Pagans

Certo non conosciuti tanto quanto meriterebbero, i Pagans sono stati una delle più grandi punk band di sempre. Nel 2001 provai a spiegare perché con questo articolo, breve ma esauriente, pubblicato in concomitanza all’uscita di due fantastici CD – contenenti materiale d’archivio – che davvero non dovrebbero mancare in nessuna casa. Chi ama il r’n’r più selvaggio e non li ha mai ascoltati, lo faccia. Non senza essersi preparato, però, a un’autentica epifania.

Pagans fotoSepolti, ma sempre vivi
In casi come questo, bisogna essere categorici: i Pagans meritano un posto di tutto rispetto tra i più grandi gruppi punk di sempre. Anche se ad accorgersene sono stati in pochi. Anche se nel periodo d’oro che va dal 1977 al 1979, quello sul quale è stata costruita la loro piccola leggenda, hanno pubblicato appena quattro 45 giri per un totale di sette brani. Anche se la loro attività si è svolta in un posto sfigato come Cleveland, Ohio, lontano dalle luci della ribalta di New York e Los Angeles. Eppure, da vent’anni, sono e sono stati oggetto di autentica devozione da parte dei cultori del punk originario e dei giovani e meno giovani musicisti – tanti, seppur nascosti nell’ombra – che di quella irripetibile epoca hanno voluto e vogliono ancor oggi recuperare e mantener vivo lo spirito: così non fosse, la band non si sarebbe certo riformata più volte e la sua discografia non si sarebbe impinguata di un così elevato numero di vinili (prima) e CD (dopo) assemblati con demo, prove in cantina e registrazioni dal vivo – oltre, ovviamente, ai famosi singoli – di quel fatidico triennio, recuperate in chissà quale cassetto e restaurate a fatica per conferir loro una qualità sonora accettabile.
Ad allungare tale già spiazzante teoria di produzioni sono stati adesso realizzati due nuovi compact, che oltretutto sanciscono il ritorno sul mercato della gloriosa Crypt di Tim Warren: Shit Street, che raccoglie incisioni del ‘77-’79, e il suo “gemello” The Pink Album… Plus!, con tracce del ‘78-’83. Antologie che però, va detto, non mettono ordine nel delirio di canzoni esistenti ma aumentano addirittura la già enorme confusione, proponendo materiale per lo più edito altrove – le fonti più saccheggiate sono il cosiddetto Pink Album (Terminal, 1983) e i postumi Buried Alive (Treehouse, 1986) e Everybody Hates You (Crypt, 1994) – con l’aggiunta di ulteriori “chicche” di diversa provenienza. Inutile, specie in questa sede, sforzarsi di tracciare una mappa dettagliata delle varie session e degli episodi presenti e assenti: l’operazione sarebbe onerosissima e il risultato non importerebbe probabilmente a nessuno. È invece fondamentale sottolineare come i due CD – venduti separatamente ma concepiti come set unico – costituiscano un perfetto riassunto “della vita e delle opere” dei Pagans nella fase cruciale della loro carriera e in quella peraltro da non sottovalutare della prima reunion degli ‘80; checchè ne pensino i “maniaci”, pronti a magnificare i pregi di ogni versione alternativa rimasta fuori dalle scalette in questione, della band non c’è infatti reale necessità di conoscere altro: i cinquantasei pezzi qui offerti, parecchi dei quali presentati in più di un’esecuzione, dicono tutto quel che occorre sapere. Nel modo più chiaro e diretto possibile.
A Shit Street tocca dunque il compito di documentare gli esordi della formazione composta da Mike Hudson (voce), Mike “Tommy Gunn” Metoff (chitarra), Tim Allee (basso) e Brian Hudson (batteria) attraverso trenta brani. C’è ovviamente il primo, mitico 45 giri Six And Change, registrato sul finire del ‘77 e stampato in circa duecento copie (non a caso è uno dei sogni proibiti dei collezionisti) con lo stesso brano su entrambi i lati: una rozzissima, acidissima nenia punk cui la voce del cantante improvvisato Robert Conn conferisce connotati ancor più crudi. Ci sono poi il capolavoro Street Where Nobody Lives/What’s This Shit Called Love (da solo sufficiente a scolpire il nome del quartetto nella storia) e gli appena meno incisivi Not Now No Way/I Juvenile (prodotto da David Thomas dei Pere Ubu) e Dead End America/Little Black Egg (una cover dei Nightcrawlers, una oscura punk band dei Sixties), tutti usciti su Drome tra il 1978 e 1979. E ci sono, infine, dodici outtake dell’epoca e quattordici scampoli live del 1979, tra i quali affiorano rifacimenti al vetriolo di Heart Of Stone (Rolling Stones), It’s All Over Now (Bobby Womack), Secret Agent Man (Johnny Rivers), Boy Can I Dance Good (Denny Carlton), Search & Destroy (Stooges) e il classico R&B Fortune Teller.
Delle ventisei tracce di The Pink Album… Plus!, che vanta una qualità sonora globalmente peggiore, nove risalgono sempre al ‘78-’79 (ma sono tutte già note, con le sole eccezioni dei remake di Eighteen di Alice Cooper e Final Solution dei Pere Ubu), mentre le altre sono frutto di session del 1982/1983 e vedono in azione un organico diverso: accanto ai veterani Mike Hudson e Mike Metoff ci sono infatti il redivivo Robert Conn (basso), Bob Richey (batteria) e Chas Smith (tastiere), e il suono risulta nel complesso meno secco e più corposo e articolato. Sfumature, comunque, perchè a dominare la scena sono sempre ruvidezza ed energia, secondo le consolidate regole del punk “provinciale” a stelle e strisce: quello, cioè, dove la rabbiosa irruenza del rock’n’roll più sporco e istintivo si lega saldamente al garage e all’hard in una miscela in cui punk significa attitudine genuina e non posa, ribellione giovanile non (ancora) incanalata in un movimento, look aggressivo per libera scelta e non per moda.
I Pagans sono stati adrenalina pura concentrata in pochi accordi, vera e irrefrenabile teenage angst espressa in canzoni selvagge e travolgenti: alcune memorabili e altre di routine, ma nessuna adatta per gli estimatori del rock dalle buone maniere. E va bene così, visto che Shit Street e The Pink Album… Plus! renderanno felici gli altri: quelli che venerano Iggy Stooge come un profeta e si sono commossi per le premature scomparse di Johnny Thunders, Stiv Bators e Joey Ramone.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.451 del 17 luglio 2001

Annunci
Categorie: articoli | Tag: , | 4 commenti

Navigazione articolo

4 pensieri su “Pagans

  1. Stefano Piredda

    Amati tantissimo.
    Fosti tu a farmeli conoscere e di questo ti ringrazio.

  2. Anche io li ho amati tantissimo anche se non fosti tu a farmeli conoscere, ma in compenso ho conosciuto tante altre band grazie a te a come mi mancano i tempi di New Rock Shots

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: