Piero Scaruffi

Pensando a cosa pubblicare domani, capito sul blog di Eddy Cilìa e cosa trovo? Una sua mitica recensione uscita su Velvet, mi pare nel 1990, nella quale prendeva in esame i primi volumi della famigerata Storia del rock di Scaruffi, la pubblicazione (per la Arcana) della quale è stata, a mio modesto parere, una delle poche, pochissime macchie nella carriera di responsabile editoriale di Riccardo Bertoncelli. Non ho quindi resistito alla tentazione del “crossblog” e ho recuperato questo mio commento – di alcuni anni dopo, ovviamente – sull’ultimo tomo della stessa opera, dalla quale è poi nato il famoso sito. Lo so, lo so che su certe cose sarebbe meglio tacere, ma a volte proprio non ce la si fa.

Il pezzo di Eddy che mi ha ispirato si può leggere qui:

http://venerato-maestro-oppure.com/2013/03/10/velvet-gallery-16/

Scaruffi copStoria del Rock Vol.6 (Arcana)
Tutto arriva per chi sa attendere. Anche la fine, con questo volume dedicato alle scene degli anni ‘90 in Canada, Oceania, Giappone ed Europa (Inghilterra compresa!) dell’opera di argomento musicale più controversa e discussa mai pubblicata in Italia. Già, proprio la famigerata Storia del rock di Piero Scaruffi, progetto monumentale in cui nessun individuo al mondo aveva mai avuto il coraggio o l’incoscienza di cimentarsi. E sì che Scaruffi sprovveduto non è, almeno a giudicare dal suo impressionante curriculum: nato nel 1955, laureato in Matematica nel 1980, emigrato negli Stati Uniti nel 1983, ricercatore e insegnante universitario, esperto di informatica, collaboratore di riviste italiane e americane, autore di tre testi di divulgazione scientifica e di uno di poesie nonché di due libri dedicati ad Avanguardia e New Age. Insomma, una specie di genio, per il quale l’idea di approntare una Storia del Rock articolata in 2.400 pagine deve essere sembrata più o meno un gioco da ragazzi.
E di gioco, non c’è dubbio, si è trattato. Perchè? Vediamolo con i calcoli, partendo dai 5.268 musicisti e gruppi che l’autore ha trattato, per sua stessa ammissione, nei sei tomi del progetto. Allora, attribuendo ai suddetti 5.268 un carnet di sei album (da quaranta minuti ciascuno) a testa, ne deriva una durata complessiva di 1.264.320 minuti, pari a 21.072 ore o, se preferite, 878 giorni; se si considera che Scaruffi dichiara di avere operato una selezione degli artisti di cui occuparsi e si valuta l’ampiezza del parco-produzioni dagli anni ‘50 ad oggi, è lecito ipotizzare che la cernita sia stata effettuata in un ambito almeno quadruplo, per (circa) altri 2.634 giorni di maratona sonora. Decidendo di “limitare” l’impegno ad appena 12 ore ogni 24, ne consegue che per centrare l’obiettivo di una conoscenza comunque parziale e superficialissima dello scibile rock occorrono quasi vent’anni: sarebbe interessante, pertanto, sapere dove Piero Scaruffi avrebbe trovato il tempo per laurearsi, gettare le basi della sua brillante carriera, cercare gli album in questione e documentarsi su di essi, scrivere articoli e magari svagarsi anche un po’ (senza contare che ascoltando dischi su dischi una sola volta è abbastanza improbabile capirci qualcosa).
In parole povere, Scaruffi non ha sentito tutto ciò che avrebbe dovuto sentire, né avrebbe mai potuto farlo: e l’irrealizzabilità dell’impresa chiarisce anche perché nessun singolo individuo al mondo abbia mai provato ad approntare una storia del rock di tale estensione. Viene dunque da sorridere imbattendosi in certi giudizi tagliati con l’accetta, in certe prese di posizione e in certe (assurde) categorie ideate solo allo scopo di schematizzare realtà che meriterebbero analisi ben più articolate, così come viene da piangere nello scorrere le righe di introduzione a questo sesto volume (in particolare il capitolo “Consuntivo”), in cui Scaruffi giustifica il suo operato autocelebrandosi con un’arroganza da brividi. Certo, più di una critica è pertinente, ma l’impressione generale è quella di un allucinato e delirante lavoro di “taglia e cuci” su materiale della più diversa provenienza, il cui assemblaggio – peraltro confuso: immaginate un’enciclopedia in “ordine” non alfabetico né cronologico, nonché priva di rigore informativo – sembra avere il solo scopo di appagare un ego smisurato e assecondare deliri di onnipotenza. Increduli? Sfogliate pure la Storia del rock, non importa quale sezione. Soffermatevi su una qualsiasi delle sue voci, vagliandone forma e sostanza, e formulate una serena opinione in merito. Se vi viene da pensare a Fahrenheit 451 significa che siete sulla nostra stessa lunghezza d’onda.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.258 del 20 maggio 1997

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Categorie: recensioni | Tag: | 66 commenti

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66 pensieri su “Piero Scaruffi

  1. Stefano

    Io ho comprato e letto i volumi della storia del rock quando sono stati pubblicati (avevo quasi 30 anni), e dopo essermi formato, nelle mie capacità di valutazione critica della musica rock, con tanti ascolti di dischi e di concerti e tante buone letture, da Ciao 2001, al Mucchio, a Rockerilla, a Buscadero e tutti i volumi storici dell’Arcana. Ho apprezzato i Bertoncelli, Guglielmi, Fumagalli, Cilia, Vignola, e scusate se non cito tutti. Non sono sempre stato d’accordo, ma mi hanno fatto capire punti di vista diversi dal mio e opere che, ad un primo ascolto non avevo apprezzato, le ho scoperte e godute grazie a loro.
    Ciò detto, li ho visti spesso mettersi in discussione, modificare le proprie opinioni, in non pochi casi anche ribaltarle a distanza di anni, quando, a mente fredda, la qualità e il peso di un opera magari emergevano o venivano ridimensionate e li ho visti (meglio, letti..) pure riconoscerlo apertamente.
    Ora, Scaruffi mi ha coinvolto a suo tempo per la quantità di analisi, informazioni, opinioni (che mi trovavano contrario nel 70% dei casi) che metteva a disposizione (adesso non lo reggo proprio), ma, francamente, cosa si può dire di uno che scrive (ho fatto copia e incolla dal suo sito): “Bowie’s sound was largely Visconti’s (or Eno’s). Without that sound, Bowie remains a second-rate vocalist singing second-rate pop for a second-rate audience.”
    Qui siamo all’insulto, non solo dell’artista, ma dell’ascoltatore, nonché, in molti casi, lettore!!
    Come dicevano altri, basta non prenderlo sul serio, ma, francamente, verrebbe voglia di aspettarlo sotto casa…scherzo, non sono un violento!

  2. Chiara

    Ma – tornando all’impossibilità di un essere umano di ascoltare tutta quella musica, e poi scriverne pure – mi pare evidente che Scarruffi abbia dei ghost writer. Il fatto che non li citi ne è esattamente la prova.

  3. toyzonzo

    Aumenteranno i trolloni, nel futuro del ciberspazio, ma si scazzeranno fra loro come le ganghe di quei rappers del cazzo che forse vivono in quei loro macchinoni da petroliere arabo come Moira Orfei sulla sua roulotte da giostraio arricchito… al posto dei cavalli e della lancia lancillottesca in località camelottesche, i loro scazzi li risolveranno con macchinone e pistolone in qualche landa sperduta del fantastico paese di carosello, finendo in mezzo a calimeri e calindri e cimabui, insomma spariranno nel futuro della fantasia per la quale saranno ancora tempi bui.

  4. giuseppe

    Dai lo scaruffo è un trollone incredibile. Io lo trovo simpatico, ma è pur sempre un trollone, non capisco quelli che lo venerano, ma nemmeno quelli che se la prendono a male per i suoi giudizi. Poi vabè, i fans dei Beatles cheduepalle! e fatevela una risata invece di stare sempre incazzati, dai. Pierino il burlone ne tratta male tanti, Bowie ad esempio lo tratta pure peggio dei fab four, eppure a lamentarsi sono quasi sempre i fans dei bitolz

    • Io tifavo per i Rolling Stones!
      Considera comunque che questo articolo è di molti anni fa, quando l’informazione e la disinformazione in Rete erano più o meno agli albori e il “trollone” faceva scalpore: cercavi un nome qualsiasi e molto spesso compariva il suo sito supponente, tronfio, fazioso e soprattutto pieno di vaccate. Ovviamente c’era anche del buono, ma nel complesso irritava vedere come questo tizio, che si autonominava esperto di qualsiasi cosa e sputava sentenze su qualsiasi ambito dello scibile umano, facesse proseliti. Per fortuna, poi, l’espansione e la frammentazione di Internet l’ha parecchio depotenziato.

      • ociciornie

        Per fortuna che Internet e’ l’antidoto di se stessa nel bene come nel male. Se il “trollone” avesse aperto un blog intitolato “musica sperimentale americana” (o qualcosa del genere) e a questo soggetto si fosse limitato il “trollone” avrebbe potuto creare uno dei blog di referenza sulla musica.

        Ma siccome bisogna dare uno voto a tutto, dalle teorie in scienza fisica, alle charities, passando per le gastronomie mondiali e la letteratura mondiale… Diamoci sotto ragazzi che siamo tutti dei professoroni!

      • Esattamente.

  5. Drav11

    Infatti giuliopk concordo, un critico rock va preso in considerazione per le sue capacità letterarie e comunicative. Per me l’editoria rock è puro intrattenimento. Sulle recensioni di Scaruffi non ho imparato nulla di nuovo, ma mi ha fatto fare delle grasse risate.

    • Anonimo

      Al di la’ delle battute dello Scaruffi che possono fare sorridere mi risulta particolarmente indigesta la sua arroganza intellettuale. In altre parole, se avesse fatto un blog personale senza velleita’ d’onniscenza e classifichine del tipo “ma e’ piu’ forte King-Kong o Godzilla”? mi sarebbe risultato molto piu’ simpatico.

      Drav11 rispetto il tuo punto di vista sull’editoria rock ma, per me, l’editoria (la buona) e’ un po’ una specie di maieutica che rima in qualche maniera con “la ragione di vita” evocata dal blog di Federico Guglielmi. Se voglio farmi delle risate preferisco guardarmi un film del rimpianto Toto principe de Curtis.

      Lo so, lo so sono l’ultimo dei romantici ed in fin dei conti e’ solo del r’n’r ma, come diceva Nietzsche, “la vita senza la musica sarebbe un grande errore”..

  6. A me piace per lo stile, per l’esuberanza verbale a ruota libera, sia nei commenti che nelle stroncature animate dall’irriverenza totale: quando definisce “California Uber Alles” un “bolero epilettico e perverso” o altre (tipo: Mark Knopfler sorta di Ennio Morricone dei poveri” o su Siouxsie “quante dita di cerone separano questa volgare creatura da una Lydia Luch”), mi diverto, al di là del fatto che io le condivida o meno.
    Poi i critici mica vanno presi per il Verbo: non gli pace Bwie? Peggio per lui….

  7. Drav11

    Secondo me Scaruffi non è molto diverso da centinaia di altri critici di musica “rock”. La differenza sta nel linguaggio irriverente e canzonatorio, mentre altri scrivono più o meno le stesse cose in maniera più diplomatica. Suscita polemiche anche perché mette voti ed elabora classifiche e da che mondo e mondo questo tipo di sentenze generano discussioni infinite: “..ma come, viene prima Tizio di Caio?”.
    Credo sia semplicemente un ingegnere informatico trapiantato in California e che ha respirato ed assorbito il clima e la cultura californiana: odio verso il mainstream, culto dell’innovazione e dell’underground. Conosce molto bene la storia del rock del periodo d’oro, musicofilo ma incompetente: non suona uno strumento, non conosce la teoria musicale di base e lo si nota da molte sue schede.
    Avrà letto ed ascoltato moltissimo di musica e critica californiana e, da buon ingegnere IT, ha deciso di farci un database.

    • Anonimo

      E’ proprio la mania di stilare delle classifiche calibrate al millimetro che mi lascia perplesso nei critici in generale ed in Scaruffi, in particolare. E’ senz’altro possibile trovare un consenso sulle “pietre miliari” artistiche ma stabilre delle classifiche “sportive” per un dominio cosi’ soggettivo come l’arte… Per me continua ad essere un delirio… E poi, santissima pazienza, questa mania di emettere giudizi su tutto lo scibile umano (dalla gastronomia alla fisica quantistica) rasenta, se non la vera e propria follia, una forma d’irritante nevrosi.

      • Drav11

        Il successo di Scaruffi sta proprio nel creare classifiche e dare voti. Senza voti e classifiche non staremmo a parlare di questo fenomeno di internet. Fra l’altro ha delle preferenze sospette verso certe etichette: per la Drag City volano voti alti a iosa, ad esempio.
        La figura del critico musicale e la mania delle classifiche sono malattie dell’ultimo secolo, dal momento in cui la cultura diventa di massa, salta sempre fuori il santone (di solito pagato) che deve manovrare i gusti e le scelte di una vasta platea che non ha un’educazione musicale.
        Rimane scolpita nella pietra la frase del grande Zappa: “Buona parte del giornalismo rock è gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere.”

  8. ociciornie

    Scaruffi e’ un uomo analiticamente intelligente ma purtroppo vittima di patologiche e arroganti volonta’ d’onniscienza. Da qualche parte uno psicologo avra’ magari coniato il termine “sindrome scaruffiana” da affiancare alla piu’ nota “sindrome d’Asperger”.

    Il suo piu’ grande difetto…
    Fare dell’originalita’ il criterio principale e quasi assoluto di graduatorie artistiche che sembrano delle pagelle scolastiche. Nessuno (neanche i geni) crescono e si sviluppano in stanze sterili… Tutti (anche i geni) sono stati influenzati da qualcuno.

    Il suo pregio…
    Proporre grazie a internet delle schede sintentiche che, una volta capito il suo rigido schema di giudizio, possono magari catalizzare delle nuove esplorazioni sonore

    Il suo (grande grande grande) limite…
    La musica e’ un linguaggio universale perche’ prende alle trippe, alle gambe e ai sentimenti…. Le musiche che si amano sono come una serie di “madeleines Proustiane” attorno alle quali si cristalizzano i nostri ricordi… La musica non e’ un argomento particolarmente “ragionevole” e questo l’ “algoritmia scaruffiana” sembra proprio dimenticarlo.

  9. Giovanni Natoli

    “Lo puoi fare, perché nelle cose artistiche l’oggettività è cosa assai ardua da delineare, soprattutto perché l’oggettività in tal caso è legata al gusto, alla bellezza e all’onestà, tutte cose che evidentemente ti mancano alquanto.”. Credo che questo commento chiuda il cerchio e vada oltre il (pur talvolta interessante) “recinto” scaruffiano. Per il resto trovo vero che ha avuto il merito di far emergere nomi relegati all’oscurità, di non essere solo arrogante ma anche tagliente. Da prendere a dosi sufficientemente piccole, per il meritevole desiderio di autoinstillarsi dubbi che affligge quelli come me. Vero è che se fondalmentalmente non apprezza il rock come mai la sua enciclopedia trova nelle voci del rock il suo lavoro più articolato e compulsivo. (Quella sul jazz è decisamente ridicola)?

  10. Country Boy

    Penso che Scaruffi sia da intendersi come Treccani anche se l’equivoco sorge spontaneo dal momento che gli autori delle schede non sono mai citati. Presumo che gli organizzatori ed archivisti del materiale raccolto (passando fra le panche della chiesa virtuale degli autori/scaruffiani) siano alcuni di quelli che compaiono nelle figurine in questo video https://www.youtube.com/watch?v=C_awsXl06r4
    peraltro utile per l’identificazione dei corpi nel malaugurato caso in cui tutto finisca in maniera grottesca e guyanesca.

  11. Luciano

    Non provo simpatia per nessun musicista rock, e non provo simpatia per la musica rock in generale. […] . Proprio non nutro nessun affetto
    per la musica rock. Non ci sono cresciuto e non mi ci riconosco.” by
    Piero Scaruffi
    http://www.scaruffi.com/music/letters.html#liv

    Direi che lui la dice giá tutta. Chi si affida alle sue schede rock
    per apprezzare il rock é interessante (?).
    Praticamente e’ come farsi consigliare un whisky da uno che non gli
    piacciono i superalcolici, che pero’ si sbronza tutti i giorni per
    assaggiarli tutti (c’e’ qualcosa di malato…). Mi sentirei come lui
    se facessi un sito analogo recensendo vari tipi e dimensioni di dildo.

    Tuttavia, forse per lo stesso motivo, penso che Scarruffi provoca un
    discorso interessante sui limiti del rock (majors, album,
    specializzazione e frammentazione):
    http://www.scaruffi.com/music/letter3.html#l19
    http://www.scaruffi.com/music/letters.html#l29
    http://www.scaruffi.com/music/letters.html#l1

  12. Country Boy

    Con il metodo Scaruffi in tasca si potrebbe andare a fare le puntate ai tavoli del Casinò di Saint Vincent, e poi andare a riscuotere le vincite al Casinò di Sanremo.

  13. Tore1960

    Che sia arrogante, mi sembra palese. Ciò è rilevante però perché è diventato (volente, lui o nolente, gli altri) piuttosto famoso mentre della mia ipotetica (e probabile) arroganza non gliene frega niente a nessuno. Piuttosto bisogna chiedersi del perché di questa fama e se l’arroganza sia un ‘ingrediente’ di essa. In ogni caso, il “problema” Scaruffi esiste solo e nella misura in cui lo si prende sul serio*. Io lo sfrutto per quel che è utile e mi diverto allo stesso tempo nel cercare di ridicolizzarlo dove le sue lacune sembrano evidenti. Inter nos fra amici perché non ho la tua di ‘fama’.

    * Il mio, e non solo mio, di problema è semmai il fatto di aver l’esigenza di essere rassicurati su quello che ci piace. Esempio, la mia soddisfazione per gli alti voti dati da Scaruffi a “Repeater”, “No Control”, “Surfer Rosa”, “The Days of Wine and Roses”, “Rock for Light” e così via.

  14. Tore1960

    Si esagera su Scaruffi. In fondo che abbia ascoltato veramente tutti gli albums che giudica o meno, quel che conta è l’informazione che dà. Certi giudizi, su album e autori di frande fama, possono lasciare perplessi, ma visti da un’altra ottica è una cosa positiva, perché è sintomo di un’autonomia di giudizio non influenzata dalla ‘fama’ del personaggio o dell’album. Comportamento non particolarmente originale, comunque, visto che ognuno di noi ha pure una opinione negativa nei confronti di autori o album storici, che sono vantati unanimamente dalla critica ufficiale o passivamente dall’ascoltatore medio. Nel mio caso Queen (una ciofeca incredibile) e De Andrè (noia musicale allo stato puro) per esempio. In più Scaruffi, mi pare che giustifichi certi giudizi in base a criteri chiari, relativamente oggettivi. Possono essere condivisibili o meno ma perlomeno crea uno schema in cui il giudizio finale su x o y alla fine è quasi automatico e prevedibile. Questo relativamente parlando, perché è palese la sua difficoltà ogni tanto a essere coerente con le premesse. David Bowie, per esempio, giudicato da subito derivativo in maniera totale, sarà tanto influenzato da Eno nel periodo berlinese ma mai Eno ha fatto qualcosa che ha fatto Bowie. Perchè si può essere ‘secondi’ o ‘derivati’ ma allo stesso tempo, se non si è cloni, si può aggiornare l’originale. Beethoven non sarebbe Beethoven senza Mozart e Mozart senza Bach. Quindi Bowie non è Eno (in tale periodo) come nessun’altro è come Bowie. Idem i Beatles e un’altra serie di ‘affossati’. Inoltre è palese che tutta la sua conoscenza è limitata alla musica americana, mentre quella che riguarda quella inglese è finalizzata (generalmente parlando) solo alla sua stroncatura. Riguardo la musica non anglo-americana poi vi è l’ignoranza più totale. Per esempio, il più grande di tutti gli italiani, Battisti, è definito superficialmente autore di melanconiche soul-pop ballads. Qui Scaruffi regredisce dallo status di studioso della musica a quella di qualsiasi consumatore radiofonico. E giù una banale elencazione di qualche canzone degli anni sessanta di Battisti e dall’album (o il brano?) Il mio canto libero. Insomma, un giudizio basato su qualche pezzo battistiano arrivato avventurosamente via etere alle orecchie giovanili dello studente Scaruffi e con una successiva e frettolosa sepoltura di Battisti (e si presume, non solo lui) perché semplicemente non meritevole di ulteriore analisi e ascolto. Non che sia l’unico, visto che tale modo di fare lo ha anche l’ascoltatore medio, ma lui ha una fama da difendere. Che sia meritata o meno.

    • Rileggiti il tuo commento: alla fin fine lo massacri quasi più di quanto abbia fatto io! 😀 Scherzi a parte: ok il dare informazioni (che adesso, a differenza di qualche anno fa, sono tuttavia reperibili anche altrove e in forma meno “corrotta”, diciamo così) e ok pure l‘autonomia di giudizio (che, però, se si traduce in vaccate oggettive non ha senso), ma la mia recensione calcava volutamente la mano anche per sottolineare l‘odiosa arroganza del personaggio. Qui non si tratta solo di dischi, nel suo sito ci sono classifiche e commenti su un‘infinità di argomenti, e chiunque si ponga in questi termini – parlando, per lo più, di “oggettività” – a me fa solo sorridere amaramente.

  15. SongsAboutFucking

    Arg! Scaruffi mi fa cacare. Ma chi è il tipo che ha detto che i red Crayola fan cagare?? Redimiti!! 😀

    • paolo scotto

      siamo seri, qualcuno ascolta sul serio i red crayola? basta citarli per dimostrare di sapere, ma da qui a martellarsi le palle …

  16. Agamotto

    Da ragazzo un giorno tornai a casa con un volume della Storia del Rock di Scaruffi. L’avevo comprato cosí a scatola chiusa in libreria, senza saperne nulla.
    L’opera mi incuriosí fin dall’inizio per molti motivi:
    1) l’autore parlava di gruppi e interpreti mai sentiti, mettendoli accanto, o spesso al di sopra di nomi ben conosciuti.
    2) il linguaggio usato dall’autore era suggestivo e arrogante, spesso oscuro, ma sempre evocativo. Le frasi erano strutturate in modo tagliente e i giudizi facevano uso di semantiche che non conoscevo o che non avevo mai accostato alla musica. C’era un numero esorbitante di etichette e modi di dire inglesi per me incomprensibili, riferimenti a generi e a scuole espressi in modo ermetico. Non era certo un’opera divulgativa.
    3) Il punto di vista era completamente personale, ma esibito con una sicurezza e una presunta obiettivitá spiazzante.
    Ricordo che leggevo un po’ di pagine, poi mi sentivo “fisicamente” stanco e riponevo il libro nello scaffale per un po’. Peró tornavo di frequente a rileggerlo e presto comprai anche un altro volume.
    L’autore massacrava senza ritegno o viceversa incensava alcuni dei miei gruppi preferiti. In entrambi i casi trovavo sempre qualche motivo per concordare con lui. Anche nel caso in cui maltrattava un mio idolo, non mi dava fastidio il modo, ma anzi mi divertiva come quando sia ascolta un punto di vista originale e non scontato. Esempio: a me piace Costello e l’autore lo mette dietro alla lavagna con le orecchie d’asino accusandolo di essere un furbetto. Non per questo diminuisce il mio piacere nell’ascoltare la musica di McManus e il giudizio del critico é comunque onesto e messo giú in modo nient’affatto banale o gratuito.
    Il merito maggiore della guida rock comunque fu quello di farmi ascoltare gruppi che non avrei mai sentito altrimenti e di segnalarmi alcuni album nel mare magnum delle produzioni di quegli anni.
    Infine so che lui stesso ammette di aver riportato errori e inesattezze nella sua raccolta di recensioni e invita i lettori a segnalarglieli.

    Riconosco molte delle critiche che vengono mosse alla Storia di Scaruffi, ma io la trovo un’opera valida proprio in virtú di quelle caratteristiche cosí vituperate.
    La soggettivitá del giudizio é molto potente, invita a una riflessione e al dubbio proprio perché espressa senza esitazioni di sorta. Scaruffi lavora sempre nella direzione della decostruzione del “mito” (Elvis, Beatles, Bob Marley, Bowie) e, giusti o sballati che siano i suoi ritratti, a me non dispiace questo approccio basato sulla distanza.
    Tanto è fastidioso quando demolisce un artista,quanto é contagioso d’altra parte nella sua esaltazione per i suoi beniamini. Inoltre devo dire che se sono senz’altro discutibili o da rigettare i suoi voti a album universalmente considerati capolavori, quando dà un 7, un 8 o un 9, segnala album sempre eccellenti.

    • Fabio

      Non sapevo come sintetizzare il mio parere su Scaruffi, lo hai fatto te. Saro’ pigro, codardo, estremista, quel che si vuole, ma io dopo aver letto la storia del rock di Scaruffi, in tutte le are storie del punk, rock, metal ecc ecc (italiane) ho trovato enormi lacune e soprattutto poca obbiettivita’. Il sito di Scaruffi mi ha, ahime’, anche un’po’ impigrito perche’ e’ comodo, diretto e anche abbastanza affidabile. Dico abbastanza perche’ il 50% non corrisponde a come la penso io ma, come dici te, dai 7 (io direi 7/5) ai 10 che da, sono per il 50% grandissimi dischi. Il grande merito secondo me e’ mettere sullo stesso livello, per esempio, il primo dei Doors e Geek the Girl di Lisa Germano. La cosa stuzzica curiosita’ e anche se come giudizio puo’ essere o no poco veritiero io quel giorno scoprii la mia cantautrice preferita degli anni 90, quindi credo che la sua utilita’ sia nel mettere a pari livello dei perfetti sconosciuti (almeno per profani come me) insieme ai grandi del rock. Poi ce ne sarebbero da dire, ma il suo “potere” per quanto mi riguarda sta nella forma e non nella sostanza.

  17. paolo

    Riguardo Elvis Presley, vorrei far notare che Scaruffi evidenzia l’aspetto più deteriore e popolare, non entrando veramente nel merito della critica musicale.
    Restando, volutamente, entro un campo piscologico-personale assolutamente poco conoscibile e verificabile (il fatto che facesse uso di droghe, ad esempio, è alquanto dubbio, anche perché Elvis Presley è stato notoriamente un conservatore in senso assoluto, cioè un uomo assolutamente all’antica).
    Cantante mediocre ? No, medio, semmai. Che sia un cantante mediocre è assolutamente insostenibile.
    Inoltre, “Love Me Tender” è copiata da “Aura Lee”, e non dal musical di cui parla Scaruffi.
    Tanto altro è stato copiato, attinto, rimodellato, un po’ da tutti: anche Mozart ha copiato dallo zio di Bach e dall’Ars Antiqua, Nietsche non sarebbe esistito senza Socrate, Gauss senza Laplace, Einstein senza Poincaré, eccetera eccetera.
    Paolo Conte, che Scaruffi loda tanto, ha copiato “Genova Per Noi” da Elvis: provi Scaruffi ad andare su You Tube ad ascoltare “Padre”, dalle sessioni che Elvis fece nel 1972 per il singolo “Fool”.
    Ascolti, tra l’altro, come Elvis sviluppa “That’s What You Get From Loving Me”, in queste sessioni, e successivamente provi ancora a sostenere che è un cantante mediocre.
    Già, perché, per quanto a Scaruffi possa sembrare strano, per fare il critico musicale occorre ascoltarla, la musica.
    Perché Scaruffi non cita Elvis Presley album per album, come fa con i suoi idoli rock ?
    Perché non cita un album come “Country” o come “Moody Blue” ?
    Forse perché non ne ha mai sentito parlare, nonostante il fatto che Elvis Presley abbia venduto un miliardo di dischi ?

    Ora, caro Scaruffi, se vuoi fare qualche esperimento psicologico, sulla virulenza di certi meccanismi neurali o su quello che vuoi, lo puoi anche fare.
    Lo puoi fare, perché nelle cose artistiche l’oggettività è cosa assai ardua da delineare, soprattutto perché l’oggettività in tal caso è legata al gusto, alla bellezza e all’onestà, tutte cose che evidentemente ti mancano alquanto.
    Se vuoi dimostrare che l’enciclopedismo ha preso il posto del cervello della gente, beh, puoi fare anche quello, perché i fatti ti danno ragione, basta vedere come sono conciate le nostre
    università e vedere chi si laurea in matematica.
    Se vuoi fare la persona seria, ancora meglio; c’è tanta gente che se la beve, sai.
    Ma da una cosa dovresti astenerti, perlomeno per non essere ridondante e promiscuo alla folla: chiamare arte ciò che tu produci e pubblichi sul tuo sito. Quella roba fa cacare, caro Scaruffi, proprio come i Red Crayola.
    Cordialmente.

    • Chapeau. A parte il commento sui Red Crayola, che mi suona come una stecca clamorosa del primo violino proprio alla fine di una meravigliosa sinfonia. 😀

      • paolo

        Giusto, il commento su Red Crayola non era necessario.
        Comunque, a me le tecniche scaruffiane sanno tanto
        di esperimento su reti neurali “reali” o di sondaggio per perfezionare la fuzzy logic o il web marketing.
        Non è possibile che un individuo sia tanto impegnato
        per divulgare le proprie “personali” opinioni o i propri
        stati mentali.

  18. Christian

    Scaruffi è un radical-chic “de noantri”, bastian contrario per partito preso…ricordo ai tempi di Rockerilla le recensioni sbrodolanti agli Shellac…e la memorabile – giusto 20 anni fa Mag.’93 – recensione al primo lp dei TOOL con la lapidaria frase: “una band post-grunge che non è capace di costruire delle canzoni”. Sembrerebbe una barzelletta…

  19. Anche io concordo in toto.

  20. Sono d’accordo.

    La cosa più utile di quel sito sono proprio i suoi gusti come cosa da studiare.

    Per le info, cronologie e quant’altro oramai Wikipedia in lingua inglese è il punto di riferimento sul web.

  21. Alter Notty

    Il sito di Scaruffi è stato per me fondamentale, illuminante; mi ha fatto conoscere artisti sconosciuti, mi aiuta a riordinare, a storicizzare. I suoi criteri sono dichiarati (e ditemi per quanti altri si potrebbe dire la stessa cosa), Insomma, mi dà tutto quello che un approccio critico dovrebbe dare. Detto questo, trovo fuorviante e quasi intimidatorio che definisca le sue classifiche “il meglio di…, i migliori tra…”. Non sono il meglio, tuttalpiù potrebbero il meglio secondo il criterio che usa lui, cioè il quoziente di innovazione. Personalmente, sono in un’età in cui questo parametro mi interessa molto poco; seguo altri criteri, come la passione, l’intensità di un’interpretazione, la sincerità. Magari scopro che il mio artista preferito si merita per Scaruffi solo un 6 stiracchiato, e allora? Non mi sento certo minacciata da questo, perchè miei criteri sono validi quanto i suoi, il mio giudizio vale quanto il suo…e così mi auguro che sia per tutti.

    • Confesso un certo stupore nel leggere che l’amico americano ti aiuta a riordinare e storicizzare, visto che per me la sua “storia” è terribilmente incasinata. Ok, invece, per le “consulenze” su artisti sconosciuti, questo è innegabile.
      Ovvio che io ragiono da addetto ai lavori, e per di più di vecchi(ssim)a data. Quindi, sono irritato da certi criteri e soprattutto dalla tracotanza. E poi, ovviamente, sono disturbato da tutti gli esaltati che lo venerano e ne adottano/propagandano le tesi: sì, le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, ma ci sono casi in cui quelle dei figli devono senz’altro ricadere sul padre. 😀

      • Romano

        Ho sempre tentano invano di trovare un termine per definire gli scaruffiani senza essere offensivo(vengono solitamente definiti decerebrati e ci può stare benissimo ma, appunto , è un termine offensivo).La tua definizione,ossia “esaltati”,è magnifica.Impagabile!

      • Non mi sembrava così originale, ma grazie. 🙂

  22. Romano

    Che nessuno inventi nulla dovrebbe essere noto a tutti,comunque si voglia rigirare la frittata! Tutti i musicisti per fare la loro musica rielaborano musica di chi lo ha preceduto.Rimane nel tempo chi lo fa meglio non chi lo fa per primo.Verdi ha lavorato nel melodramma circa 230 anni DOPO i primi melodrammi musicati in Italia,ha un posto di primo piano nei teatri moderni perchè ha portato quella forma,forse,al punto più alto della sua storia mentre i primi melodrammi sono stati quasi tutti dimenticati.Dylan e gli Stones si sono rifatti a forme vecchie di decenni,Mozart non ha apportato alcuna innovazione alla musica,Clementi si.Purtroppo per la tua teoria Mozart ha molto più spazio di Clementi in ogni enciclopedia.Il confronto fra Omero e Follet non c’entra nulla.La trilogia berlinese mi sembra sia andata molto oltre il Krautrock quindi per me e più valida.Certe cacofonie di zappa e velvet erano presenti da decenni nella contemporanea e comunque nessun rumorismo potrà mai valere quanto una bella canzone che posso riascoltare per decenni.E poi non tutti i fans di Beatles e Bowie pensano che i loro beniamini hanno inventato questo e quello;è solo un clichè scaruffiano tra i più tristi.kubrick non ha inventato nulla,il solo fatto che tutti i suoi film sono adattamenti di romanzi scritti da altri si commenta da sè.Se a te Scaruffi piace evviva la democrazia.Concludo dicendo che nessuno inventa niente men che meno se si parla di sperimentalismi senza una struttura musicale.Non è il caso di Uncle meat(uno dei miei dischi preferiti)che comunque non ha inventato nulla.

  23. romano

    Ci fa,fidati.é perennemente in contrasto con se stesso e non può non rendersene conto:se un suo beniamino si rifà a musiche già esistenti (come tutti!)afferma che “rielabora” o “personalizza”,se i suoi nemici Elvis,Beatles o Bowie fanno la stessa cosa afferma che “copiano”.Se i suoi musicisti preferiti si circondano di altri musicisti per registrare i loro dischi lo considera scontato,se la stessa cosa la fanno Bowie o i Beatles il merito è tutto di Visconti,Eno o Martin:è palesemente schierato in base a simpatie o antipatie e non cerca nemmeno di nasconderlo sapendo che i creduloni lo copiano in ogni caso.

  24. romano

    Ma come si fa dire che Zappa (o chiunque altro)abbia inventato qualcosa?Nessuno inventa niente in nessun campo,com’è possibile che ci sono critici che ancora dividono tutto in inventori e imitatori?Beethoven non ha inventato niente.Ho l'”impressione” che tanti seguaci di Scaruffi non hanno alcuna preparazione musicale e se solo sentono sperimentalismi si esaltano e gridano all’avanguardia da contrapporre alle canzonette,in realtà fare belle canzoni richiede talento mentre non credo si possa dire la stessa cosa di qualche sperimentalismo fine a se stesso! Sono un fan di Zappa ma certi fanatismi nei suoi confronti sono ridicoli e tanti suoi brani,anche del periodo d’oro,sono pura cacofonia…altro che inventare qualcosa.Riguardo Bowie ha avuto bisogno di circondarsi di musicisti validi…come tutti gli altri musicisti della storia del rock o del jazz! Anche Zappa dopo lo scioglimento delle Mothers non si è neanche avvicinato ai suoi primi dischi e lo stesso Scaruffi lo riconosce,basta leggere i voti.Il buon Piero usa sistematicamente criteri opposti per situazioni identiche ed è strano che alcuni suoi estimatori non lo notino.D’altra parte se preferisci il Bianco o Low ad Uncle meat il tuo ragionamento crolla su se stesso,non ti sembra?

    • Certo.
      La mia unica curiosità sarebbe sapere se “ci è” o “ci fa”.

      • Simone Fiorucci

        Se nessuno inventasse niente saremmo ancora tutti scimmie in una grotta, a crepare a trent’anni, mangiando bacche, funghi e cacciar cinghiali… Quando va bene.
        PRIMA di quello che hanno fatto gente come Velvet Underground, Pixies, My Bloody Valentine, Fugazi, Dylan, Talking Heads con Eno, Roxy Music… Pieno il mondo, guardate. Zappa. In effetti prima di Freak Out, Absolutely, Hot Rats, Uncle Meat, Jazz From Hell, We’re only In It For The Money, The Grand Wazoo, Lumpy Gravy, The Yellow Shark.. Tutti dischi con le Mothers, tra l’altro…. Di Beefheart, poi… Di Barrett. O da noi come di Paolo Conte, De André, Gaetano, Battisti… Pfui dietro l’angolo ne trovi a quintali. Prima. Basta sentire che girava in Italia prima di Modugno e di Lucio, nessuno inventa niente?! In effetti adesso che ci penso bene ne era pieno il mondo che faceva certa musica, certi dischi, certi processi artistici, scusate la sbadataggine. Ovvio nessuno viene dal nulla, ma qualcuno aggiunge, reinventa qualcosa, rimiscela gli ingredienti in una maniera personalissima. Qualcuno no. Magari l’uovo di Colombo, ma nessuno tranne il genio se ne è accorto.
        Quello che facevano i Beatles prima di incontrare Martin è ben documentabile e lo facevano miriadi di band inglesi e mi sento di dar ragione a Scaruffi quando dice che Kinks e Hollies lo facevano pure meglio.
        Di Verdi come di Debussy piena la storia… Come di Satie o Stravinsky…
        Preferiam la pittura? Quanti che dipingevano come Van Gogh o Dalì (I primi due casi tra tanti che mi vengono alla mente)… Prima?

        No, se preferisco Low e Heroes ad Uncle Meat non significa proprio un tubo logicamente. Il piacere è una cosa, la razionalità altro. Mi pare di aver già chiarito il concetto con Follett e Omero…. o Rolling Stones vs. Dylan, se è più chiaro?
        Se sono il re dei truccamotori, non divento per magia un brillante ingegnere meccanico.
        Godo ad esempio di certe canzoni di Pezzali e Repetto, come di Rettore o pezzi Sanremesi di tutte le epoche, ma ho presente l’effettivo valore artistico o meglio qualche parametro tecnicointrpretativostorico e tre minuti di Beefheart ne oscurano intere discografie.
        Al di là che voglia strafogarmi o meno di Beefheart.
        Poi non rovesciamo l’assunto di base, sono i fan di Beatles e Bowie che dicono che i loro beniamini hanno inventato questo e quello.
        Nella linea del tempo possiamo stabilire una relazione d’ordine, Bolan è venuto prima di Bowie, il Krautrock prima della trilogia Berlinese…. Dati di fatto. Non significa un bel nulla che io ami molto più il Duca che Marc, la testa mi fa riconoscere chi sia l’innovatore.
        Un po’ come la tesi secondo cui il rock italiano sarebbe stato inventato da Vasco. Pazienza il suddetto Battisti, il Banco, Le Orme, tutto il prog nazionale, la Nannini stessa, Graziani, la Formula3, Bubola…
        Poi oh ci sono quelli che Kubrick e Fellini erano sopravvalutati, quindi a sto mondo potremo sempre sostenerle tutte. Ed è giusto così. Ma ne ho il pieno diritto di esserne in disaccordo.
        Uno dei mali moderni è davvero difficile ammettere che qualcuno sia più bravo di noi, talvolta, sia persino un genio.
        A me Scar piace molto, non ci posso far nulla. Anche quando demolisce o ridimensiona mie opere intoccabili quali Remain In Light dei Talking Heads oppure la discografia di Nirvana e Radiohead. Mi ha fatto conoscere un sacco di musica prima sconosciuta, aprire le orecchie su mondi e suoni che magari prima detestavo o proprio non capivo. Su tutto.
        Kurdt ad esempio genio vero, sempre dette e scritte, ammesse senza problemi le sue fonti, i suoi numi, i suoi riferimenti…. Anzi omaggiate! Ma cavoli li ha mangiati e digeriti per qualcosa di personalissimo e unico! Dopo di lui certo ce ne stavan migliaia di band che suonavano come i Nirvana… Dopo però.
        Nessuno inventa nulla.
        Mi pare lo pensassero anche Volta, Ferraris, Tesla, Marconi, Einstein e Fermi del resto… O Sabin e Barnard, tra i molti…

  25. Simone Fiorucci

    A me invece piace molto, anche se spesso non sono d’accordo.
    Il metro di giudizio che usa alla fine è piuttosto chiaro, che è quello per cui smonta ad esempio Beatles e Bowie. Ma anche tanti altri.
    Se hai inventato qualcosa, se hai forgiato nuovi linguaggi, nuove strutture, nuove filosofie in musica, nuovi suoni per lui sei in fico. Se sei derivativo e hai riciclato, pur formalmente bene, idee altrui non meriti sufficienza. Le argomentazioni comunque non mancano nei casi suddetti, per essere partigianeria è piuttosto ben articolata.
    Tra l’altro ha un metodo di indagare e giudicare la musica non dissimile dagli amici matematici od ingegneri che possiedo.
    Evidente deformazione professionale.
    Che Zappa abbia inventato (molto) più dei Beatles (che per inciso tra il ’65 e ’70 adoro come pochi) credo sia fuor di discussione.
    Ha sfornato (almeno) un capolavoro per ogni genere in cui o si sia cimentato o abbia inventato lui personalmente.
    Altrettanto onestamente riconosce che George Martin è stato un genio.
    Discorso Bowie, trovo onesto dire che senza Bolan, Visconti, Ronson, Eno, Fripp e altra bella gente, di originale resti ben poco, se non una splendida voce dall’ottima gusto artistico, orecchie ben sintonizzate sulla modernità. Aspetto che gli viene riconosciuto dallo Scaruffi.
    Che dopo nove volte su dieci io stesso preferisca mettere sul piatto il Bianco o nel lettore Low, più di Uncle Meat è altro discorso.
    Ma in altre parole per me l’Iliade e l’Odissea restano lassù, pazienza che poi Follett sia avvincente, scriva bene e venda molto.
    Ah… Sul fatto che abbia ascoltato tutto, ho più di un dubbio pure io.
    Molte schede però, almeno sul web, dove lo conosco io, riconosce essere di altro autore.

    • Ovviamente, quando queste recensioni furono scritte, che Scaruffi non fosse solo una persona ma anche un gruppo di persone “nascoste” dietro un’identità singola era più o meno impensabile. E comunque, al di là del sito, non mi pare che abbia mai smentito che i libri siano tutti farina del suo sacco.
      Per il resto, condivido il discorso sull’Iliade e l’Odissea (nemmeno io ascolto di frequente “Trout Mask Replica”, ma che sia Arte di alto livello non credo possa essere in discussione), ma trovo davvero intollerabili certi giudizi sprezzanti, volti da un lato a distruggere i miti e dall’altro a esaltare il proprio culto e la propria immagine di “critico” coraggioso che va controcorrente dichiarando la Verità che tutti gli altri poveri fessi non riescono a vedere. Un arrogante di prima categoria.
      Comunque, puoi rimuovere i dubbi. Non ha ascoltato tutto quello che avrebbe dovuto, perché non è possibile. 😀

    • Aldo

      Concordo con Simone. Comprai ben due volumi della Storia del rock, quando ero al liceo, Restai perplesso, ma inevitabilmente affascinato. Perplesso sia per il linguaggio il più delle volte incomprensibile sia per i giudizi con cui massacrava certi miei beniamini. Però ne ero affascinato anche per le stesse ragioni: il linguaggio evocativo e molto potente e la celebrazione di gruppi e personalità mai sentite prima. Non posso dire di essere stato sempre d’accordo con Scaruffi, ma il suo indubbio narcisismo e la sua personalità prorompente sono certamente aspetti che gli hanno giovato. Alla fine proprio i suoi punti di debolezza sono specularmente i suoi punti di forza. alcune schede hanno uno stile che sarà criticabile quanto si vuole, ma buca la pagina, gente che scrive di musica se lo sogna uno stile così. E comunque ha spinto molte persone all’ascolto di band di cui probabilmente non avrebbero mai sospettato l’esistenza. La critica di Cilia è condivisibile solo nel segnalare che il testo è frutto di scelte personalissime dell’autore, ma, per il resto e è livorosa in una maniera degna solo di un critico (che rosica)… e poi onestamente dai se prendi quel pezzo e lo confronti con una qualsiasi scheda di Scaruffi, quest’ultimo vince 10 a 0. Scarufi è polemico, sulfureo, arrogante, e sempre motivato. È uno spasso leggerlo.

      • Antal

        Ciao Aldo, nonostante sia quasi sempre in parziale o completo disaccordo con le schede dello Scaruffi, il suo rigido metro di giudizio e’ degno del museo dei pesi e misure di Sevres : una volta compreso, ci si ritrova sempre. In fin dei conti, mi torna utile proprio per questo… Dibattito sull’estetica: ma l’essere degli innovatori/sperimentatori e’ indispensabile per entrare nel Pantheon della musica. Ai posteri l’ardua sentenza.

        PS
        Comunque, l’acido solforico buca meglio la pagina dello Scaruffi…

        PPS
        Adesso vado sul suo sito per scegliere cosa mangero’, quale charity sostenere, quale teoria scientifica preferire, quale libro leggere, quale film guardare. E’ vero senza degli intellettuali come LUI ci si sentirebbe sempre e comunque persi….

  26. savic

    ma Scaruffi esiste fisicamente? qualcuno lo hai mai visto?? ricordo male o scriveva su rokerilla?? quello che scrive lascia il tempo che trova. basta parlare bene del primo o massimo secondo disco di un gruppo e dire merda di tutto il resto

    • Sì, le sue prime apparizioni furono su “Rockerilla”. Ed esiste fisicamente, sì, anche se per quanto riguarda gli scritti a sua firma sul sito può contare su un folto stuolo di collaboratori.

  27. romano

    No, era per te! Il primo giudizio l’ho letto sul mucchio extra in cui rispondevi ad un fan del prog in cui affermava che i vostri giudizi su Gentle giant & co. anche Scaruffi si vergognerebbe a scriverli mentre il secondo l’ho trovato su internet(non ricordo dove)in una tua intervista.

  28. romano

    Non ho idea se le legioni di cloni di Scaruffi che infestano il web abbiano capito il senso dell'”opera”,l’impressione è che molti lo copiano per sentirsi alternativi.Da antologia alcuni tuoi commenti sul Vate: “non credo che Scaruffi percepisca il senso della vergogna almeno in relazione a ciò che scrive” oppure sul filo della memoria qualcosa del tipo”spero che Scaruffi esca allo scoperto e dica: ho scherzato e ci siete cascati”!

  29. Ricordo di averne letto diversi anni fa su cartaceo solo alcune parti, credo a casa di un amico che aveva avuto l’infelice idea di comprarla. Successivamente, alcuni mesi fa, ho trovato in rete una versione che raccoglieva l’intera opera omnia per cui ho deciso di dargli un’altra probabilità. Risultato: oggi come allora ad un certo punto ho dovuto mollare, affastellamenti vari, giudizi netti senza alcuna giustificazione o spiegazione concreta, come se si trattasse di pura antipatia (vedi i casi di Beatles e Bowie), assenza di un percorso logico. Io davvero non sono mai riuscito a capirne il senso.

  30. nandodevitis

    Quanto segue basta e avanza per farsi un’idea di Scaruffi.
    Perché funziona come un teorema di matematica.

    N.B.
    Uno magari rimane colpito dai 3 che fioccano. Ma quei 5 dati a “Rubber Soul” e a “Revolver”, dico: RUBBER SOUL e REVOLVER, sono la più grande stronzata mai concepita da mente (in)umana.

    Please Please Me (1963), 3/10
    With The Beatles (1963), 3/10
    Meet The Beatles (1964), 4/10
    Hard Days’ Night (1964), 5/10
    For Sale (1964), 3/10
    Help (1965), 3/10
    Rubber Soul (1965), 5/10
    Revolver (1966), 5/10
    Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967), 7/10
    Magical Mystery Tour (1967), 6/10
    The Beatles (1968), 6/10
    Yellow Submarine (1969), 5/10
    Abbey Road (1969), 7/10
    Let It Be (1970), 4/10

    P.S.
    Bella questa modalità di due post diversi, su due blog diversi, sullo stesso argomento.
    Logico mettere lo stesso commento anche su VMO.

    • Quelle dei Beatles sono senza dubbio le cose più agghiaccianti. Però, come dice Eddy, il fatto che il pur indiscutibilmente geniale e prolifico Frank Zappa abbia da solo più pagine di Elvis Presley, Bob Dylan, Byrds, Velvet Underground, The Band, Creedence Clarwater Revival e Stooges MESSI ASSIEME è pure un bel segnale del valore dell’opera.

      • Anonimo

        Veramente quella di dare spazio a Zappa è una cosa abbastanza ragionevole.

      • Ovvio che dare spazio a Zappa è cosa buona e giusta, così come che – considerando la discografia mostruosa – il Baffone abbia un bel po’ di pagine. Però dargliene più di tutti quelli summenzionati messi assieme denota quantomeno una certa partigianeria.

    • Alessandro Sgritta

      in fondo come proporzioni ci siamo, cioè se aggiungi 3 voti ad ogni disco alla fine ottieni più o meno il giusto punteggio, nonostante il suo odio per i Beatles perfino Scaruffi riesce a capire che Sgt. Pepper’s e Abbey Road sono meglio di Let it be, per dire, e che Rubber Soul e Revolver sono meglio dei loro primi dischi, mi sembra già qualcosa! 😉

    • Conosco diverse persone che si riconoscono nei gusti di Piero e quindi sono contenti del tipo di selezione che ha fatto. Così come io stesso uso il suo sito al contrario… quando un artista a fine carriera prende 3 vuol dire che ha fatto un discone maturo musicalmente che devo ascoltare 🙂

      Una cosa infatti che mi perplime è che pur vantandosi di provenire dal mondo della musica classica fallisce quasi sistematicamente nel riconoscere valore ai compositori ed improvvisatori più tecnici del rock, dai Beatles ad Elvis, da Santana a Mercury, da Sting a Hendrix.

      • Beh si vanta di un po’ troppe cose. Magari a volte lo fa a sproposito. O forse vuole solo confondere le acque.

      • romano

        Voglio sperare che nessuno pensi davvero che Scaruffi venga dalla musica classica! Sarebbe un grave caso di creduloneria.

      • Al di là del caso specifico, i fatti dicono che di creduloni ne circolano parecchi.

  31. Pingback: Velvet Gallery (16) | Venerato Maestro Oppure

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