Nuggets II

Dopo quello del primo, ha senso il recupero del secondo cofanetto dalla serie Nuggets, che ai tempi recensii come “disco del trimestre” di Extra (se non erro, l’unica “ristampa” a godere di tale privilegio); anche qui l’ambito è quello dei dischi che non possono assolutamente mancare nella collezione di qualunque appassionato/cultore di rock. Non aspettatevi, però, che il post di domani sarà dedicato al terzo e (per ora?) ultimo volume, Children Of Nuggets: quando uscì non ne scrissi. Magari, però, lo farò in futuro.

NuggetsII copConsideratela pure una provocazione, ma nonostante la spaventosa messe di nuove uscite dalla quale siamo quotidianamente sommersi il disco del mese di questo Extra è stato registrato più di trent’anni fa, tra il 1964 e il 1969. Altri numeri? quattro CD, centonove brani di una novantina di gruppi, trecentocinque minuti di musica, prezzo indicativo 150.000 lire. Come essenziale bonus, una quantità incalcolabile di sensazioni ed emozioni, da vivere non solo perché assaliti dalla nostalgia (non importa se autentica o indotta dalla propaganda a posteriori) ma anche perchè il lungo tempo trascorso non ha intaccato il valore di di una musica che oggi può magari apparire naïve ma che continua a brillare per freschezza, armonia, energia, creatività e fascino.
Parte da lontano, la storia di Nuggets II: addirittura dal 1972, quando Lenny Kaye, futuro chitarrista del Patti Smith Group, curò per la Elektra la compilazione di un doppio lp – Nuggets (Original Artyfacts From The First Psychedelic Era 1965-1968) – che riassumeva alcuni dei momenti più significativi del “garage” americano, ripescando dall’oblio nel quale rischiavano di precipitare brani gloriosi di band come Blues Magoos, Chocolate Watch Band, Electric Prunes, Standells e 13th Floor Elevators. Nel 1998, le ventisette tracce dell’album originale furono base per un omonimo cofanetto (con tanto di esauriente libro allegato) di quattro CD e centodiciotto pezzi confezionato dalla sempre impeccabile Rhino, di cui questo secondo volume costituisce il seguito; anzi, il naturale complemento, visto che la materia oggetto di analisi – come specificato dal sottotitolo Original Artyfacts From The British Empire And Beyond 1965-1969 – non è la psichedelia “made in USA” ma quella sviluppatasi nello stesso periodo in Gran Bretagna e in altre nazioni rockisticamente più o meno evolute (tra le prime, Australia, Olanda e Canada, tra le seconde addirittura Perù, Brasile, Cecoslovacchia, Messico e Austria), il tutto in una proporzione di 2:1 a favore del Regno Unito che non rende forse piena giustizia alla vastità e allo spessore della scena d’Oltremanica. Pur riconoscendo che la scelta innalza il livello artistico globale dell’opera – episodi quali Friday On My Mind degli australiani Easybeats, 125 dei canadesi Haunted o The Life I Live degli olandesi Q ‘65 sono pietre miliari in grado di nobilitare qualsiasi raccolta – dobbiamo infatti affermare che, non solo per ragioni di omogeneità filologica, avremmo preferito un Nuggets II concentrato sulle isole britanniche e un’eventuale terza antologia riservata a indagini ancor più approfondite sul resto del mondo (Italia, perchè no?, compresa).
Al di là di tali considerazioni, che lasciano ovviamente il tempo che trovano, Nuggets II è miniera ricchissima di preziose pepite (appunto!) capaci di regalare accecanti bagliori melodico-dissonanti e straordinarie suggestioni. Dai nomi più noti (Small Faces, Pretty Things, Status Quo, Troggs, Creation, persino un David Bowie del 1965 e un Van Morrison del 1966) a quelli classificati nel file “minori”, la scaletta è un viaggio quasi interminabile tra chitarre stralunate, tastiere frizzanti, voci da altri pianeti, strutture splendidamente sghembe, colori che esplodono nella mente, spigolosi assalti punk-beat, rhythm’n’blues inacidito ed evocative fragranze lisergiche, le cui tappe sono scandite da canzoni immense quali – citiamo a memoria – I Can Hear The Grass Grow dei Move, Garden Of My Mind dei Mickey Finn, Save My Soul dei Wimple Winch, Fire Brigade dei Move, Circles dei Les Fleurs De Lys, 14 Hour Technicolour Dream dei Syn o Magic Potion degli Open Mind. Qualcuno potrebbe osservare, nemmeno completamente a torto, che in questi solchi non c’è da ascoltare nulla di sostanziale che sia presente in una selezione di dischi dei Rolling Stones, dei Beatles e dei primi Pink Floyd, e che pertanto queste piccole meraviglie di espressività ora ruvida e ora visionaria (e spesso entrambe le cose assieme) meritano attenzione solo da parte degli archeologi del rock e dei cultori di un passato che purtroppo non potrà mai ritornare. Consentiteci di non essere d’accordo con certi disfattisti e di invitarvi caldamente a effettuare il non irrilevante esborso: valore documentario a parte, le cinque ore di Nuggets II sono, con le cinque del primo box, tra le più sincere, sorprendenti e belle testimonianze della pop music di ieri e oggi. E sicuramente anche di domani.
Tratto da Mucchio Extra n.3 dell’autunno 2001

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Categorie: recensioni | Tag: | 8 commenti

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8 pensieri su “Nuggets II

  1. Orgio

    So che c’entra poco, ma visto che si parla di garage ne approfitto: dei Lyres ti sei mai occupato? Che album consiglieresti?
    Su Nuggets, direi pietra miliare ma non tutti i brani mi sembrano imprescindibili e qualche capolavoro manca (es. “Satisfaction Guaranteed” dei Mourning Reign). Nuggets II mi sembra Nuggets…in peggio. Ma ammetto di saperne davvero poco.
    Complimenti come sempre.

    • Dei Lyres ho scritto abbastanza, ai tempi. Consiglierei il primo album “On Fyre” (fra l’altro ristampato di recente), ma anche il postumo “Relics” della band precedente del leader, i DMZ.
      Le assenze più gravi nel primo cofanetto di “Nuggets” sono “96 Tears” e “99th Floor”. Il “Nuggets II” è, secondo me, ugualmente straordinario: meno garage e più psycho-pop, generalizzando al massimo, con dentro svariate canzoni inglesi all’altezza del Pink Floyd barrettiani.

      • Orgio

        Grazie.
        Boh, su Nuggets II non concordo tanto, sarà che i Pink Floyd, anche i primi, mi piacciono davvero poco…

      • Un’affermazione come la tua sui primi Pink Floyd, qui, fa lo stesso effetto che avrebbe fatto un bestemmione con il megafono a Piazza S.Pietro durante il silenzio seguito alla richiesta di benedizione da parte del neo-pontefice. 😀

  2. Orgio

    Sai com’è, io sono un lungocrinito adoratore del Bafometto… 😀

  3. easter

    Altro gioiello questo box… Davvero meraviglioso. Metterlo accanto al primo è come far cozzare l’aulico col prosaico: ne nascono scintille abbaglianti.
    E attendo qualche riga tua su Children of nuggets: a proposito dei Lyres, lì c’è un pezzo, Help you Ann, che mi ha sempre fatto impazzire.

    • Cazzo, “Help You Ann”… pezzone!
      Il “Children Of Nuggets” in assoluto è bello, ma ci rilevo un po’ di forzature e di assenze (che spero siano dovute a problemi di diritti).

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