chiusura di scaletta due brani sintomatici dell’approccio del Nostro come la cover della classicissima What A Wonderful World (in italiano Che mondo meraviglioso) e Don’t Worry About Me (cioé Non preoccupatevi per me).
Non è comunque la commozione a farci affermare che Don’t Worry About Me è un disco davvero brillante: prevedibile, è ovvio, con la sua miscela di punk’n’roll e Sixties-pop in perfetto stile Ramones (diciamo periodo Road To Ruin), ma godibile più di molte pur godibilissime prove della band-madre. Piace tutto, nei suoi undici episodi (tra i quali una rilettura di 1969 degli Stooges, quasi a voler rimarcare le radici ribelli): l’equilibrio tra energia e melodia, la cura degli arrangiamenti, la qualità dei collaboratori (dal bassista ex Dictators Andy Shernoff al batterista Marky Ramone, fino all’esperto produttore Daniel Rey), la bontà delle canzoni (semplici, si diceva, ma irresistibili) e soprattutto la voce di Joey, che non si potrebbe confondere con quella di nessun altro. Non aggiunge assolutamente nulla alla vicenda/leggenda dei “finti fratelli” newyorkesi, Don’t Worry About Me, ma è molto probabile che chiunque vorrà porterselo a casa lo affiderà molto spesso al proprio lettore CD.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.475 del 26 febbraio 2002

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Categorie: recensioni | Tag: | 5 commenti

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5 pensieri su “Joey Ramone

  1. “Gabba Gabba Hey!”

  2. Connie Island Ramone

    L’album vale..non scordiamoci che i brani dei Ramones sono stati scritti al 90% da DEE DEE RAMONE

  3. Orgio

    Ecco, appunto, non aggiunge assolutamente nulla…a nulla. E torniamo al vecchio discorso del rapporto tra sound del gruppo-madre e sound del singolo componente da solista.

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