Auntie Christ

Più d’uno mi ha detto che non riesce a reggere i miei ritmi a base di articoli lunghi, rimanendo indietro nelle letture. Visto che ormai il blog è abbastanza pieno di materiale da non dare a chi ci capitasse per la prima volta un’idea di “povertà”, per qualche giorno posso anche pubblicare qualche pezzo breve. Comincio allora con la prima di tre recensioni di (bei) dischi un po’ dimenticati di artisti che mi/ci stanno a cuore ma realizzati più o meno sotto mentite spoglie. Ad esempio, di questo estemporaneo progetto messo su da Exene Cervenka degli X non credo si ricordino in molti…

Auntie Christ copLife Could Be A Dream (Lookout)
Nessuno nutriva più dubbi sul fatto che Exene Cervenka fosse ormai un’artista matura, il cui passato “punk” con i leggendari X apparteneva definitivamente al mondo dei ricordi: ricordi senz’altro piacevoli, come dimostrato dall’impegno della cantante nel recupero e nella pubblicazione di materiale d’epoca della sua prima band e di altre affini, ma destinati ad essere posti in secondo piano da amori più recenti – seppur non meno intensi – quali il country o la poesia recitata. Sovvertendo ogni pronostico, invece, la pepatissima frontwoman di una delle più grandi rock’n’roll band californiane di tutti i tempi è tornata a graffiare, imbracciando la chitarra, allestendo un compatto power-trio – il vecchio compagno Don J. Bonebrake (batteria) e l’amico bassista Matt Freeman (Operation Ivy e Rancid) – e affidando la produzione all’esperta Sally Browder (già dietro il mixer di Rocket From The Crypt, Humpers e Red Aunts). Il risultato? Un album che, pur evocando in più di una circostanza gli X più incalzanti e aggressivi, rivela un approccio alla materia punk sempre efficace e personalissimo: merito delle estrose linee melodiche, brillantemente immerse in atmosfere di sapore “sotterraneo”; dell’espressività e della carica dei brani, ben più passionali e “sentiti” rispetto a quelli di tanti giovani ribelli con o senza causa; e, soprattutto, della voce quasi sempre aspra di Exene, che nonostante i limiti inevitabilmente impostigli dalle strutture degli episodi, riesce a non far rimpiangere (troppo) l’assenza dei duetti con John Doe.
Non è (solo) un feticcio per i nostalgici del “bel punk che fu”, questo Life Could Be A Dream, ma un lavoro nel quale chiunque ami le sonorità sporche e nervose, ma non per questo carenti di lirismo, potrà ritrovare almeno una parte di se stesso. Bello e attuale, insomma. E a tratti drammatico, anche se mai incline a nostalgie e rimpianti. “Le cause perse sono come i gatti smarriti / è possibile che un giorno ritornino”, canta Exene in Tell Me… e anche se espressa nel contesto di una canzone d’amore, siamo in molti a sperare che dietro tali parole si nasconda qualcosa di più.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.261 del 10 giugno 1997

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Categorie: recensioni | Tag: | 3 commenti

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3 pensieri su “Auntie Christ

  1. easter

    maledetti troll…

  2. Oh my goodness! Awesome article dude! Thank you, However
    I am going through difficulties with your RSS.
    I don’t understand why I cannot subscribe to it. Is there anyone else
    getting the same RSS issues? Anyone that knows the solution can you kindly respond?

    Thanks!!

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