Gaznevada

Per ragioni squisitamente anagrafiche, ho avuto la fortuna di vivere in diretta nascita e sviluppi (fino a oggi…) di quello che all’inizio venne chiamato “nuovo rock italiano”, un fenomeno che ha più di trentacinque anni e che ha cambiato infinite volte pelle. Dopo averlo seguito solo da ascoltatore, a partire dal 1980 ne sono diventato cronista: un ruolo che non ho mai abbandonato grazie al quale il mio archivio scoppia davvero di materiale. Per nessuna ragione precisa ho recuperato questo articolo sulla prima ristampa in CD dei Gaznevada, a mio avviso assolutamente da conoscere. Ricordo che all’epoca non ero ancora abituato a riscrivere di dischi già recensiti al momento dell’uscita, e la cosa mi sembro strana. Ora, invece, è prassi comune, se non comunissima. Si invecchia

Gaznevada copCoordinate spazio-temporali: la Bologna a cavallo tra i ‘70 e gli ‘80, vale a dire la culla del “nuovo rock italiano”: un ambiente vivace ed estremamente ricettivo, forse anche grazie alla spinta controculturale del movimento politico del ‘77, verso la rivoluzione in musica detonata con il punk e di lì a poco allargatasi a macchia d’olio in seguito ai più vasti consensi riscossi dalla cosiddetta new wave. La stessa Bologna dove gli Skiantos, celeberrimi inventori del “rock demenziale”, avevano proprio nel fatidico 1977 smesso di essere un‘idea per divenire qualcosa di quasi concreto, ma anche un’altra Bologna: più giovane, più moderna, più aperta alle possibili contaminazioni, più alternativa, persino più consapevole a dispetto dell’inevitabile provincialismo, delle carenze in termini di know how, dell’essere presi di mira come freak e/o alieni.
Da quest’ultima Bologna, all’alba del 1980, debuttano contemporaneamente due fondamentali realtà – un’etichetta discografica e una band – che per pochi ma cruciali anni marceranno parallele e segneranno nel profondo le vicende del rock nostrano, dimostrando in primis la possibilità di una sua personale evoluzione e in seconda battuta che la sopravvivenza e la propaganda con modalità professionali del neonato circuito underground non erano utopie. La prima è la Italian Records (un nome, un programma), eretta dall’intraprendente produttore/manager Oderso Rubini sulle ceneri di quella Harpo’s Music che alla fine del decennio precedente aveva dato alle stampe una decina di cassette dei “talenti” locali (compresa la poi mitica Inascoltable degli Skiantos); la seconda i Gaznevada, naturali eredi di quel Centro d’urlo metropolitano che aveva conquistato parecchie simpatie/antipatie a livello cittadino con l’improbabile hit Mamma dammi la benza (mai edito su vinile ma inserito nella cassetta della Harpo’s che nel 1979 fu l’omonima prima uscita commerciale del gruppo).
Proprio Mamma dammi la benza pone il suggello, con i suoi tre minuti di frenetico e delirante punk’n’roll, al CD appena reso disponibile dalla Astroman, marchio distribuito dalla Venus e legato al solito Rubini che intende mettere ordine negli archivi Italian e immortalare per la prima volta nel formato digitale le più interessanti testimonianze di quella scena così ricca e vitale: in aggiunta alla “prova generale” del doppio CD dal vivo Bologna Rock, documento dell’omonima manifestazione del 1979 allegato lo scorso anno al libro della Arcana Non disperdetevi, per il futuro sono infatti annunciati lavori dedicati a Confusional Quartet, Johnson Righeira, Rats, Freak Antoni, Stupid Set, NOIA, Great Complotto, Kirlian Camera, Hi-Fi Bros, Pale. Solo la ciliegina, in ogni caso, in cima alla gustosa torta costituita dalle altre diciotto tracce, cioè l’intera produzione dei Gaznevada in quello straordinario biennio che li vide assurgere alla gloria nazionale come portabandiera del nuovo che, implacabile, avanzava: le due del singolo d’esordio del 1980 NevadaGaz/Blue T.V. Set, le nove dell’album Sick Soundtrack (sempre 1980), l’unica del 45 giri allegato alle sue prime mille copie (un curioso rockabilly “mutante” accreditato a Billy Blade & The Razors), le cinque del mini-LP Dressed To Kill che nel 1981 costituì l’addio della formazione storica con l’inconfondibile, carismatico cantante e tastierista Giorgio “Andrew Nevada” Lavagna, consegnando i quattro superstiti – il chitarrista Ciro “E. Robert Squibb” Pagano, il cantante/sassofonista/tastierista Sandro “Billy Blade” Raffini, il bassista Marco “Chainsaw Sally” Bongiovanni e il batterista Marco “Bat Matic” Dondini – a un lento e graduale declino artistico all’insegna di uno stile più accessibile.
Più di un ventennio dopo, e questo è sorprendente, i Gaznevada suonano ancora originali: spesso espliciti nel dichiarare le loro influenze (un esempio per tutti: i Talking Heads funky di Oil Tubes) e senza dubbio un po’ naïf, ma comunque brillantissimi nell’amalgamare la cruda irruenza del punk con la cerebralità e la glacialità di certa musica allora di ricerca, cadenze ipnotiche e avvolgenti atmosfere di sapore dark, il tutto con l’innesto di liriche surreali e cinematografiche (anche nei riferimenti) in massima parte in inglese ma che qua e là non disdegnano una pur poco comprensibile lingua italiana; significativo è poi il fatto che tutti i brani siano autografi, con una sola parziale eccezione: l’arcinoto classico dei Doors When The Music’s Over, tanto rallentato, incupito e stravolto nelle strutture sonore da essere sostanzialmente un’altra canzone. È dunque un piacere (ri)scoprire questa proposta così singolare e fuori dagli schemi, sviluppata in episodi ora allucinati e intrisi di umori malsani (sugli scudi Japanese Girl, Tij-u-wan, le due versioni di Going Underground e A. Perkins) e ora taglienti e feroci (su tutti Shock antistatico e Now I Want To Kill), che tocca anche le numerose gradazioni intermedie fra i due estremi rendendo l’esperienza di ascolto imprevedibile e avvincente. Da sottolineare che l’elegante confezione digipak racchiude riproduzioni delle copertine dei dischi e di locandine di concerti, stralci da articoli d’epoca, vario materiale grafico (c’è persino un’interpretazione disegnata dell’ensemble con la prestigiosa firma del grande Andrea Pazienza, nonché una sintetica introduzione del sottoscritto che dei Gaznevada è stato in tempo reale uno dei tanti convinti e affezionati estimatori.
Una gran bella occasione, considerata anche la cronica irreperibilità dei vecchi vinili, per scoprire e ricordare una pagina sommersa ma assai importante del rock di casa nostra. Con buona pace di quanti, faziosi o senza memoria, affermano che la new wave autoctona annoverasse nelle sue fila solo irrilevanti plagiatori.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.575 del 20 aprile 2004

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Categorie: articoli | Tag: , | 16 commenti

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16 pensieri su “Gaznevada

  1. Gian Luigi Bona

    Mi ricordo di quando ho avuto il vinile tra le mani. Sembrava un reperto decisamente alieno.

  2. enrico savi

    I gaz nevada erano alieni. Scesi da Marte a Bologna. Sarebbe bello sapere se tutto questo era “consapevole” o semplicemente frutto di una vis artistica che li ha portati a battere territori nuovi. Hanno poi fatto avuto un proseguio di carriera curioso ( che non ho mai ascoltato)

  3. Anonimo

    La recensione è piena zeppa di errori, nomi, tempi, storpiature… scusa, proprio brutta!
    GianLuca Gaz Galliani (aka Nico Gamma)…
    P.S.:: il tastierista ero io. L’amico Giorgio giocava genialmente con giocattoli elettronici…e negli ’80 (a proposito noi nascemmo prima degli Skiantos e Mamma dammi la Benza, prima versione era del 77… e da lì loro, amici Skiantos, presero le mosse…)…dicevo nei primissimi ’80 tutti, ma proprio tutti iniziarono a baloccarsi con le tastiere. Ma il tastierista, quello capace di suonare, ero e sono io…. (senza togliere nulla agli esperimenti ed agli interventi, ottimi, di quasi tutti gli altri Gaz, eccetto Ciro Pagano, poi Datura, e…boh…quasi nesun altro…).Brutta recensione, davvero orrenda. Mi spiace!

    • Allora… alle volte ci vorrebbero un po’ più di educazione e rispetto, ma capisco che la loro assenza sia un effetto collaterale della sindrome di Pete Best. Comunque a me delle vostre antiche ruggini nulla mi importava trentatré anni fa, quando ho conosciuto i Gaznevada, figuriamoci adesso.
      Allora, Gianluca: hai suonato in “Nevadagaz”, “Sick Soundtrack” e “Dressed To Kill”? Non risulta da nessuna parte: dischi, libri, comunicati stampa dell’epoca… te ne sei andato prima. La mia recensione parla di quei tre dischi e la “formazione storica” è quella di quei tre dischi (non ho raccontato nel dettaglio la storia dei Gaznevada ma mi sono concentrato su quel CD; non a caso non cito neppure Gianpiero Huber).
      Per quel che mi riguarda, la sola imprecisione riguarda(va) quel “sulla scia dei maestri Skiantos” che infatti ho appena corretto: vero che gli Skiantos sono nati ufficialmente dopo il Centro d’urlo metropolitano, ma è vero anche che Freak Antoni portava avanti (seppure nell’ombra) il discorso del rock demenziale già da qualche anno prima del ’77, come Freak Antoni e la demenza precoce. Non posso essere certo del fatto che all’epoca ci fossero contaminazioni reciproche tra pre-Gaznevada e pre-Skiantos, quindi ok.
      Per il resto, mi dispiace constatare che tu non sia in pace con il tuo passato al punto di uscirtene, più di trent’anni dopo, con queste osservazioni/precisazioni in massima parte fuori luogo.

  4. Nico Gamma

    In Nevadagaz c’ero. In Sick ho partecipato a qualcosa, ma non sono nei credits, proprio per le ruggini di cui giustamente non vuoi parlare…e nemmeno io. Huber se ne andò 2 anni prima.. Giorgio Lavagna si chaimava prima Andy Droid poi Andrew Nevada (leggi bene…è un errore frequente).. Marco Bongiovanni arrivò dopo. Marco Dondini, non Mauro Dondini. E altro…e scusa il tono del precedente post. Saluti. GianLuca,
    P.S.:: se nella “letteraturara” su di noi vi sono storpiature ed omissioni c’è un preciso perchè: come mai pochi l’hanno analizzato?

  5. Ho corretto Marco (è un refuso che mi porto dietro da vent’anni…) e pure Andrew, anche se qui andiamo proprio sul maniacale. E prendo anche atto della tua presenza, seppur non accreditata, nel singolo, anche se a onor del vero – proprio perché qualche dubbio l’avevo – nell’articolo non ho nominato nessuno dei componenti precedenti alla formazione “storica”, che è quella di “Sick Soundtrack” e “Dressed To Kill”.
    Accetto ovviamente le scuse (pure io ti ho risposto un po’ malino, sorry) e ricambio i saluti, chiedendoti però una cosa: secondo te le storpiature e omissioni derivano da un preciso “disegno” di qualcuno, e non dal semplice rifarsi alle poche (e precarie) fonti disponibili? Nel caso, se vuoi, parlane pure qui.

  6. Gaznevada Psicopatico Party(1983)
    Album del 1983 contenente le hits: I.C Love Affair e Special Agent Man.(Italian Records-EMI)
    STORIA/BRANI: C’è ancora gente che dopo i primi lavori altamente innovativi e geniali,specie per il panorama nostrano di fine settanta primi anni 80,dei Gaznevada vede il nuovo cambiamento di rotta del gruppo come una sorta di tradimento. Non ci fu nessun tradimento o cedimento artistico;sarebbe stato stupido e noioso il ripetersi in territori gia’ ampiamente esplorati con la primissima emissione su Mc(Gaznevada,Harpo’s Bazar)e i vinili sucessivi (Sick Soundtrack e Dressed To Kill).I Gaznevada del 1982/3 non si erano venduti al commerciale e modaiolo mondo pop,ma semplicemente avevano capito che la rotta da seguire era un’altra,cavalcandola e rendendola loro comunque,come gia’ avevano fatto con i lavori precedenti.Psicopatico Party è una testimonianza ben scolpita del periodo, seppur transitorio,dei bolognesi. Ma sono proprio i lavori cosi detti di transito a segnare (non volendo) un qualcosa di strano e frenetico ma comunque geniale senza saperlo. Psicopatico Party fa parte di questa categoria di incompresi e poi riscoperti(la mancanza di una ristampa in digitale è la conferma di un’altro passo falso tipico delle produzioni italiche,che per complicazioni burocratiche riesce a renderci ridicoli agli occhi degli altri paesi perfino in cose piu’ importanti come nella magistratura.) e mostra un carattere agguerrito e indomito gia’ dal primo pezzo piu’ poppeggiante che trasgressivo ,ma con tutte le carte in regola per non essere la copia di nessuno,dal testo profetico(incredibile viene menzionato Gianni Versace tra gli stilisti inclusi nel testo)Fashion Crime è un robusto esempio di pop non convenzionale(pare un controsenso,ma è cosi’)si puo’ essere dance, pop,rock,ska,ma dove c’è il talento non c’è mai banalita’. Il seguito ben noto a mezzo mondo è la famosa atipica ipnotica(definire i Gaz italo disco è come dire che Milano è una citta’ del sud Italia)I.C. Love Affair splendida nei suoi importanti 5 minuti e passa. Il potenziale hit Agente Speciale(rielaborato subito dopo in Special Agent Man per la gioia dei discotecari che erano impazziti con I.C.Love Affair,ma che certamente non ce la fa a competere con il brano precedente ma pur sempre divertente e azzeccato)criticato da Red Ronnie per il fatto che avrebbe voluto sentire i Gaz tutti in inglese o tutti in italiano.Sbaglio enorme (preso per buono nel sucessivo Back To The Jungle), perchè i Gaz dovevano rimanere liberi e belli ed esplorare in modo schizoide cio’ che a loro pareva; l’omogeneita’ non era per loro,che da veri geni spaziavano in tutte le direzioni. Il lato a si chiude col ripescaggio di A.Perkins(da Dressed To Kill)resa piu’ tranquilla.Ma l’asso finale il quartetto lo spara coi pezzi di chiusura di entrambi i lati Visitor From The Space e Beirut Ovest. Due capolavori geniali uno in inglese l’altro in italiano. E’ qui che i Gaznevada danno sfoggio di testi in inglese interessanti e mai banali e testi in italiano romantici decadenti e noir.Inquietanti in entrambi i casi sia dal punto di vista musicale che lirico.Pronuncia e voce perfette. Brani maturi non certo pop patinato, la definizione giusta sarebbe pop obliquo. Rimangono 3 brani:(l’omonimo brano che titola l’album,Whisper e Black Dressed White Wild Boys(quest’ultimo fu il primo vero anticipatore dell’album uscito come 7/12)materiale di ottima fattura ma inferiore ai capolavori menzionati.
    LA COVER: Come sempre i Gaznevada curano le emissioni fino all’ultimo dettaglio. Ci hanno abituati fino dagli esordi a covers e loghi intriganti che incuriosivano che colpivano. Psicopatico Party non è da meno, Bellissimo scatto vestiti da gangster italiani con modella al seguito in una specie di Party concentrato su un 12 pollici ,piu’ sul retro un divano di pelle bianca dove vengono deposte le varie cravatte e fiocchetti…Una gangbang finale? Chissa’….Uno dei brani del loro primo vero album su cassetta era telepornovisione!

    A.A Bertolini

    • All’epoca recensii anche “Psicopatico Party” e “Back To The Jungle”… parlandone anche piuttosto bene. All’epoca, negli ambienti rock, chiunque li considerava “venduti” alla odiata musica da discoteca… non so se c’eri o se questa tua recensione è, come dire?, con il senno di poi, ma non è importante. Magari trovo il tuo entusiasmo troppo esagerato, ma sono dettagli. Ho fatto una ricerca con una stringa di testo per vedere se il tuo scritto era stato pubblicato altrove, e non l’ho trovato… cioè, in realtà l’ho trovato, l’avevi messo su wikipedia, ma te l’hanno cassato in quanto “non enciclopedico” e “promozionale”. È per questo che l’hai riportato qui da me?

  7. Bah! Ormai siamo tutti sessantenni, più o, solo uno, poco meno… A me non me ne frega più niente! Ciao, con rispetto.

  8. Chi è Bertolini?

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