Yngwie J. Malmsteen

Calma, calma, non spaventatevi: nessuna apologia di uno dei musicisti-simbolo di ogni riccardone che si rispetti. Il fatto è che, esattamente un decennio fa, ci venne l’idea di dedicare uno dei nostri articoli sui “100 album” ai cento secondo noi… da evitare. Un’idea fondamentalmente ludica, ma con solide basi di serietà. Ne vennero fuori cose più o meno esilaranti (in particolare quanto scritto da Carlo Bordone), ma anch’io diedi un contributo con una quindicina di schede. Eccone una delle mie tre “lunghe”, volutamente piena di luoghi comuni.

Malmsteen copRising Force (Polydor, 1984)
Esistono appassionati di rock che dello spirito del rock hanno capito proprio poco, per non dire nulla. Gente per lo più di indole metallara che se ne infischia del concetto di canzone, del senso della misura e degli equilibri all’interno di un brano ma che stravede per i funamboli della chitarra. Per costoro, lo svedese Yngwie J. Malmsteen – che tutti i suoi fan chiamano semplicemente Malmsteen: sapendo a malapena leggere e scrivere, figuriamoci se sono in grado di pronunciarne il peraltro assurdo nome di battesimo – è più o meno Dio sceso in terra, l’incarnazione suprema – al fianco di Steve Vai, un altro onanista niente male – della sei corde come simbolo di potenza. E chi vede in ciò una velata (?) metafora sessuale ha probabilmente ragione.
Quanti sono abituati invece abituati a valutare la musica in base alla capacità di suscitare sensazioni meno basse, facendo magari leva sulla profondità emotiva del songwriting e/o sullo spessore dei testi, la vedono invece in tutt’altro modo. Per loro, i maniaci la cui massima aspirazione sarebbe suonare cento note in meno di quattro secondi, che darebbero qualsiasi cosa per possedere uno strumento a otto manici e che magari, se fosse possibile, si farebbero applicare quattro o sei braccia supplementari sono più o meno scherzi di natura, curiosità da Jim Rose Circus, pseudo-freak che per una sorta di legge dantesca del contrappasso dovrebbero trascorrere la vita eterna con chitarre via via più grandi infilate su per il retto (con tanto di mastodontiche amplificazioni, va da sè).
“Amici” più esperti ci dicono che Rising Force, primo album da solista dell’allora ventunenne scandinavo e sconcertante mappazza di rock, jazz e classica in salsa egocentrica, è tra gli articoli migliori nell’ampia (ma per fortuna non sterminata) discografia del Nostro. Tutti noi speriamo vivamente di non essere mai costretti a conoscere i peggiori.
Tratto da Mucchio Extra n.9, Primavera 2003

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Categorie: recensioni | 17 commenti

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17 pensieri su “Yngwie J. Malmsteen

  1. Phil

    ahahaha bellissimo ricordo che a 15 anni nascevano le faide con il mio chitarrista che amava sto biondone coattissimo mentre io ero un fan di Verlaine….
    a distanza di 10 anni la storia non è cambiata

  2. DDG

    Il bizzarro punto di vista di Malmsteen sulla musica è espresso in maniera chiarissima nel blind test fatto anni fa con dischi di Nirvana e altri: http://chitarra.accordo.it/article.do?id=823; per quanto la scheda di Extra sia centrata e spiritosa, l’originale resta ancora più esilarante.

    Milk It, Nirvana: “Se uno dei tuoi colleghi, volontariamente o no, riempisse un suo articolo di errori di ortografia, cosa ne penseresti? (…) A me non piace Picasso e neppure nessun impressionista. A me piacciono da Vinci, Rembrandt, Michelangelo… l’arte pura. Non amo (…) quelli che fanno cose diverse fini a se stesse. È solo una scusa per non ammettere di non essere abbastanza bravi! Mi spiace ma io sono un purista. Trovo disgustoso che della gente paghi dei soldi per ritrovarsi con una merda simile di disco. “

    • Si, quell’intervista l’ho letta anch’io… rispecchia alla perfezione l’opposto della mia concezione della musica. Una roba tronfia e ottusa oltre ogni umana (e disumana) immaginazione.

  3. romano

    A 17 anni era il mio idolo! A 18 anni mi resi conto che una bella canzone valeva più dell’intera discografia di quest’uomo la cui arte si basa a tutt’oggi esclusivamente su assoli ultraveloci.L’extra sui 100 dischi da evitare è stata la miglior rivista (non solo musicale) che abbia mai comprato e sicuramente la rivista che ho riletto più volte.Perchè non gli avete dato un seguito?

    • Non l’abbiamo rifatto perché il sequel non sarebbe mai stato sorprendente e ben riuscito come l’originale. Ne abbiamo anche parlato, ma nessuno era particolarmente entusiasta dell’idea e così abbiamo lasciato stare.

  4. Orgio

    Il personaggio è quello che è, e a lungo andare (leggasi “dopo i primi quattro album”) è divenuto crescentemente tronfio di carattere e inconsistente di qualità musicale, ma chiunque non riconosca quanto segue è in mala fede e si espone a critiche di eccessiva adesione ai propri gusti:
    1. Malmsteen (chiedo scusa, Yngwie Johann Malmsteen; come se i fan di Springsteen, tutti notoriamente candidati al Premio Nobel nei più disparati campi dell’umano agire, lo chiamassero sempre BRUCE Springsteen…) è il chitarrista più riconoscibile di TUTTI gli anni Ottanta; che piaccia o meno, il suo timbro e il suo fraseggio sono inconfondibili;
    2. Da solo Malmsteen ha creato un genere musicale con annesso settore industriale (etichette, riviste specializzate, video didattici, endorsement di chitarristi da parte di aziende produttrici di strumenti, sviluppo di chitarre ed effettistica mirati): quello dello shred e dei cosiddetti “guitar heroes”, che tuttavia affondano le radici anche in musicisti provenienti da generi considerati molto più “alti” del vil metallo (es. Frank Gambale, teorizzatore di quello sweep picking che è pietra angolare dello shred; Allan Holdsworth; una buona fetta della musica barocca e romantica europea);
    3. Malmsteen richiama molto da vicino estetica, stile e modo compositivo di Ritchie Blackmore, del quale costituisce, in un certo senso, un’estremizzazione, portando alle estreme conseguenze la fusione tra influenze blues e classiche nella chitarra rock. Sicché, a prescindere dal valore compositivo, ben diverso, dell’uno e dell’altro, screditare Malmsteen per la scelta stilistica nei termini della recensione significa di fatto affossare le innovazioni blackmoriane nella chitarra rock: siamo sicuri che sia il caso?
    4. Malmsteen, in quanto iniziatore del pur criticabile stile “neoclassico”, ha dato un contributo determinante al recupero del canone classico e ad un suo aggiornamento ai modi del rock, in maniera senz’altro più viva e meno citazionista e pedante della quasi totalità della produzione progressive. Io sono limitato nella scrittura e nella conoscenza (d’altra parte posseggo i primo quattro LP di Malmsteen…), e dunque rimando al terzo capitolo di “Running With The Devil: power, gender and madness in heavy metal music” di Robert Walser per ulteriori approfondimenti.

    Poi è chiaro che YJM (come i pickup DiMarzio a lui intitolati; va meglio così?) può piacere o meno, e ci sta tutto che non piaccia, ma lo sguardo oggettivo e storicamente conscio che si chiede a un critico non può ignorare quanto sopra, a mio parere.

    • Non fa una piega, ma mi sembrava scontato che il pezzo volesse anche essere parecchio ludico.
      Non ti facevo riccardone, però!!! 🙂

      • Orgio

        Spiegami una cosa, ma “riccardone” deriva da Benson? No, perché alle mie latitudini (Veneto) non si usa…
        Si, l’effetto ludico c’è eccome, anche perché solo la vera satira sa far adirare il lettore colpito. Quindi, cappello a te come sempre.
        In realtà io ho gusti piuttosto variegati per quel che concerne chitarre distorte e batterie potenti…
        Quindi confessi a me, autoproclamato Torquemada metallico, che quanto sopra è vero e che ad esso aderisci? Sappi che un rifiuto comporta la necessità della tua purificazione attravarso la sofferenza, e dunque ininterrotti ascolti di “Unleash The Fury” (a proposito, cerca su Wikipedia l’origine del titolo, con tanto di clip audio, e fatti anche tu due sghignazz:i)

      • L’etimologia del termine è ignota, ma se vuoi saperne di più…
        http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Riccardone

        Le tue enunciazioni mi paiono corrette, sì, ma per me ciò che hai descritto è più o meno l’Inferno. 😀

    • Io sono un grande supporter dei musicisti rock ambiziosi, ma anche deluso dai risultati.

      Pur riconoscendo l’enorme capacità di suonare di Malmsteen, Vai, Petrucci e condividendo il fatto che si ispirano al rock sinfonico degli anni 70, (Yes, Elp, Camel) a mio avviso ne esasperano le ingenuità e i difetti, non fanno un passo avanti, bensì due indietro.

      L’unico di questi tre che “salvo” è Petrucci che cercando di imitare Genesis, Pink Floyd e Deep Purple per sbaglio qualcosa di decente l’ha pure fatta.

  5. Anonimo

    Sono un “seguace” del Mucchio, abbonato da anni e fedele lettore del “Mucchio Extra” sin dal primo numero. Ricordo benissimo il numero sui “100 dischi da evitare”. Avete rischiato la denuncia. La mia. Postuma. Sono stato più volte sul punto di schiattare dalle risate. Splendido! Federico.

  6. easter

    Quanto scritto da Orgio è storicamente ineccepibile, ma così facendo elenca in maniera plastica le ragioni per cui la musica del chitarruto scandinavo sia da evitare a tutti i costi. A mio avviso, il rock è una cosa, Malmsteen et similia un’altra.

    (cos’è il riccardone? mi sono perso qualcosa?)

    • Orgio

      E infatti vedi bene che ho scritto che può piacere o meno, del tutto legittimamente. Per inciso, c’è da dire che l’indole del personaggio non aiuta nemmeno chi sarebbe in linea di principio ben disposto verso la sua proposta musicale, ma tant’è.

      • Hai detto una santa verità. Leggi una sua intervista e hai voglia di prenderlo a calci in culo. 😀

      • Orgio

        Memorabile, a questo riguardo, il commento di Joe Lynn Turner, cantante su Odyssey e sul conseguente Live In Leningrad: “Malmsteen and I broke up over religious reasons, he thought he was God and I didn’t agree”. 😉

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