Please Kill Me

Ogni tanto, direi inevitabilmente, mi capita di recensire libri musicali. Per ovvi motivi mi limito a quelli scritti o tradotti in italiano, ma la regola ha conosciuto qualche eccezione. Per esempio, quella dell’oggi popolarissimo Please Kill Me di Legs Mc Neil e Gillian McCain (è sulla bocca di tutti, compresi coloro che il punk lo schifano), da cui rimasi impressionatissimo all’epoca dell’uscita negli Stati Uniti. Non volli attendere l’edizione italiana (anzi, a dirla tutta dubitavo fortemente che qualcuno si sarebbe preso la briga di confezionarla: l’ha invece fatto la Dalai, nel 2006), e lo recensii per il primo numero del Mucchio Extra. Per la cronaca, continuo a ritenerlo uno dei più fantastici libri rock di sempre, uno di quelli che va letto per forza e dal quale qualsiasi biblioteca di genere non può assolutamente prescindere.

Please Kill Me copThe Uncensored Oral History Of Punk
Senza troppi preamboli, Please Kill Me è una vera e propria Bibbia per ogni cultore del punk storico e per ogni appassionato che non veda di buon occhio le mediazioni, i filtri e le interpretazioni di cui ogni autore, in misura più o meno massiccia, è costretto a fare uso nella stesura del proprio saggio. Nonchè l’unico trattato sul punk – in questo caso, però, americano, e specificamente newyorkese – che possa competere per qualità con il mitico England’s Dreaming di Jon Savage, peraltro del tutto diverso nell’impostazione. Composto solo da stralci di interviste con protagonisti di primo e secondo piano del fenomeno, a seguire quel criterio di assenza di interventi “critici” chiarito dal sottotitolo La storia orale non censurata del punk, il libro esalta proprio in questo susseguirsi di dichiarazioni per lo più raccolte dai due curatori ma estratte anche da biografie ufficiali e riviste d’epoca: una lunga, avvincente epopea raccontata in prima persona, che iniziando dai Velvet Underground (da dove altro, se no?) raggiunge il temporaneo abbandono delle scene da parte di Patti Smith passando attraverso le vicende di Stooges, New York Dolls, Ramones, Heartbreakers, Wayne County, Dead Boys e molti altri, con l’appendice di tristi epitaffi a personaggi scomparsi quali Nico, Stiv Bators, Johnny Thunders e Jerry Nolan.
Un lavoro attento e portato avanti con grande passione, quello di Please Kill Me, come era lecito attendersi da autori di tale livello: Eddie “Legs” McNeil è infatti l’uomo che ha affermato il termine punk (in voga già negli anni ‘60) utilizzandolo per la testata della storica rivista da lui fondata alla fine del 1975 assieme a John Holmstrom, mentre Gillian McCain è tra l’altro stata coordinatrice del Poetry Project della St.Mark’s Church, teatro delle prime affermazioni (di culto) di Patti Smith e Jim Carroll. Leggerlo significa entrare dalla porta principale nel mondo del proto-punk e del punk a stelle e strisce, accompagnati per mano da autentici monumenti quali Wayne Kramer, Ron Asheton, Iggy Pop, Richard Hell e Dee Dee Ramone e da figure meno leggendarie ma comunque importanti quali il manager Danny Fields, i fotografi Roberta Bayley e Gerard Malanga, i discografici Terry Ork e Marthy Thau e vari altri artisti e creativi che orbitavano attorno al panorama rock della Big Apple. Al di là dei pur stuzzicanti dettagli e aneddoti anche scabrosi di cui è ricchissimo, il volume va goduto nella sua interezza, allo scopo di assaporarne appieno lo straordinario valore di documento storico e la capacità di penetrare un tema spinoso e controverso come il concepimento, il parto e la crescita del punk dall’altro lato dell’Atlantico. Una visione finalmente “americana”, dove gli inglesi interpretano per una volta la parte delle comparse, che si rivelerà a dir poco illuminante per chi ancora crede, e non certo per sua colpa, che il movimento più rivoluzionario del rock dell’ultimo quarto di secolo sia nato a Londra per merito di Malcolm McLaren e dei Sex Pistols. L’unico “difetto”, per alcuni purtroppo insormontabile, è che di Please Kill Me non esiste la versione italiana. Un eventuale editore che volesse colmare la lacuna sappia però che il sottoscritto è disposto a dare il proprio contributo alla nobile causa supervisionando gratuitamente le traduzioni.
Tratto da Mucchio Extra n.1, primavera 2001

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Categorie: recensioni | Tag: , | 8 commenti

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8 pensieri su “Please Kill Me

  1. savic

    Libro capolavoro, forse il più bello mai letto sulla musica.
    Alla fine cmq tante scene mitizzate erano un affare da poche decine di persone, ma lo spirito di una “scena” ha portato Ny a livelli pazzeschi. Mi ricordo l’aneddoto dei Ramones che aspettavano i Clash a Ny per un concerto pensando di trovarsi davanti dei teppisti, invece i Clash erano intimiditi e tranquilli. I teppisti erano i Ramones! Patti Smith, che mai ho trovato simpatica, ne esce un pò come arrivista e paracula, o ricordo male?

    • Per dirti di Patti Smith dovrei rileggerlo, ma non ricordo nulla di troppo negativo su di lei. Comunque è vero, le scene leggendarie erano sempre cosa di decine, al massimo poche centinaia di persone. Se ci pensi bene, era normale che persone di un certo tipo si aggregassero fra loro, una volta accertata l’esistenza di un feeling comune.

  2. Orgio

    Sai niente della recente traduzione italiana? Vale la pena?

  3. Connie Island Ramone

    assolutamente da avere,leggere e rileggere-in inglese!

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