Wipers

I Wipers sono uno dei culti per eccellenza degli ultimi trentacinque anni di rock americano. Ne ho seguito la carriera praticamente dall’inizio, da quando li scoprii acquistandone a scatola chiusa il primo LP in quel di Londra e li ho sempre ritenuti una band concettualmente favolosa, benché in parte irrisolta e destinata a rimanere tale. A renderli più popolari di quanto non fossero stati per tutti gli anni ‘80, anche se i consensi sono comunque rimasti di nicchia, fu il loro più famoso estimatore, Kurt Cobain, che ne interpretò anche un paio di brani: a ruota di quello sui Nirvana recupero dunque con piacere questo articolo – non un granché, ma pazienza – scritto per Velvet, quando dei Wipers non parlava nessuno o quasi.

Wipers fotoFuori dalle righe
Non è esattamente il tipo di persona alla quale affidereste a cuor leggero vostra figlia, il sig.Greg Sage: attempato, portamento non proprio elegante, passato abbastanza oscuro, professione rock’n’roller. Chitarrista/cantante e compositore, per la precisione, ma non uno di quelli che riempono gli stadi, vendono centinaia di migliaia di copie dei loro dischi e accumulano milioni in diritti d’autore: il suo regno è nei localini fumosi e mal frequentati, il suo strumento ferisce invece di accarezzare, la sua voce è decisamente inadatta alle mielosità pop da adolescenti. Lui, Greg Sage, sembra un vero duro, ma dietro l’aspetto burbero e la grinta rivelata su vinile e sul palco nasconde probabilmente un cuore d’oro e modi da gentleman. E un’inestinguibile devozione per la musica che noi tutti amiamo, fatta di purezza e calore: come avrebbe potuto, altrimenti, guidare per dodici anni una band – i Wipers, appunto – senza preoccuparsi più di tanto delle esigue vendite delle sue numerose produzioni discografiche, delle difficoltà incontrate nell’ottenere ingaggi e promozione di un certo livello, del vedersi irrimediabilmente costretto nel frustrante ruolo di “emergente” che non riesce mai a salire a galla? Che Greg Sage e i Wipers siano ancora oggi un gruppo per pochi affezionati estimatori è un oltraggio che grida vendetta. E chissa che non tocchi proprio a noi di “Velvet” la soddisfazione di essere stati i primi – o giù di lì – ad aver fatto qualcosa di concreto per invertire il trend.
La storia dei Wipers, complice anche la semi-totale indifferenza della stampa specializzata internazionale, mal si presta a essere narrata proprio a causa della scarsità di notizie. Se poco si sa dell’ensemble, ancor più fitta e la nebbia che avvolge Greg Sage: alcune fonti gli attribuiscono già negli anni Sessanta la leadership dei Beauregarde, misteriosa rock’n’roll band intestataria di un omonimo album pubblicato dalla F-Empire e di un singolo (Mama Never Taught Me How To Jelly Roll/Popcorn Popper) per la International Artists, ma tale informazione e da prendere con beneficio d’inventario ed è oltretutto pressoché irrilevante in questa sede. Certo, invece, è che i Wipers si formano a Portland, in Oregon, a1l’inizio del 1977, e che il bizzarro nome (significa “strofinacci”) fu suggerito a Greg dall’osservazione – mentre lavorava alla pulizia delle finestre di un edificio – che una superficie abrasiva era lo strumento attraverso il quale si poteva ottenere una purezza cristallina. Criterio subito applicato alla musica: rock ruvido e graffiante, punk nello spirito ma assai duttile e articolato nell’impostazoione. La carriera discografica dell’ensemble è inaugurata nel 1978 da un 7” EP – edito dalla Trap, etichetta gestita dallo stesso Sage – contenente tre brani che delineano con efficacia gli intenti sonori di una formazione ancora acerba ma certo dotata di quella “scintilla” in grado di innalzarla al di sopra del confuso magma di gruppi che proprio in quel periodo nascevano come funghi in tutto il territorio degli States. Le medesime caratteristiche, insomma, riscontrate nelle altre realizzazioni dei Wipers fino al secondo 33 giri, che constano dell’album Is This Real?, di un altro 7” EP (Alien Boy) e di due partecipazioni a raccolte locali curate dal solito, infaticabile Sage.
Is This Real?, che di questa prima fase creativa è per forza di cose il manifesto piu completo e attendibile, mette in luce – pur nei limiti di una produzione approssimativa – le notevoli qualità del songwriting del leader, ora crudo e aggressivo, ora piu inquietante e visionario; Dave Koupal (basso) e Sam Henry (batteria) lo accompagnano nell’elaborazione di trame r’n’r secche e trascinanti, underground nella forma come nella sostanza e sviluppate in parecchi episodi di ragguardevole caratura: Return Of The Rat, Up Front, Tragedy, Window Shop For Love, D-7 o Alien Boy‚ ad esempio, nei quali – con dosaggi di volta in volta diversi – si amalgamano influenze punk filo-britanniche e citazioni Sixties-pop, divagazioni tenebrose e venature di vago sapore hard. Una prova certo lontanissima dalla perfezione, ma la classe c’è. E si sente. Dove l’esordio a 33 giri presenta composizioni brevi e compatte, in quasi tutto Youth Of America, immesso sul mercato quasi due anni dopo, i tempi e le strutture sono considerevolmente più dilatati. Ancora una volta l’incisione accusa gravi carenze, ma la chitarra e la voce di Sage non perdono occasione per elevarsi in tutta la loro disperata incisività. Cupo, tesissimo e agghiacciante, Youth Of America propone sei affreschi schizofrenici e allucinati, dei quali almeno i tre piu lunghi – When It’s Over di sei minuti e mezzo, No Fair di oltre quattro e la title track, ben dieci primi e trenta secondi di sfrenato delirio rock con precise assonanze Suicide – sono sufficienti a garantirgli un posto d’onore fra i cult-record degli anni Ottanta: quelli che, tanto per intenderci, saranno gioia e cruccio dei collezionisti del millennio prossimo venturo, che non potranno non rivolgere le proprie attenzioni a un cosi sentito omaggio all’istinto, al furore di esecuzione, allo spregio per ogni genere di compromesso. Di fronte a un lavoro di tale livello, sembra davvero superfluo segnalare che dietro i tamburi siede adesso Brad Naish, e che due bassisti – il vecchio Dave Koupal e il nuovo Brad Davidson, quest’ultimo ancor oggi in organico – si avvicendano nei solchi.
Fra l’uscita di Youth Of America e quella di Over The Edge trascorrono altri due anni. Sgrezzato il suono delle sue lacune tecniche, ma non certo della sua carica e della sua asprezza (Sage, da sempre produttore dei suoi dischi, ha probabilmente avuto a sua disposizione uno studio piu sofisticato del solito), i Wipers confezionano un 33 giri piu immediato, che punta all’impatto fisico con la travolgente freschezza dei suoi undici episodi: Romeo, pubblicato anche su singolo nel 1982, è un potenziale hit sotterraneo (se i Suicide avessero abbandonato i synth in favore di una strumentazione tradizionale, avrebbero ottenuto questi risultati) ma anche brani quali Doom TownWhat Is e No One Wants An Alien esaltano il talento di una garage band che in quest’album e nel successivo, quasi a rifiutare ogni forma di protagonismo, omettera dalle note di copertina le generalità dei suoi componenti. Assieme all’allargamento dell’audience americana, grazie alla distribuzione della Braineater, Over The Edge porta ai Wipers i primi concreti consensi europei e anche un accordo con la californiana Enigma, suggellato nel 1985 dal torrido Live; un lavoro, questo, di livello più che soddisfacente ma forse non indispensabile, visto come il trio ricalchi piuttosto fedelmente quanto proposto in sala di registrazione. Accanto a otto canzoni gia note (due da Youth Of America, tre ciascuno dagli altri LP) ci sono comunque tre preziosi inediti a saziare i fan in attesa di un nuovo, vero album; attesa, però, ripagata nello stesso anno da Straight Ahead, ottimo debutto da solista di Greg Sage che dimostra come le composizioni del leader dei Wipers brillino di luce propria anche in una veste meno convulsa e fragorosa, basata su limpide armonie chitarristiche, ritmi tutt’altro che invadenti, tensione serpeggiante e grande trasporto emotivo.
È con il passaggio alla Restless, sottomarchio della Enigma, che l’ensemble esce definitivamente dal tunnel della precarietà per raggiungere un assetto stabile: una line-up ormai consolidata (con Sage, Davidson e Steve Plouf alla batteria), sicurezza di una regolare attività discografica (un album all’anno, e per di più con una rete distributiva all’altezza della situazione), uno studio adeguato alle esigenze di un gruppo in perenne crescita (il 421 PDX di Portland, di proprieta di Greg e da lui stesso costruito, dagli amplificatori a valvole a vari marchingegni elettronici), un sound ormai assestato nelle sue direttive essenziali ma logicamente aperto a ogni interessante possibilità di evoluzione e digressione creativa. Così Land Of The Lost del 1986, Follow Blind del 1987 e l’ultimo The Circle dello scorso anno non presentano particolari discordanze stilistiche, al di là di una maggiore durezza del primo rispetto agli due; la penna di Greg Sage rimane in ogni caso vivacissima ed eclettica, e i vari episodi – grazie anche alla genialità delle parti di chitarra e alla cura riservata agli arrangiamenti – attestano senza possibilita di equivoco come i Wipers meritino ben altro che l’oblio nel quale sono stati finora relegati.
Spiccatamente personali nonostante il genere cui fanno riferimento sia penalizzato da precisi limiti espressivi, capaci di scrivere la stessa canzone in cento modi differenti (e sempre esaltanti), abbastanza cinici da contare solo sul presente eppure fiduciosi in un futuro piu roseo, Greg Sage e compagni sono probabilmente la band underground più sincera e genuina oggi operante negli Stati Uniti. Se poi siano, come qualcuno afferma, “la migliore”, sta a voi giudicarlo; e per aiutarvi a pronunciare il verdetto ci sono otto album – almeno la metà dei quali imperdibili – in grado di fornirvi tutti i necessari elementi di valutazione.
Tratto da Velvet n.6, marzo 1989

Annunci
Categorie: articoli | Tag: , | 4 commenti

Navigazione articolo

4 pensieri su “Wipers

  1. savic

    Greg Sage…perchè potenzialmente irrisolta? sono stati quello che hanno voluto essere: una band di culto. Non hanno mai fatto un passo in più, perdenti meravigliosi, senza neanche giocarsela. Però un gruppo con un suono personale, unico, quella chitarra…un pò li hanno rivalutati, ma neanche troppo. Credo che Greg sia contento cosi.

    • Ok… allora facciamo “volontariamente irrisolti”?
      Come avrai intuito io li adoro, ma sono anche un po’ irritato perché secondo me Greg aveva tutti i numeri per provare almeno a giocarsela. Ed è un peccato che non l’abbia fatto.

      • savic

        Credo che ci siano personaggi cosi, che sono interessati solo all’aspetto musicale e quasi disinteressati al corollario ( o magari sono stati solo delusi). Greg Sage ha deciso di non suonare più live, per esempio, oggi un loro tour riscuoterebbe interesse in Europa, credo.
        Un altro caso simile sono i Feelies ( mi aspetto un post su di loro), anche se hanno avuto una visibilità molto maggiore. Mi ha sempre lasciato basito la loro storia che, arrivati a Londra per presentare Crazy Rhytims ( che era super pompato), avendo smarrito gli strumenti, sono tornati indietro e scomparsi per 6 anni. Storie molto anni 80, oggi mi sembra che ci sia una spasmodica voglia di mettersi in luce che non lascia spazio a gesti suicidi come quelli.

      • È tutto molto bello e naif, infatti. Però, alla fine, è anche un peccato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: