Sweet 75

Secondo post della (mini) serie “sotto mentite spoglie”, o se preferite “progetti one shot”. Gli Sweet 75 furono la meteora lanciata nello spazio discografico da Chris Novoselic, tre anni dopo che la morte di Kurt Cobain aveva posto fine alla supernova Nirvana. Eccetto i fan di strettissima osservanza del trio di Nevermind, credo siano davvero in pochi a ricordare l’unica prova discografica di questa band decisamente atipica.

Sweet 75 copSweet 75 (Geffen)
Due anni dopo Dave Grohl, anche Chris “Krist” Novoselic riappare (finalmente) sul mercato discografico. In linea con il suo carattere schivo, lo fa un po’ in sordina, evitando l’enfasi sensazionalistica sapientemente sfruttata dai Foo Fighters e proponendosi nella sua reale essenza di artista serio e concreto, interessato molto più alla potenzialità creative ed espressive della musica che non alle sue implicazioni in termini di fama e guadagno: non fosse stato così, avrebbe allestito un solido gruppo post-grunge con il quale – forte di un carisma senz’altro superiore a quello del pur bravo Grohl – riciclare le intuizioni dei Nirvana.
Novoselic, invece, non ha avuto paura di rimettersi in discussione e di rischiare, chiamando al suo fianco una sconosciuta cantante venezuelana con trascorsi da busker e dando corpo a un progetto che colpisce subito per la sua anticonvenzionalità: a parte qualche accenno grunge, infatti, il primo album degli Sweet 75 si stacca nettamente dai consueti cliché sonoro di largo e medio consumo, presentandosi come un intrigante ibrido dove rock, folk anche latino (La vida), country e assortite radici convivono in canzoni che solo in pochi casi – vedi il soffice ritornello della Fetch posta in apertura, o le trame avvolgenti della successiva Lay Me Down – hanno tra le loro caratteristiche un’immediatezza di (vago) stampo pop. Non facile da decifrare a un ascolto superficiale, ma marchiato a fuoco dal crudo canto blues della bravissima Yva Las Vegas (impegnata anche, in un continuo scambio con Krist, alla chitarra e al basso), Sweet 75 è un album non molto appariscente ma ispirato, sul cui linguaggio a tratti convulso e quasi sempre visionario si stende l’ombra di un talento incontaminato e naïf. A completare il quadro, i contributi di Peter Buck dei R.E.M., della vocalist degli Sky Cries Mary Anisa Romero e del trombettista Herb Alpert, nonché l’attenta produzione dell’abile Paul Fox (Sugarcubes, XTC)… ma se tutto ciò, oltre che per un bel disco, basterà anche per un’affermazione internazionale è una domanda alla quale solo il tempo potrà dare risposta.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.269 del 5 agosto 1997

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Categorie: recensioni | Tag: | 10 commenti

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10 pensieri su “Sweet 75

  1. giannig77

    devo dire che l’effetto curiosità era davvero alto, anche perchè l’epopea Nirvana era ancora dietro l’angolo e ogni mossa degli altri sembrava far credere che il gruppo esistesse ancora e fosse solo in pausa, in stand-by. Invece nemmeno Chris e Dave collaborarono più, almeno in studio con un progetto collaterale. Io ebbi quasi subito fiducia in Grohl… certo, non potevo immaginare che il suo gruppo sarebbe diventato tra i migliori del nuovo millennio (parlano i numeri ma anche e soprattuttoi tanti pezzi validi), ma che potesse muoversi in territori “college rock” sì. Novoselic invece si smarcò ben presto da suoni prettamente rock e viscerali ma, a parte la modesta – a mio avviso, ovviamente – qualità del suo disco post Nirvana, mi pareva che avesse perso la voglia di fare musica e cercasse in qualche modo di rifarsi una “verginità”, non necessariamente musicale.Disco di culto, comunque, ma a me non ha lasciato grandi ricordi, se non sbiadite aspettative, poi disattese

  2. Orgio

    Com’è che hai sempre ragione tu, o Guglielmi? Approfitto, già che ci sono, per un ringraziamento e due domande:
    _ grazie per il volume “Punk e Hardcore” per Giunti, che mi ha messo sulla retta via da fanciullino.
    _ ma il volumone “Punk” è ancora in stampa o è uscito dal catalogo? Non lo trovo più da nessuna parte…
    _ a quando una discografia di base dell’hardcore italiano, che se la meriterebbe?
    ciao

    • Non so se lo sai, ma un paio di anni fa “Punk & Hardcore” è stato sdoppiato in “Punk” e “Hardcore”, ovviamente con aggiornamenti delle schede esistenti e aggiunta di nuove.

      Il volumone “Punk!” è in catalogo e tutto lascia pensare che ci resterà in eterno. Lo trovi sul sito o nella tante librerie Giunti, in qualsiasi libreria on line, da Feltrinelli… insomma, dovunque.
      Grazie!

    • Dimenticavo… l’hardcore italiano. Qualche band l’ho messa in “Hardcore”, ma ci penserò.

      • Orgio

        Ah ok, grazie allora! Si, so che sono stati sdoppiati, ma francamente le aggiunte sono troppo minimali per considerare un nuovo acquisto. Tanto più che l’operazione di separare “punk” e “hardcore” mi sembra un po’ forzata e profumata di “rock n’ roll swindle” (sia chiaro, non dubito della bontà delle tue intenzioni, ma di quelle della casa editrice). Forse aveva più senso configurare il volume sull’hardcore comprendendovi anche band “di confine” come S.O.D. e D.R.I., che puntualmente non trovano spazio né in trattazioni sul metal né in quelle sul punk “puro”.
        Vai col punk italiano!

      • Pensa che il mio progetto originario li prevedeva separati. Fu Bertoncelli a dirmi di fare un volume solo per questioni commerciali, salvo poi propormi – dopo che il libro aveva venduto tanto – i due volumetti separati (che pure hanno venduto tanto). Non ho interesse che vendano perché su quel tipo di libro la Giunti paga un compenso fisso (niente royalties, insomma), ma ti assicuro che le aggiunte non sono poche: i “nuovi” due sono il doppio del vecchio. DRI e SOD non li ho messi, ma Indigesti, Negazione, Raw Power e Wretched sì..

  3. Orgio

    “forte di un carisma senz’altro superiore a quello del pur bravo Grohl”
    Erano decisamente altri tempi… 🙂 (detto da uno a cui i Foo Fighters non sono mai piaciuti particolarmente)

    • Quando l’ho (ri)letto, ho sorriso anch’io. Altri tempi, ok… io comunque sono davvero stranito dal successo di Grohl e dalla considerazione della quale gode nell’ambiente. Benché non siano proprio da buttar, i Foo Fighters sono una band paraculissima, che certo non merita tutte le attenzioni e il rispetto dei quali gode. Al di là della politica, la carriera di Novoselic è stata strana e di basso profilo… però bisogna dargli atto del “gran rifiuto” che face quando Grohl gli chiese di suonare con lui in quelli che sarebbero diventati i Foo Fighters: non credo fosse facile rinunciare al successo che sarebbe di sicuro arrivato.
      Tanto di cappello, sempre.

      • Orgio

        Si, cappello a Novoselic. E concordo completamente su Foo Fighters e Grohl. Anzi, Grohl è doppiamente paraculo perché quando era nei Nirvana gli andava bene sbandierare un trascorso nel punk indipendente, mentre ha avuto coraggio di confessare la sua passione per il metal (con l’album dei Probot, peraltro gradevole) solo quando gli ha fatto comodo, e quando il calendario segnava un periodo più acconcio di quello di massimo fulgore del grunge.

      • Un bell’opportunista, sì, anche se un po’ di talento bisogna riconoscerglielo. Credo sia anche genuinamente entusiasta di quello che fa, ma penso anche che se non avesse suonato nei Nirvana oggi sarebbe molto più in ombra.

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