Greg Graffin

Un post breve-breve su un disco di sicuro “minore” che a volte mi piace riascoltare. Uno di quelli che, a scatola chiusa, magari si snobbano, perché di musica ne circola davvero troppa e il tempo è sempre poco, ma… insomma, credo che ogni appassionato abbia nel cuore un certo numero di album così: non decisivi, ma concreti e godibilissimi.

Graffin copCold As The Clay (Anti)
Non so come la pensiate voi, ma chi scrive si irrita abbastanza quando i progetti solistici e/o paralleli del componente di un gruppo, specie se songwriter, si rifanno troppo fedelmente allo stile della stessa band di appartenenza. Non è però questo, neppure un po’, il caso di Cold As The Clay, ritorno solistico del cantante dei Bad Religion nove anni dopo il debutto senza titolo a nome American Lesion: niente hardcore melodico e niente sonorità compatte e travolgenti sul piano fisico, bensì dodici canzoni di taglio elettroacustico strettamente legate alle radici folk non solo a stelle e strisce ma pure, all’occorrenza, britanniche; canzoni intense e toccanti, per lo più avvolgenti/evocative ma anche accese di vivacità, interpretate con la solita inconfondibile voce della quale qui, comprensibilmente, risultano accentuati i toni malinconici. Un album di pregio, insomma, sul piano ispirativo così come della freschezza, alla piena riuscita del quale hanno contribuito le ottime performance della backing band (tre quarti dei Weakerthans), i contributi degli ospiti (tra i quali Jolie Holland) e la produzione scintillante dell’amico e compagno Brett Gurewitz.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.624/625 del luglio/agosto 2006

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Greg Graffin

  1. Orgio

    Non mi è piaciuto molto, e forse proprio perché mi piacciono i Bad Religion, ma Graffin è il musicista che ammiro di più e ogni sua uscita vale almeno un ascolto. Peraltro, la scelta stilistica dimostra, una volta di più e semmai ce ne fosse stato bisogno, l’indipendenza di giudizio dell’uomo; ulteriore motivo per stimarlo.

    • Sì, la persona è davvero straordinaria. Questo disco, come io stesso ho scritto, non è epocale… ma è ben architettato e soprattutto pieno di cuore.

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