Post-punk italiano 1980-1986

Dopo quelle sul rock australiano 1977-1988 e sulla canzone d’autore italiana 1971-1977, è arrivata l’ora di recuperare una terza discografia base. Si parla ancora di musica nazionale, nel caso specifico di musica che all’epoca della pubblicazione su sacro vinile era seguita da un pubblico decisamente limitato. Oggi che è in qualche modo passata alla storia è nel complesso più visibile, anche se rimane – con qualche eccezione facilmente riconoscibile – una faccenda di culto.

Post-punk italiano foto

Decidere di scrivere un articolo come questo significa volersi cercare delle rogne. Non perchè l’argomento in sè sia particolarmente complesso, visto anche che il serbatoio-titoli nel quale attingere non è certo ampio come per altri generi e/o tendenze, ma perchè l’occuparsi della musica di casa nostra comporta sempre spiacevoli controindicazioni in termini di feedback da parte degli artisti che si non si sentono considerati in modo adeguato ai propri meriti. E una “discoteca base”, che per forza di cose propone promozioni e bocciature e stabilisce gerarchie, è proprio ciò che di meglio può desiderare un giornalista che ama vivere tranquillo. Specie quando, come in questa circostanza, si è derogato all’abituale principio dei “10 + 10”, poichè venti album ci sono sembrati eccessivi.
Considerato quanto il tema sia spinoso, sarà quindi bene illustrarne con la maggior chiarezza possibile i limiti stilistici e temporali, spiegando come il termine “post-punk” stia a indicare quell’insieme di indirizzi musicali che, pur basandosi sui principi di energia e immediatezza predicati dal punk, li hanno interpretati in chiave assai più eclettica sul piano formale, dando vita a interessanti ibridi: per rifarci ad alcune delle realtà straniere più note, insomma, nel post-punk sono collocabili i primi Talking Heads, Siouxsie & The Banshees, i Cure, gli Ultravox, gli Stranglers, i Devo, i Joy Division, i Bauhaus, così come altre band gothic (o “dark” che dir si voglia) e/o elettroniche che a cavallo tra ‘70 ed ‘80 hanno trasformato il panorama internazionale in un policromo e affascinante puzzle di sonorità creative. Tali fermenti hanno ovviamente investito anche l’Italia, colpendo nel profondo centinaia di artisti in erba e spingendoli a seguire, con maggiore o (più spesso) minore personalità e gusto, le orme degli ispiratori d’oltremanica e d’oltreoceano. In molte città (soprattutto Milano, Bologna, Firenze e Torino) sono così fiorite vere e proprie scene underground, limitate nell’estensione ma lodevoli per impegno e idee oltre che avvantaggiate – almeno in quanto a purezza di intenti: sul piano della professionalità, invece, non c’era da stare allegri – dal pressochè totale disinteresse del mercato discografico ufficiale; e fu proprio la mancanza di appoggi in ambito major a portare alla nascita di etichette indipendenti (la prima propriamente detta fu l’Italian Records di Bologna) che tentavano di fornire al fenomeno pur minimi sbocchi e possibilità di crescita.
Come per ogni discoteca-base, i “confini” del campo d’azione non sono stati piantati arbitrariamente: il 1980 è infatti l’anno di uscita di Sick Soundtrack dei Gaznevada, primo lavoro a dimostrare senza timore di smentita le potenzialità espressive della nuova ondata autoctona, mentre il 1986 ha registrato tra le altre cose la pubblicazione del monumentale 17 re dei Litfiba, che di fatto ne rappresentò il suggello e a detta di molti lo zenit qualitativo. Va da sè che, per evidenti ragioni, nella trattazione sono stati presi in esame solo gruppi e album inquadrabili nel fenomeno post-punk: non c’è quindi da stupirsi o da scandalizzarsi delle assenze dei precursori Skiantos e di compagini hardcore (Raw Power, Indigesti, Negazione, Nabat), garage/psichedeliche (Not Moving, Sick Rose, Birdmen Of Alkatraz, Technicolour Dream) e rock in senso stretto (Gang, Boohoos, Rocking Chairs), che pure hanno operato – quale più, quale meno – nel medesimo arco di tempo, lasciando un segno tangibile nella storia del rock nazionale.
CCCP-FEDELI ALLA LINEAAffinità – divergenze fra il compagno Togliatti e noi (Attack Punk, 1986). Almeno all’epoca di questo loro primo album, i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni erano ancora molto crudi e rabbiosi, ma vari elementi – i ritmi ipnotici, la batteria elettronica, le incredibili liriche a sfondo politico e sociale declamate con enfasi, l’attenzione riservata agli aspetti visivi delle performance – dimostrano quanto la band fosse oltre il punk convenzionalmente inteso. Ci sono le classiche Emilia paranoica, Mi ami? e Curami ma manca purtroppo all’appello l’altro inno Spara Jurij, in origine su 7” e poi riproposto nella ristampa in CD (a cura della Virgin) del 12”ep Compagni cittadini fratelli partigiani.
DIAFRAMMASiberia (IRA, 1984). All’inizio sembravano la versione autoctona dei Joy Division, ma in pochi anni il quartetto fiorentino ha saputo concepire un suono decisamente più personale all’insegna di un “rock d’autore” ombroso e carico di vellutata tensione. Siberia, primo dei tre album in cui il chitarrista e songwriter Federico Fiumani era affiancato dal cantante Miro Sassolini, allinea otto gemme di inquietante e visionario splendore, ancora oggi intensissime e fascinose nonostante le loro atmosfere rimandino a giorni ormai lontani. Indimenticabile la title track, così come Amsterdam e Neogrigio.
FAUST’OJ’accuse… amore mio (Ascolto, 1980). È l’album più post-punk di Fausto Rossi, dopo gli altrettanto validi esperimenti con la canzone “decadente” realizzati (con l’appoggio artistico di Alberto Radius) in Suicidio e Poco zucchero. David Bowie, Lou Reed e gli Ultravox continuano a essere i numi tutelari di un disco che rispetto al passato mostra solo una maggiore propensione al pop, peraltro sviluppata con ironia e buon gusto. Tra i momenti più significativi, Disaster, Non mi pettino mai e soprattutto Hotel Plaza.
FRANTIIl giardino delle quindici pietre (BluBus, 1986). Assieme ai CCCP sono i più “fuori contesto” del lotto, visto che per la band di Stefano Giaccone e Lalli il punk è diventato quasi subito uno stimolo ideale più che musicale. Impossibile, comunque, non prendere in considerazione questo disco – a ben vedere, l’unico vero album consegnato alle stampe dall’ensemble torinese – dove il rock spigoloso, il folk, il blues, il jazz e l’avanguardia si fondono in episodi stimolanti sotto il profilo sia intellettuale che fisico, schegge impazzite di un eclettismo nel contempo lucido e dissennato. E sempre splendidamente poetico.
GAZNEVADASick Soundtrack (Italian, 1980). Grinta rock, approccio “art” e straordinaria ispirazione per un album di grande personalità, che scuote nello shaker dell’eclettismo i più diversi riferimenti stilistici del periodo, dalla new wave robotica di Talking Heads e Devo alle avanguardie newyorkesi. Testi per lo più in inglese, con solo qualche apertura all’italiano, cantati con voce tenebrosa e strozzata, e musica in perfetto equilibrio tra asprezza, glacialità, paranoia e melodie perverse: non fosse per la registrazione, corretta ma un po’ troppo “inscatolata”, sarebbe invecchiato benissimo.
LITFIBA17 re (IRA, 1986). Il massimo capolavoro dei Litfiba, qui nella storica formazione Pelù-Renzulli-Aiazzi-Maroccolo-De Palma, nato come per magia dall’accordo tra i disaccordi esistenti in seno al gruppo. Quattro facciate e sedici canzoni tanto articolate quanto vibranti di passione, che sposano potenza rock, solennità dark, velleità filosperimentali e qualche melodia pop. Da Gira nel mio cerchio a Re del silenzio, da Vendette a Come un dio, da Resta ad Apapaia, un inno alla creatività più libera e selvaggia.
NEONRituals (KinderGarten, 1985). Pionieri del connubio rock-elettronica già dalla fine dei ‘70, i Neon del cantante e tastierista Marcello Michelotti sono stati a lungo il più importante gruppo di Firenze e uno dei nomi di punta della cosiddetta new wave italiana. Partorito a seguire svariati singoli e 12”EP, Rituals è la prova della raggiunta maturità, oltre che un’ottima raccolta di canzoni che rimangono tali nonostante i ritmi incalzanti, le atmosfere tenebrose e l’aura di mistero che sembra avvolgerle.
PANKOWFreiheit fuer die Sklaven (Contempo, 1987). Pubblicato alla fine del 1987, ma ovviamente concepito in precedenza, costituisce la summa della prima fase di carriera dei Pankow, ensemble fiorentino che ha brillantemente anticipato molte delle future tendenze techno con una proposta di scuola elettronica tanto cupa e ossessiva quanto lancinante e rabbiosa. Ottennero fortuna più all’estero che in patria, e d’altronde erano al 100% un gruppo di respiro internazionale: non solo per il suono nettamente avanti e il canto in inglese, ma anche per la scelta di affidare la produzione ad Adrian Sherwood e la copertina a H.R. Giger. Splendida la cover di In Heaven, rubata alla colonna sonora dell’alienante Eraserhead di David Lynch.
UNDERGROUND LIFEThe Fox (Suono 1983). Checchè possano dirne a Firenze, la “nuova musica italiana cantata in italiano” è stata inventata a Monza dagli Underground Life di GianCarlo Onorato, che già nel 1978 davano vita ai primi tentativi di amalgamare la nostra lingua con soluzioni di scuola Ultravox ora più concitate e ora più romantiche e decadenti. Primo atto sulla lunga distanza dell’album, The Fox privilegia i testi in inglese accentuando l’effetto-John Foxx del cantato, e si rivela suggestivo – a dispetto delle inevitabili ingenuità – nelle sue maestose strutture melodiche.
VV.AA.The Great Complotto (Italian 1981). È il primo documento della curiosa scena sviluppatasi in quel di Pordenone, animata da poche decine di individui – molti dei quali attivi in più di una band – dediti a bizzarre ma spesso efficaci contaminazioni tra rock ed elettronica. Un collage policromo di martellante post-punk giocato su chitarre e tastiere, per lo più orientato verso il pop ma non del tutto privo di velleità sperimentaloidi, con i Devo a fungere da principale fonte di ispirazione.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.430 del 20 febbraio 2001

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Categorie: discografie base | Tag: , | 21 commenti

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21 pensieri su “Post-punk italiano 1980-1986

  1. Bel post! Ciao, è sempre un piacere leggerti!

    Nel mio blog alcune interventi sul periodo citato nel tuo post:
    http://www.sullamaca.it/category/interviste/

  2. I miei tre album degli anni ’80 vengono tutti e tre dallo stesso ambito, quello appunto del post (punk) in questione:
    1) Affinità-Divergenze
    2) 3 volte lacrime
    3) 17 Re

    Non in ordine di preferenza.

  3. Connie Island Ramone

    c’è molto altro da scavare

  4. Marlock

    bell’articolo!io ci avrei aggiunto anche Viridanse e Frigidaire Tango!ma forse non sono cosi importanti come i vari Litfiba,Diaframma,CCCp ecc.Fatto sta che la new wave/post-punk è la mia corrente musicale preferita.Federico un bel librone sulla new wave quando lo scrivi?(come quello sul Punk :D)

    • Prima o poi lo farò. Forse più prima che poi, anche se ci vorrà del tempo.
      Su Frigidaire Tango e Viridanse hai perfettamente ragione, me credo che – volendo fare un discorso oggettivo (di peso storico, oltre che qualitativo) – vengono dopo i dieci da me indicati…

      • Frigidaire Tango? trovo difficoltoso non inserirli, avevano un sound potente e come non citare degli altri veneti? I Plasticost molto originale la loro formula anarco musicale…

      • Non dico che sia stato “difficoltoso” non inserirli… lo è stato eccome. Però pesando e soppesando tutto, nessuno dei dieci album da me scelti poteva lasciar loro il posto… o no? Insomma, dalla matematica non si scappa: se devono essere dieci, non possono diventare dodici.

  5. MaGonk

    Ciao Federico, sono un tuo ammiratore e da quando l’ho scoperto seguo spesso questo blog.
    Anche io sono un appassionato di post-punk, ma trovo molto difficile recuperare molti degli album (anche quelli da te citati), sia nelle copie fisiche che in digitale. Come rimediare??
    Ciao e grazie del tuo lavoro 🙂

    • Grazie e bene arrivato!
      Allora… dei dieci dischi qui citati, solo Underground Life, Faust’O e Pankow sono di difficile reperibilità in formato fisico (“The Fox”, tra l’altro, non è stato proprio mai ristampato in CD); tutti pezzi di quello dei Franti si trovano nel box “Non classificato”. Tutti gli altri si dovrebbero trovare senza grandi problemi facendo un minimo di ricerche in Rete. Sui file da scaricare, invece, non so cosa dirti… ma vuoi che non ci sia qualche blog dedicato all’argomento post-punk italiano che li renda disponibili?

  6. giannig77

    gran bella corrente artistica, seppur di breve durata e parecchio eterogenea. Ma molto del miglior rock italiano ha preso spunto da qui per gli anni a venire

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