Serart

Dopo Auntie Christ e Sweet 75, chiudo il terzetto di “progetti one shot un po’ dimenticati di artisti famosi” con un album davvero fuori dal comune, ma non per questo – anzi: di trovarsi fra le mani sempre e quasi solo roba “già sentita” ci si è rotti un po’ le palle – meritevole di oblio. Io l’ho appena riascoltato e, al di là della mia grandissima stima per Serj Tankian, continuo a trovarlo piuttosto interessante.

Serart copSerart (Serjical Strike)
Una delle caratteristiche più interessanti di questo momento musicale è senza dubbio la sua capacità di generare collaborazioni inattese, spesso – almeno in teoria – prossime all’improbabilità. Collaborazioni come Serart, che ha coinvolto Serj Tankian del gruppo crossover californiano System Of A Down e il polistrumentista turco Arto Tunc Boyaciyan, attivo da molti anni nel campo dell’avanguardia e del jazz nonché ospite in Toxicity degli stessi System Of A Down.
Frutto del comunque insolito sodalizio è un album certo non facile da decifrare, nelle cui trame confluiscono elementi diversissimi tra loro attinti soprattutto nel vasto serbatoio del folklore asiatico (non vanno dimenticate le origini armene di Tankian, peraltro abbondantemente messe in luce nei lavori della sua band-madre) ma sviluppati senza barriere e sulla base di un’ispirazione liberata, che alle rigidità concettuali e strutturali preferisce il gusto della scoperta, dell’assecondare la sensibilità, del cogliere l’attimo di un incontro non solo artistico ma anche culturale. Un disco, insomma, che non ha rapporti con il metal o con il rock’n’roll e che parla la lingua a tratti anche ostica, ma nel complesso suggestiva e talvolta persino accattivante (spiccano, in tal senso, due splendide ballate ipnotiche come Leave Melody Counting Fear e Narina), di una world music in perfetto equilibrio tra il passato delle armonie e degli strumenti etnici e il presente dell’elettronica e dei trattamenti di studio. Bello, ma non per tutti: consigliato solo agli innamorati delle atmosfere particolarmente visionarie, ai cittadini del mondo, agli spiriti senza catene.
Tratto dal Mucchio Selvaggio n.536 del 3 giugno 2003

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