New Christs (1981-1987)

Venticinque anni fa non era facilissimo raccogliere notizie dettagliate sull’underground australiano, e ciò spiega la (dichiarata) ignoranza a proposito dell’organico del singolo d’esordio di questa band assurta a (pur piccolo) mito già prima di realizzare un disco di grande formato (si scoprirà, poi, che ad accompagnare il cantante Rob Younger c’erano il chitarrista Cab Calloway, il bassista Clyde Bramley, il tastierista John Hoey e il batterista Ken Doyle). Diversamente da quanto annunciato alla fine dell’articolo, l’album sarebbe arrivato nel 1989 – dopo altri due formidabili 45 giri, Headin’ South/I Saw God (1988) e Another Sin/The Burning Of Rome (1989), quest’ultimo con due tracce del LP – e il tour europeo non avrebbe toccato l’Italia. La carriera del gruppo è quindi proseguita, a singhiozzo e non particolarmente prolifica, fino a oggi. Tutti i 7 pollici, eccetto il primo e l’ultimo, sono reperibili nella versione CD di Divine Rites (Citadel, 2000).

New Christs fotoLa leggenda continua
Si potrebbe partire disegnando un intricatissimo family tree nel quale accomunare i grandi trasgressori della Detroit fine ‘60 ai più giovani leoni della Sydney dei primi anni ‘70, ma in tal modo si ripeterebbero concetti già espressi in passato. Scendendo a più miti pretese, allora, ci si potrebbe concentrare sul più imponente ramo dell’albero, quello nato con Rats e TV Jones, fiorito con i Radio Birdman e biforcatosi numerose volte con i vari Visitors, Hitmen e New Race, ma così facendo si distoglierebbe inevitabilmente l’attenzione dalla vicenda che più ci sta a cuore. Perdonateci, allora, se limiteremo la nostra trattazione, non curandoci quasi delle storie ad essa parallele e incentrandola su un solo protagonista: Rob Younger, la living legend dell’underground australiano.
Sydney, 1978. Reduci dalla tournée inglese, i Radio Birdman hanno appena finito di bruciare la loro breve esistenza, ma i membri della band sono già in cerca di nuove avventure per placare la propria sete di r’n’r. Fra loro, naturalmente, c’è il frontman Rob Younger, che all’inizio dell’anno seguente concretizza i suoi sforzi fondando gli Other Side, una meteora nel grande cielo della scena locale che dietro di sé non lascia alcuna testimonianza vinilica ma solo il ricordo di infuocate performance; oltre a Rob Younger (voce), fanno parte dell’organico il chitarrista Charlie Georgees (gia in Frozen Stiffs, Hellcats, Psycho Surgeons e Hitmen), il bassista Clyde Bramley (ex Hitmen e futuro Hoodoo Gurus) e il batterista Mark Kingsmill (anch’egli componente degli Hitmen destinato a unirsi agli Hoodoo Gurus), quest’ultimo sostituito dopo qualche mese dall’ex Radio Birdman Ron Keeley. Nonostante i consensi, però il quartetto si scioglie per cause ignote, e nella primavera del 1981 Younger ricopre il ruolo di cantante nei New Race, supergruppo composto da elementi di Radio Birdman, Stooges e MC5 e intestatario di un unico, eccezionale album dal vivo (The First And The Last); come preventivato, l’esistenza della compagine si esaurisce nell’arco di un fulmineo tour nel Continente Nuovissimo, e Rob Younger deve ancora una volta ricominciare da zero. Proprio qui terminano gli antefatti e la travagliata biografia dei New Christs inizia a essere trascritta.

L’annunciazione
È l’agosto del 1981 quando la Green Records di Sydney immette sul mercato un 45 giri attribuito ai New Christs; l’assenza di copertina e di inserti impedisce di saperne di più, e anche i nomi degli autori (Calloway-Yates) impressi su1l’etichetta non sono di aiuto per scoprire l’arcano. Persino Rob Younger, intervistato dal sottoscritto due anni orsono, ha abilmente glissato ogni quesito volto a fare chiarezza. Comunque sia, il singolo in questione è un prodotto di buon livello, magari acerbo ma certo in grado di appassionare: Face A New God è una ballata sotterranea dall’incedere sommesso e dalle atmosfere avvolgenti, caratterizzata da una limpida chitarra solista e da insinuanti tastiere psichedeliche, mentre Waiting World presenta strutture leggermente più compatte e soluzioni appena più grintose. Il mixaggio lascia un po’ a desiderare, questo è vero, ma il disco non merita di cadere nel dimenticatoio: bene hanno fatto gli ignoti compilatori della raccolta-bootleg Australian Underground ‘77-’8l a recuperarne le tracce, visto oltretutto come l’introvabile 7 pollici sia quotato cifre da capogiro fra i collezionisti.

L’avvento
Dopo Face A New God dei misteriosi New Christs non si sente più parlare fino al 1983, quando la denominazione è riesumata per alcune esibizioni di spalla a Iggy Pop nella terra dei canguri; la line-up è basata sulla calda voce di Rob Younger, sulle torride chitarre di Chris Masuak (ex Radio Birdman e Hitmen) e Richard Jakimayszyn (Hitmen e Lime Spiders), il cui strumento si alterna, in una sorta di staffetta, a quello di Kent Steedman dei Celibate Rifles, sul basso di Tony Robertson (ex Credits e 3lst) e sul potente drumming di Mark Kingsmill degli Hoodoo Gurus. Fra un concerto e l’altro il gruppo registra un demo con cinque brani, quattro dei quali pubblicati in seguito dalla Citadel su due 45 giri, e si separa nel 1984 (il quinto pezzo di quella session è stato ripudiato da Younger, che pare ne abbia distrutto il master per scongiurare il pericolo di una sua eventuale diffusione). Masuak prosegue la sua attività di manager per poi entrare negli Screaming Tribesmen, Jakimayszyn persevera nel suo vagabondaggio, Kingsmill e Steedman continuano con le rispettive band, Robertson rimane in circolazione (riapparirà nei Naked Lunch, protetti di Brett Myers dei Died Pretty) e Rob Younger si lancia con sempre maggiore impegno e profitto nel lavoro di produttore (nel triennio 1984/1986 il suo nome apparirà su dischi di Bam Balams, Died Pretty, Eastern Dark, Hard-ons, Lime Spiders, Porcelain Bus, Psychotic Turnbuckles, Stems, Wet Taxis e altri). Like A Curse/Sun God e Born Out Of Time/No Next Time sono inni elettrici dalla dirompente aggressività ma dalle costruzioni eleganti ed elaborate: un perfetto matrimonio fra rabbia e melodia, fra solennità di atmosfere e irruenza chitarristica, secondo un rito del quale Rob Younger si rivela ideale officiante. In particolare, No Next Time (ripresa dal repertorio degli Other Side) è forse il pezzo più emozionante, che condensa in soli due minuti e undici secondi tutti i dogmi del miglior r’n’r d’assalto. Brillantemente, l’etichetta inglese What Goes On, raccoglie le quattro gemme nel 12”EP Detritus.

La resurrezione
I primi mesi del 1987 portano agli appassionati una lieta novella: Rob Younger ha deciso di riprendere a cantare e di riformare in pianta stabile i New Christs; ad accompagnarlo ci sono ora il vecchio amico Jim Dickson, ben noto per i suoi trascorsi nei Survivors, nei Passengers e sopratutto nei Barracudas, il chitarrista di Brisbane Charlie Owen e il batterista Louis Burdett, proveniente dai misconosciuti Paris Green di Sydney. I battaglieri propositi della band sono subito dichiarati dallo stesso Dickson. “I New Christs sono un gruppo rock’n’roll senza artifici, le cui performance si basano sull’istinto e rifiutano gli eccessi di premeditazione. Non ci interessa neppure avere un look, ci piace salire sul palco senza fronzoli e prese in giro che servono solo per distrarre. Molti preferiscono la tranquillità delle convenzioni, ma noi vogliamo correre sul filo del rasoio con una musica che sia allo stesso tempo eccitante e pericolosa. Se si suona qualcosa di provocante e il pubblico la trova provocante, e ci si sente soddisfatti e anche la gente lo è, allora si ha una combinazione vincente”. Dalla teoria alla prassi: The Black Hole/Addiction (Citadel), più maturo dei suoi predecessori sotto il profilo compositivo ma non meno trascinante, è un altro tassello che si aggiunge al mosaico sapientemente creato da Rob Younger e dai suoi sempre diversi accoliti: una vera santificazione del garage-sound più epico e ispirato, con inedite soluzioni di sapore tenebroso a sorprendere nella facciata A e trame più immediate e veementi nella incisiva e lancinante Addiction.
Forti della loro esperienza e caricati dalla consapevolezza di non essere piu “fuori dal tempo”, i New Christs lasciano appena spegnere l’unanime panegirico per ripresentarsi alla fine del 1987 con Dropping Like Flies, doppio singolo ancora su Citadel che sancisce la definitiva consacrazione di questi ultimi Messia del rock australiano: nella title track le citazioni Sixties si amalgamano a quelle blues partorendo una litania malata che a tratti sfocia in intermezzi di solare brillantezza, mentre negli altri tre episodi – fra i quali spicca I Swear, marchiato dall’eccezionale organo di Louis Tillet – lo spirito più brutale del quartetto ha modo di manifestarsi con l’ormai consueto equilibrio di forme.

L’ascesa al cielo
Con sole dodici canzoni edite in sette anni – in pratica, sommando le durate, un album – i New Christs si avviano verso mete più prestigiose; il 1988 porterà il primo 33 giri e un tour europeo che in maggio dovrebbe toccare i nostri lidi. Il Verbo divino, ne siamo sicuri, convincerà i residui agnostici, e il culto di Rob Younger mieterà nuovi proseliti. Ora più che mai, alleluia.
Tratto da Rockerilla n.92 dell’aprile 1988

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Categorie: articoli | Tag: , | 8 commenti

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8 pensieri su “New Christs (1981-1987)

  1. Pingback: Rock australiano 1977-1988 | L'ultima Thule

  2. Cosimo

    Comunque il mio gruppo preferito!!!

  3. savic

    Mi sono dimenticato di commentare i new christs?? primi inter pares, ovvero il mio gruppo australiano preferito. Detritus e Divine Rites ( insomma i singoli) sono la crema della scena aussie. Gli lp, da distemper a gloria, sono tutti ottimi, ma quei singoli sono leggenda.

  4. Dopo aver letto l’articolo ho creato una playlist su youtube con i brani in sequenza. Posto il link, magari a qualcuno interessa e gli risparmio la fatica:

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