Mike Patton

Ogni tanto mi capita di scrivere brevi profili di una band o di un solista: non tipiche monografie cronologiche, insomma, bensì articoli introduttivi che abitualmente accompagnano le interviste per fornire notizie e in qualche modo “creare l’atmosfera”. Alla categoria appartiene questo pezzo sul grande Mike Patton, uno dei personaggi più singolari e brillanti degli ultimi vent’anni di rock alternativo. Uno di quelli che a volte possono magari non piacere, ma dei quali si è praticamente obbligati a riconoscere il talento e l’estro.

patton, mike

Inafferrabile, come il Diabolik dal film del quale ha interpretato un brano: ecco uno degli aggettivi che più si addicono all’ex (?) cantante dei Faith No More, musicista che in ormai un quarto di secolo di attività ne ha davvero combinate di tutti i colori, prediligendo sempre i toni più accesi e insoliti e riuscendo abilmente a tenersi alla larga da quelli sbiaditi. Non sarà un Re Mida capace di trasformare ogni cosa che tocca in oro, ma di sicuro con Mike Patton non c’è da annoiarsi.

* * *

Conoscendo anche per sommi capi il percorso di Mike Patton, non c’è da stupirsi che il suo “ultimo” progetto, Mondo Cane, sia dedicato al “pop d’autore” italiano degli anni ‘50 e ‘60. L’essere stato sposato dal 1994 al 2001 con una nostra connazionale e l’aver vissuto a lungo a Bologna avrà ovviamente avuto un peso notevole nel gettarne le basi e nel cementare il rapporto con la Penisola, ma quanto realizzato dall’oggi quarantaduenne artista californiano – la cittadina che gli ha dato i natali, 270 miglia a nord di San Francisco, si chiama Eureka, proprio come l’esclamazione greca: curioso e appropriato, per un uomo la cui mente è una vera fucina di idee atipiche e brillanti – afferma senza possibilità di smentita come la sua creatività sia in grado di indirizzarsi in qualsivoglia direzione, istintivamente attirata da tutto ciò che porta nuovi stimoli, da quello che sfugge alla norma, dal gusto della sfida. Avrebbe potuto facilmente adagiarsi nel ruolo di frontman di band di area metal, quello che i più tuttora identificano come “il cantante dei Faith No More”, vivendo fra agi e dissolutezze da rockstar; lontano anni luce da certe ovvietà ha però preferito schierarsi altrove, sulla barricata della sostanza, e da quel 1998 che ha sancito lo scioglimento del “suo” gruppo più famoso – in cui era stato accolto all’inizio del 1989, per sostituire Chuck Mosley – ha messo in fila un’incredibile serie di sodalizi più o meno estemporanei e di prestigiose collaborazioni “conto terzi”, impegnandosi inoltre come discografico davvero indipendente: la Ipecac Recordings, da lui fondata nel 1999 assieme a Greg Werckman, ha fino a oggi immesso sul mercato un centinaio di dischi di grande formato. Una quindicina sono, invece, gli album post-Faith No More dei quali è il principale responsabile, a suo nome o dietro sigle fantasiose, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti confezionati come partner o “spalla” di gente come John Zorn (con lui la frequentazione più assidua), Merzbow, Dan The Automator, John Erik Kaada, X-Ecutioners; la semplice menzione delle presenze come ospite in lavori altrui occuperebbe almeno una colonna (segnaliamo en passant Björk, Tin Hat Trio, Sepultura, Melvins e i nostri Zu, il cui ultimo Carboniferous è su Ipecac), e tanto per non farsi mancare nulla nel suo curriculum figura persino la coproduzione di un doppio CD antologico, lo splendido Crime And Dissonance, focalizzato sulle oscure colonne sonore composte da Ennio Morricone nel periodo 1969-1974. Taluni storcerebbero magari il naso per l’eventuale utilizzo del termine “genio”, ma nessuno potrebbe mai negare che il nostro amico americano sia una delle personalità più eclettiche e carismatiche dell’avant-rock contemporaneo. Dove sia avant che rock sono definizioni di comodo, purtroppo maledettamente riduttive.
Credete di averlo incasellato, Mike Patton, e lui è già chissà dove. Se Mondo Cane lo fotografa come pseudo-crooner alle prese con estratti dai repertori di Luigi Tenco, Fred Buscaglione o Nicola Arigliano, ascoltando i Mr. Bungle – esperienza avviata precedentemente a quella con i Faith No More – veniva spontaneo classificarlo come sperimentatore eccentrico, la cui attitudine (non il sound, però) sembra vagamente affine a quella dei Residents. I Fantômas rileggevano storici temi da film, spaziando da John Barry a Henry Mancini, da Nino Rota a Angelo Badalamenti? E lui, quattro mesi dopo, se ne usciva con i Tomahawk, dove si proponeva come interprete metal tanto feroce quanto stralunato intento a scavare nella mente di un serial-killer. E che dire dei Peeping Tom, con i quali ha concepito una personalissima interpretazione del “pop”? E dei due album di esperimenti marchiati dalla Tzadik di John Zorn, quando ancora i Faith No More erano il suo impiego (quasi) full time? Dotato di una voce che è poco definire duttile, all’occorrenza prestata persino a personaggi di videogame, Mike Patton è un articolo unico, un talento che si esprime assecondando senza remore i suoi imprevedibili istinti ma che sa anche lavorare con metodo e rigore alla ricerca dei migliori risultati. Dispersivo e non sempre del tutto a fuoco? Magari un po’ sì, ma con l’ordinarietà e il conformismo che sfortunatamente regnano sovrani, a un Gianburrasca così – che fra i suoi pregi annovera per di più autoironia e umiltà – si può e si deve perdonare tutto. Anche il non aver pensato (stranamente, vista l’indole più volte manifestata sul palco) che, fra la “d” e la “o” del titolo del suo ultimo album, sarebbe stato esilarante inserire una “i”, arricchendo così di un calembour la dotta citazione cinematografica.

Mike Patton in sei dischi: Faith No MoreAngel Dust (Slash, 1992); Mr. BungleCalifornia (Warner Bros, 1999); FantômasThe Director’s Cut (Ipecac, 2001); TomahawkTomahawk (Ipecac, 2001); Peeping TomPeeping Tom (Ipecac, 2006); Mike PattonMondo Cane (Ipecac, 2010).
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.672/673 del luglio/agosto 2010

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Categorie: articoli | 5 commenti

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5 pensieri su “Mike Patton

  1. Orgio

    Mondieu Cane? 🙂

    • Non sarebbe stato fantastico?
      Che, poi, Patton è un professionista della bestemmia in italiano… ricordo un suo concerto bolognese nel quale le prima parole che pronunciò erano dedicate alla Madonna (la Madonna, non Madonna). 😀

      • Orgio

        Ormai è quasi un luogo comune per tutti i musicisti stranieri in tour in Italia procedere a una “invocazione” dal palco…ma immagino che Patton sia stato un precursore e un originale anche in questo. Dev’essere la fascinazione straniera per una forma espressiva che esiste praticamento solo in italiano (poche e poco fantasiose le versioni spagnole; e so di cosa parlo, abito in Veneto! 😀 )

      • Infatti. Tutti gli stranieri sono affascinati da questa cosa.

  2. lfxam

    Concordo in pieno, specialmente sul “Mike Patton in sei dischi”.
    Grande

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