Punk giapponese

Sedici anni fa il Mucchio (da poco settimanale) dedicò una copertina al Giappone, legata a un articolo a più mani nel quale venivano affrontati diversi aspetti della cultura locale. Chiamato a occuparmi della musica, mi focalizzai sull’eccitantissima scena punk’n’roll, molto apprezzata a livello underground: per ragioni di spazio fui costretto a condensare parecchio, ma credo che oggi il “bignamino” possa essere persino più utile di allora, dato che dei dischi citati – che spaccano ancora tantissimo, provare per credere – non è che si parli più granché.

Punk giapponese cop

Wild in Japan
Per quanto la cosa possa suonare bizzarra, il Giappone è la nuova terra promessa del più grezzo, genuino e trascinante punk rock. Se ne sono accorti tutti: dagli americani fino agli australiani, agli inglesi, ai tedeschi e ai belgi, che attraverso celebrate etichette “di culto” – Sympathy, Get Hip, Bag Of Hammers, Au-Go-Go, Demolition Derby, Screaming Apple – hanno fornito a vari gruppi della terra del Sol Levante la possibilità di diffondere anche fuori dai patri confini scampoli più o meno estesi del loro eccitantissimo repertorio, catalizzando così l’interesse degli estimatori del genere anche sul lavoro di label locali quali la 1+2, la Wallabies e la Time Bomb. Nell’ultimo lustro, insomma, il Giappone è divenuto una vera e propria fucina di talenti punk, in linea di massima dediti a un sound estremamente rozzo, violento e aggressivo molto spesso caratterizzato da un’attitudine lo-fi: una naturale crisi di rigetto verso l’alienazione e la tecnologia che allo sguardo (superficiale) dell’Occidente sono alla base di quella società? Forse. Ma era francamente difficile prevedere che essa si sarebbe concretizzata in musica di così alto livello.
Oggi come oggi, infatti, la nazione di Tokyo e Osaka ospita decine di gruppi discograficamente attivi, che nonostante le logiche (parziali) divergenze di orientamento stilistico sono accomunati da un approccio senza compromessi e da una devozione ai limiti del maniacale nei confronti del rock’n’roll statunitense più abrasivo e rabbioso: per capirci, quello crudissimo di certe band rockabilly degli anni ‘50 o garage e surf dei ‘60, per arrivare alle formazioni contemporanee del giro Crypt-Estrus-Sympathy-Rip Off passando naturalmente per i padri Ramones. Una scena avviata dalle 5,6,7,8’s (trio femminile primitivo e selvaggio, in circolazione già negli anni ‘80) e i non meno mitici American Soul Spiders (tra punk e Detroit) e poi allargatasi con l’arrivo di sempre nuovi predicatori del Verbo: dai grandissimi e purtroppo sciolti Teengenerate, progenie diretta degli American Soul Spiders e indiretta dei Ramones (imperdibili almeno i loro Get Action! e Smash Hits!), ai loro emuli Jet Boys e Phantom Rats, dagli ultra-distorti Guitar Wolf (figli degeneri di Link Wray) ai devastanti Fifi & The Mach III (primi Ramones con voce femminile), dagli straordinari Registrators (il loro Terminal Boredom, partorito dopo una lunga serie di 45 giri, è un must assoluto) alle “garagiste” Supersnazz (assunte, seppure per un solo disco, dalla Sub Pop), dai neonati (Fabulous) Mach Kung Fu (per lo più strumentali) e Mad 3 (fondati da una ex-5,6,7,8’s) ad altri agguerriti neofiti – non ancora giunti al traguardo dell’album –  che rispondono ai nomi di Jackie & The Cedrics, Magnitude 3, Great Mongoose, Tonight, Pebbles, Titans, Engine Boo e Evil Hoodoo. Ce n’è abbastanza per convincere i più scettici e per richiamare l’attenzione del pubblico italiano su questi ragazzacci dagli occhi a mandorla… che saranno anche “imitatori” dei maestri americani, ma che in quanto a furore e determinazione non hanno nulla da invidiare ai samurai. Buon per tutti che come armi usano chitarre e non pesanti spadoni.

Discografia selezionata
American Soul Spiders: Maximum Overdrive (In Your Face, 1991)
Fifi & The Mach III: Attack The Zombies (1+2, 1993)
5,6,7,8’s: The 5,6,7,8’s (Time Bomb, 1995)
Guitar Wolf: Wolf Rock (Goner, 1993)
Mad 3: Jack The Violence (Time Bomb, 1996)
Phantom Rats: Shake Shake Shake (1+2, 1996)
Registrators: Terminal Boredom (Rip Off, 1996)
Supersnazz: Superstupid (Sub Pop, 1993)
Teengenerate: Get Action! (Crypt, 1994)
VV.AA.: Tokyo Trashville (Au-Go-Go, 1995)
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.240 del 14 gennaio 1997

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Categorie: articoli | Tag: | 6 commenti

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6 pensieri su “Punk giapponese

  1. savic

    il punk più demente degli ultimi anni ( demente come complimento!)
    i guitarwolf li ho visti 3 anni fa e hanno fatto un concerto memorabile ( oddio metà della gente li avrebbe uccisi, io adorati)
    Ex teengenerate avevano poi formato i twezeers, autori di un lp power pop meraviglioso.
    forse nella lista aggiungerei i radio days, il resto direi che è molto centrato!

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