Lemmy

Proprio ieri ho ripescato una vecchia recensione di Please Kill Me, da me considerato uno dei libri più r’n’r di sempre. In questa particolare (e personalissima) classifica si posiziona molto in alto anche White Line Fever, la formidabile autobiografia del leader dei Motörhead, da me scoperta – in questo caso – solo con l’edizione italiana, liberamente intitolata La sottile linea bianca. Sì, proprio come la canzone degli Afterhours. Coincidenza?

Lemmy copLa sottile linea bianca
Icona per eccellenza del rock’n’roll più estremo e degenerato, Ian Fraser Kilmister – per tutti, semplicemente Lemmy – si accinge a festeggiare il sessantesimo compleanno. Lo farà, pensate un po’ di quanta ironia sa essere capace il destino, il giorno della vigilia di Natale, pochi mesi dopo aver tagliato un altro invidiabile traguardo, quello dei quattro decenni da musicista professionista: risale infatti al 1965, a seguire il training in svariati gruppi semi-amatoriali, il suo ingaggio nei Rocking Vicars, trampolino di lancio per altre esperienze con Sam Gopal, Opal Butterfly, Hawkwind e infine con i Motörhead, saliti per la prima volta su un palco nel luglio 1975 e dunque giunti – ancora un anniversario, in questo 2005! – al trentennale di attività; una carriera non di primissimo piano in quanto a riscontri commerciali ma seguita e apprezzata a livello di culto e tra gli addetti ai lavori, come dimostrano i tantissimi dischi comunque prodotti (e venduti) e la presenza con ampie schede in qualsiasi enciclopedia rock degna di tal nome.
Tale lunga e concitata vicenda è riassunta, ovviamente senza censure né peli sulla lingua, in quest’ottima autobiografia (cofirmata con Janiss Garza) di trecento pagine uscita in Gran Bretagna nel 2002 ma edita in Italia – Baldini Castoldi Dalai – solo al termine dell’anno scorso: un racconto essenzialmente cronologico, ma ricco di (piacevoli) deviazioni, che pur occupandosi soprattutto di r’n’r ma non tralascia di soffermarsi sulle altre passioni del narratore e protagonista, ovvero il sesso, la droga e l’alcol. Una storia “alla Lemmy” anche nello stile letterario condito di turpiloquio e considerazioni non proprio politicamente corrette, che non sarà magari rigorosissima nella rievocazione dei fatti – come credere al 100 per cento, del resto, a un uomo che ha passato buona parte della sua esistenza sotto l’effetto di stupefacenti e/o liquori, e che a proposito delle proprie gesta dichiara piuttosto spesso “non riesco a ricordare, ma dev’essere stato indimenticabile”? – ma che si fa leggere con divertito interesse dalla prima all’ultima pagina… a patto, è logico, che ci si trovi in sintonia quantomeno ideale con il senso dell’esagerazione e con l’adesione alla “vita spericolata” che contraddistingue (purtroppo o per fortuna) il rock’n’roll meno incline al compromesso. Quello che Lemmy e la sua schiera di diversi compagni d’avventura hanno sempre e comunque suonato, incuranti delle accuse di ripetitività e di zoticaggine.
Tratto da Mucchio Extra n.19 dell’ottobre 2005

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Categorie: recensioni | Tag: , | 2 commenti

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2 pensieri su “Lemmy

  1. savic

    Questo libro invece mi ha lasciato un pò cosi. Mi sembra pregno di un atteggiamento molto inglese ( almeno l’ho ritrovato anche nell’autobiografia di john lydon) del tipo: yeah sono figo, yeah ho fatto questo, yeah gli altri sono merde, tranne me.

    • Anche molto r’n’r, però. C’è anche molta onestà, però, e una certa autoironia. Proprio come quello di Rotten… che, guarda caso, ho postato il giorno dopo.

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