Fred Neil

Non amo granché i “coccodrilli”, ma a volte non ci si può proprio tirare indietro. Come nel caso di Fred Neil: un grande, misconosciuto eroe.


Neil foto

Lo scorso 7 luglio il sessantaquattrenne Fred Neil è stato trovato morto nella sua casa di Summerland Key, Florida. I cinici osserveranno che in fondo la sua scomparsa era avvenuta più di trent’anni prima, quando aveva deciso di ritirarsi dalle scene per dedicare il resto della sua esistenza allo studio e alla protezione dei delfini, ma per coloro che ritenevano Neil molto di un più di un nome “minore” nelle enciclopedie della musica moderna si è trattato di un duro colpo. Seppure con un po’ di timore di una profonda delusione, infatti, nessuno dei suoi numerosi e appassionati estimatori aveva smesso di sperare in un suo vero ritorno: non, come già accaduto, per qualche esibizione benefica o qualche oscura session, ma con il dono di un piccolo tesoro di nuove canzoni senza tempo.
Non si ascolteranno mai, queste ipotetiche nuove canzoni, a meno che non emergano da un cassetto nel quale il loro autore ha chissà perchè deciso di nasconderle al mondo. Si possono però (ri)ascoltare, con la commozione di sempre, tutte le altre – troppo poche – pubblicate nel corso di una carriera iniziata con il rockabilly nei Fifties (sua è la firma in calce a Come Back Baby di Buddy Holly), proseguita con alcuni 45 giri perduti e giunta a maturazione nella prima metà del decennio successivo: quando, cioè, Fred Neil frequentava il circuito folk newyorkese e suonava nei locali dei Greenwich Village dividendo il palco con personaggi come Dino Valente e un giovanissimo Bob Dylan. I concerti, numerosi a dispetto di una cronica refrattarietà alle apparizioni pubbliche, e i contributi a un paio di antologie curate dal conduttore radiofonico Oscar Brand portavano così al contratto con la Elektra, concretizzatosi subito in due album che vedevano in organico accompagnatori illustri come Felix Pappalardi e John Sebastian: Tear Down The Walls, del 1964, è frutto del sodalizio con il chitarrista Vince Martin (è infatti accreditato a Martin & Neil), mentre Bleecker & MacDougal è datato 1965. Tra le gemme di quest’ultimo c’è anche The Other Side Of This Life, che finirà, tra le altre, nelle scalette di Animals, Jefferson Airplane e Lovin’ Spoonful.
Sebbene molto stimato da colleghi e addetti ai lavori, e gratificato di un buon seguito locale, il Nostro era però “solo” un dotatissimo cantautore folk. Per innalzarlo al rango di mito ci volle ancora un 33 giri, stavolta omonimo, edito dalla Capitol all’inizio del 1967: una pietra miliare dove la sua poesia in musica, interpretata con splendida e inconfondibile voce baritonale, tocca formidabili livelli di evocatività, dipingendo un “folk dell’anima” visionario più nello spirito che nella forma (il lungo pastiche strumentale Cynicrustpetefredjohn Raga è in ogni caso psichedelico almeno quanto il suo titolo). Due i brani che rimangono impressi nella memoria collettiva: The Dolphins, suggestiva ballata di sapore ecologista ripresa anni dopo da Tim Buckley (come ringraziamento per l’ispirazione ricevuta, palese in Happy Sad e Blue Afternoon), e Everybody’s Talkin’, nel 1969 salita fino nei Top 10 nella versione incisa da Harry Nilsson per la colonna sonora di Un uomo da marciapiede.
Sempre di rara intensità, ma composto da episodi più lunghi e complessi (fa eccezione Felicity, poco più di due minuti di sublimi malinconie), è poi Sessions, del 1968: un doloroso canto del cigno, visto che poco dopo averlo registrato Neil voltava le spalle agli ambienti musicali e faceva ritorno nella natìa Florida, isolandosi da tutti e persino facendo a meno, per limitare gli attentati alla sua privacy, della linea telefonica. In tanti cercarono, senza fortuna, di fargli cambiare idea: alcuni amici più o meno famosi riuscirono a suonare con lui nel suo studio casalingo, ma nessuno – neppure i diretti interessati – seppe più nulla di quelle sedute. La fine? Sì, anche se discograficamente parlando vedrà la luce qualcos’altro: le ristampe di Bleecker & MacDougal e Fred Neil, con vesti grafiche diverse e titoli cambiati rispettivamente in A Little Bit Of Rain e Everybody’s Talkin’, e il comunque pregevole Other Side Of This Life (1970), contenente scampoli di uno show acustico a Woodstock (due chitarre – la seconda è in mano a Monte Dunn – e sei pezzi tra i quali ovviamente The Dolphins, Everybody’s Talkin’ e The Other Side Of This Life) e cinque outtake. Poi, più nulla fino al 1998, quando la Collector’s Choice racchiuderà in un imperdibile doppio CD – The Many Sides Of Fred Neil – i tre album Capitol e otto tra rarità e inediti, ponendo fine allo scandalo dell’irreperibilità del catalogo del musicista americano; di lì a poco arriveranno, ma solo per il mercato giapponese, anche i compact di Tear Down The Walls e Bleecker & MacDougal.
Se n’è andato, Fred Neil. In solitudine e senza clamore, proprio come ha vissuto negli ultimi trentaquattro anni, con lo sguardo verso l’oceano dei suoi amati delfini. Nel 1999 un inviato di “Mojo” tentò di parlargli – e di cose da raccontare ne aveva di sicuro parecchie – ma lui rifiutò cortesemente l’offerta: chissà cosa mai gli passava per la testa quando, nel 1966, decise di concedere a “Hit Parader” quella che sarebbe stata la sua unica intervista. Per inguaribile misantropia, diranno i soliti cinici, anche se noi preferiamo credere che dietro il reiterato silenzio si celasse qualche ragione più romantica. E romanticamente lo immaginiamo adesso a intrecciare angeliche jam con Tim Hardin e due generazioni di Buckley.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.454 del 18 settembre 2001

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Categorie: articoli | Tag: , , | 5 commenti

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5 pensieri su “Fred Neil

  1. easter

    L’omonimo del ’67 è da isola… Mi pare di ricordare che anche la Nonesuch tentò di convincerlo prima della dipartita a rientrare in sala di incisione. La risposta, manco a dirlo, fu un sonoro no.
    E poi, meravigliosa la cover di Badi-da che Mark Lanegan fece su “I’ll take care of you”… Quante gioie ci hai dato Neil…

  2. mamma mia che voce ,anni fa’ ascoltai l’album ”fred neil”,bellissimo!!!!frustrante sapere che questo artista e’ semisconosciuto!

    • Senza dubbio lui, scomparendo di sua volontà, non si è dato una mano a migliorare la situazione. Lo conoscono molti musicisti, però, che lo considerano una maestro: una piccola consolazione, ma sempre meglio di niente.

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