Dead Kennedys

I Dead Kennedys sono stati uno dei più grandi gruppi punk di tutti i tempi, e sono davvero felice di averli ammirati dal vivo nel loro periodo d’oro (8 ottobre 1981, al Much More di Roma) e di averci anche cazzeggiato un po’ assieme (è difficile crederlo, ma quando domandai loro dove volessero andare offrendomi di accompagnarli con la mia 127, si fecero portare a Piazza S.Pietro). Invece delle recensioni d’epoca ho preferito recuperare questa retrospettiva scritta nel 2001 in occasione dell’uscita delle ristampe dei dischi della band, impreziosita da una breve ma puntuale intervista a East Bay Ray effettuata quando la storiaccia della vertenza legale fra gli altri tre Dead Kennedys e il cantante storico Jello Biafra era ancora calda. Per la cronaca, il secondo live postumo al quale accenna il mio interlocutore non ha mai visto la luce, almeno in quella forma: nel 2004, sempre per la Manifesto, è però uscito Live At The Deaf Club, con l’intero concerto del 1979 che aveva fornito i tre brani editi nella famosa raccolta Can You Hear Me?.

Dead Kennedys fotoIl risveglio dal Sogno Americano
Questa retrospettiva è legata all’attualità e a spingerci ad approntarla è stato, per fortuna, un evento lieto: la ripubblicazione in nuove edizioni rimasterizzate, a opera della Decay/Plastic Head, dell’intera discografia dei Dead Kennedys, tranne il primo album – il mitico Fresh Fruit For Rotting Vegetables – comunque già riproposto lo scorso anno dalla Cherry Red con un abbondante corredo di bonus track. Dispiace solo che tale lodevole operazione, integrata dal live inedito Mutiny On The Bay abbia un retrogusto amaro: le ristampe sono infatti seguite alla vittoria di East Bay Ray (chitarra), Klaus Flouride (basso) e D.H. Peligro (batteria) nell’azione giudiziaria da essi intentata al cantante Jello Biafra, condannato al pagamento di cospicue royalties mai corrisposte. Una brutta faccenda, che appare ancor più triste considerando il forte legame che sembrava unire i membri dell’ensemble californiano e il fatto che nella comunità punk internazionale Biafra era considerato – chissà se continuerà ad esserlo – un vero e proprio esempio, tanto sotto il profilo artistico quanto sul piano etico.
Invece che commentare le umane miserie, è però assai meglio soffermarsi su ciò che ai Dead Kennedys mai si potrà sottrarre: la loro straordinaria carriera, snodatasi attraverso una ricca e concitata serie di avvenimenti per circa otto anni. Ad avviarla è l’ultimo concerto dei Sex Pistols, tenutosi il 14 gennaio 1978 al Winterland di San Francisco, al quale – secondo cronache non sappiamo quanto romanzate – assistono anche Eric Boucher, Ray Pepperell e Geoffrey Lyall; stretto un sodalizio con il batterista Bruce Slesinger (e con un secondo chitarrista, durato peraltro pochi mesi, conosciuto solo come 6025), i tre assumono gli pseudonimi di Jello Biafra, East Bay Ray e Klaus Flouride e battezzano la neonata band con un nome oltraggioso almeno quanto la musica – punk, ovviamente – che hanno deciso di suonare: Dead Kennedys, sigla sociale senza dubbio tra le più sovversive immaginabili in una società statunitense dove la famiglia Kennedy è ancora il simbolo dell’American Dream. Come da previsioni il nome crea scandalo e procura al gruppo notevole pubblicità non solo in ambito locale, amplificata dagli articoli di alcune fanzine (la splendida Search & Destroy in testa) e dall’eco suscitata dalle esibizioni caotiche ma travolgenti che da luglio in poi danno alla Bay Area qualcosa di cui parlare. La spinta finale è però fornita nel 1979 dal formidabile singolo California Über Alles, prodotto in proprio con il marchio poi famosissimo della Alternative Tentacles e concepito come violenta ma arguta denuncia delle manie repressive e di grandezza dell’allora governatore della California, nonché – episodio che è eufemistico definire insolito – la candidatura di Biafra alla poltrona di sindaco di San Francisco al grido di “Apocalypse Now!”: non sarà eletto ma totalizzerà ben 6591 voti di emarginati e punk, giungendo quarto in graduatoria.
California Über Alles viene pubblicato con discreti consensi anche in Gran Bretagna e lo stesso accade al suo non meno significativo successore del 1980, Holiday In Cambodia, uscito più o meno assieme all’antologia di artisti vari Can You Hear Me? – Music From The Deaf Club (Walking Dead) che contiene tre pezzi incisi dal vivo con il vecchio organico a cinque. I tempi sono maturi per l’album, che arriva sul finire dell’estate – in Europa, su Cherry Red; per l’edizione USA, della IRS, si dovrà invece attendere l’autunno – con il titolo Fresh Fruit For Rotting Vegetables: allineando brani di incredibile energia, ruvidezza e originalità quali il nuovo 45 giri Kill The Poor, I Kill Children, Drug Me, Chemical Warfare e la cover di Viva Las Vegas di Elvis Presley (oltre a California Über Alles e Holiday In Cambodia), il disco si afferma tra i massimi capolavori del punk, fotografando brillantemente uno stile – abrasivo ma a suo modo perversamente melodico – reso inconfondibile dal canto enfatico, beffardo e teatraleggiante di Biafra, dalla chitarra ora rumorosa e ora guizzante e “morriconiana” di East Bay Ray, dalle poderose ma duttili ritmiche di Flouride e Slesinger, da testi all’insegna della più caustica ironia.
Mentre il 33 giri raccoglie applausi (e la denuncia da parte di una band degli anni ‘40/’50 per l’uso non autorizzato di una sua foto nel retrocopertina, con conseguente ritiro dal commercio delle copie), Slesinger si dimette per divergenze musicali con i compagni; il suo sostituto, Darren Henley Peligro, debutta nel singolo Too Drunk To Fuck, che ribadisce la formula “epica” del passato e assieme al tour europeo dell’ottobre 1981 (che tocca anche l’Italia) pone il suggello al primo ciclo della storia del gruppo. Di lì a poco, infatti, i quattro aderiscono all’emergente trend hardcore, dichiarando la loro conversione al punk più estremo con l’esplicativo, brevissimo 45 giri Nazi Punks Fuck Off (già nella compilation promozionale della Alternative Tentacles Let Them Eat Jellybeans) e con il mini-LP In God We Trust, Inc., che provoca qualche mugugno tra i seguaci ma si fa in ogni caso apprezzare con tracce come Moral Majority, la stessa Nazi Punks Fuck Off, We’ve Got A Bigger Problem Now (versione aggiornata di California Über Alles: al posto del governatore Jerry Brown c’è il presidente Reagan) e l’irresistibile cover di Rawhide di Frankie Lane.
Si arriva così alla fine del 1982 e al secondo album Plastic Surgery Disasters, che sintetizza tutto ciò che la band è stata fino ad ora con un suono nel complesso più curato ma sempre brutale e senza compromessi nel suo destreggiarsi tra punk creativo e hardcore: spiccano i singoli Bleed For Me e Halloween, ma colgono nel segno anche episodi più feroci e lancinanti quali Buzzbomb o Winnebago Warrior. Qualcosa, però, non funziona: non nella musica, che seppur inferiore a quella di Fresh Fruit… non difetta certo di ispirazione e lucidità, ma in tutto ciò che le fa nello stesso tempo da base e da corollario; dai continui problemi legali a qualche attrito interno (in qualche modo rimarcato dai lavori solistici di Flouride e East Bay Ray), fino al fallimento della società distributrice che procura alla Alternative Tentacles – in quel periodo in piena ascesa – un rilevante danno economico. Anche per questa ragione i Dead Kennedys si tengono lontani dagli studi di registrazione, preferendo dedicarsi alla più remunerativa attività concertistica.
Per il terzo 33 giri bisogna dunque attendere addirittura il dicembre del 1985, ma come spesso capita con ciò che si è desiderato troppo a lungo, è una mezza delusione: pur rimanendo fedele allo spirito concettualmente punk che guida l’ensemble fin dagli esordi, Frankenchrist mette in fila dieci bizzarri ibridi dove l’asse espressivo risulta inclinato verso la psichedelia, il country, il jazz e quant’altro, rivelandosi abbastanza inconcludente. L’accoglienza è tiepida, ma a mantenere i riflettori puntati su Biafra e soci è il processo per “diffusione di materiale pornografico a minori” subito per aver allegato all’album un manifesto raffigurante un’oltraggiosa opera del celebre artista svizzero H.R. Giger nota come Penis Landscape (“Paesaggio di cazzi”); la questione, come è logico, si trasforma in un’autentica crociata contro la censura culturale in genere, ma i Dead Kennedys sono ormai stanchi e comunicano al mondo la loro decisione di ritirarsi dopo un ultimo LP. E stanco, seppur valorizzato da qualche canzone apprezzabile (una su tutte, Rambozo The Clown), è anche Bedtime For Democracy, che nel 1986 pone il fatidico the end in calce all’avventura dei “Kennedy morti”. Allo scopo di celebrarla degnamente, in concomitanza all’assoluzione per la vicenda Giger (ottenuta probabilmente anche grazie alla mobilitazione di fan, musicisti e media), vede la luce Give Me Convenience Or Give Me Death, eccellente raccolta di rarità tratte da singoli e compilation più qualche inedito. Sarà l’unico postumo della band fino al live Mutiny On The Bay (con varie incisioni del 1982 e 1986) di poche settimane fa.
Nei tre lustri seguiti alla separazione, i quattro musicisti non hanno certo dormito sugli allori: Jello Biafra si è occupato della direzione della Alternative Tentacles, facendone una delle principali etichette indipendenti statunitensi, ha firmato svariati poetry record (cioè recitativi) e realizzato album con Lard, D.O.A., No Means No, Tumor Circus e No WTO Combo; East Bay Ray, ora con i Killer Smiles e i Jumbo Shrimp, si è concentrato sulle produzioni e sulle session conto terzi, partecipando a decine di dischi; Klaus Flouride, anch’egli nella line-up dei Jumbo Shrimp, ha pubblicato a suo nome un mini-LP e tre album, oltre a collezionare contributi assortiti; D.H. Peligro, infine, ha aggiunto al suo curriculum anche la leadership di una formazione punk/funk chiamata Peligro, titolare di due CD. Tutte cose degnissime, non c’è dubbio, ma che sommate assieme valgono meno di quanto impresso su vinile dai Dead Kennedys tra il 1979 e il 1982: in particolare, di quel Fresh Fruit For Rotting Vegetables che ancor oggi stupisce per creatività, impatto e carisma espressivo. E che, al di là di ogni altra considerazione, merita di figurare tra le dieci pietre miliari del punk di tutti i tempi.

East Bay Ray: l’intervista
Qual è la storia dietro queste nuove ristampe?
Ora che il patrimonio artistico dei Dead Kennedys può essere gestito in modo democratico tra noi quattro, si è deciso di risolvere il problema della reperibilità europea dei nostri CD, che con l’eccezione del primo non venivano ristampati da molti anni. Ovviamente, visto il progresso tecnologico, abbiamo convertito in digitale i vecchi nastri analogici in digitale, rendendo il suono di gran lunga migliore di quello delle prime edizioni in CD, penalizzate dalla novità del sistema. È stato necessario un mucchio di lavoro, ma questi compact suonano bene come gli originali in vinile, e in parecchi casi anche meglio…
Fresh Fruit For Rotting Vegetables non è compreso in questo set di riedizioni perchè i diritti su di esso non vi appartengono?
Sì, sono ancora in mano alla Cherry Red, che entro pochissimi mesi dovrebbe pubblicare la nuova edizione rimasterizzata: quella attualmente in vendita con un secondo CD allegato ripropone i master dell’epoca, nei quali i nastri erano stati accelerati del 2% e il suono risultava quindi più sottile. Ora la faccenda è stata finalmente risolta.
Alle ristampe avete poi aggiunto il live Mutiny On The Bay. Come mai, con tutti i nastri che presumibilmente avevate a disposizione, il CD dura solo una cinquantina di minuti?
Cinquanta minuti non mi sembrano tanto pochi, ma posso capire che chi lo ha atteso per quindici anni lo avrebbe voluto più lungo. Comunque abbiamo in programma di confezionarne un secondo entro l’inizio del prossimo anno, con brani tratti da concerti diversi, precedenti al 1982.
Domanda scontata ma doverosa: avresti pensato, all’epoca, che i Dead Kennedys avrebbero inciso così profondamente sulla storia del rock?
No, sicuramente no. Pensavamo a suonare e a dire qualcosa di sensato che il pubblico potesse recepire, ma ci piaceva anche concederci quel sano divertimento che è parte integrante del rock’n’roll. Eravamo molto radicali, certo, soprattutto contro la violenza di qualsiasi genere, ma il nostro primo obiettivo – che poi dovrebbe essere quello di tutti i musicisti e gli artisti in genere – era comunicare. In tutta onestà, non so se siamo stati davvero così importanti come dici, ma di sicuro la speciale alchimia che si creava mettendo in campo le nostre idee e le nostre naturali attitudini dava vita a qualcosa di differente. Credo che ancora oggi, nonostante la tanta acqua passata sotto i ponti, sarebbe impossibile confonderci con un altro gruppo.
Allora è il caso di organizzare qualche operazione promozionale: sono passati quindici anni dal vostro scioglimento, ed è probabile che molti giovani ai quali potreste piacere non vi abbiano mai sentiti nominare…
Perchè, la ristampa quasi integrale del catalogo unita a un live inedito non è un’operazione promozionale? Tra l’altro, all’inizio degli anni ‘80 il circuito punk era molto underground, mentre oggi gruppi come Green Day, Rancid, Offspring e No FX scalano le classifiche.
Qual è il tuo più bel ricordo dell’avventura Dead Kennedys?
Ce ne sono tanti, ma il primo a venirmi in mente è quando ci chiamarono dall’Inghilterra per chiederci di andare a suonare lì: fino ad allora ci eravamo esibiti solo in California, e l’idea dell’Europa ci sembrava eccitantissima.
Devo chiederti anche qual è il peggiore, ma immagino di conoscere già la risposta.
Non è difficile da indovinare, no? È stato quando abbiamo scoperto che Jello non si era comportato onestamente con noi e ci aveva sottratto del denaro che ci spettava. E tutta la trafila del processo, poi… una vera sofferenza. Si sa che il mondo è pieno di gente che dice una cosa mentre in realtà ne pensa un’altra, ma accorgersi di averne una come compagno è davvero avvilente.
Ora che la faccenda è chiusa, come sono i vostri rapporti?
Non buoni. Jello non ci ha perdonato il fatto di averlo portato in giudizio e di aver reso pubblica tutta la faccenda. Un paio di altre band avevano avuto problemi di soldi con lui, ma hanno raggiunto un accordo e non c’è stato bisogno del tribunale. Noi abbiamo provato a risolvere le cose amichevolmente, ma ci siamo scontrati con un muro: lui voleva i nostri soldi e negava che in realtà ci appartenessero.
Proprio una brutta storia.
Sì, senza dubbio… però tante band, dai Beatles ai Sex Pistols, si sono scontrate davanti ai giudici, e adesso non importa nulla a nessuno: è rimasta la loro musica, non le carte processuali o le chiacchiere degli avvocati, e secondo me la musica è l’unica cosa che conta davvero.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.438 del 17 aprile 2001.

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Categorie: articoli, interviste | Tag: | 5 commenti

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5 pensieri su “Dead Kennedys

  1. Gian Luigi Bona

    Grandi i Dead Kennedy’s, ho suonato così tanto “Holyday In Cambodia” e “California Über Alles” che sono diventati hit anche fra i miei amici che non seguivano il punk.
    Grande articolo Federico, breve ma puntuale.

  2. Federico anche io ho amato tanto i DK. e sono molto rammaricato di non averli mai potuti seguire live, di certo nelle esibizioni dal vivo erano una forza della natura

  3. Ho sempre letto che il programma politico di Jello Biafra è stato concepito durante un concerto dei Pere Ubu.
    Che delusione, però, la vicenda del tribunale per uno che era riuscito a coagulare la comunità punk intorno ad un programma bizzarro, quanto geniale, nell’irridere il sistema.
    – Elezione diretta degli ufficiali di polizia da parte dei cittadini;
    – Abolizione della buoncostume;
    – Trasferimento della prigione al Sunol Valley Golf Club;
    – Creazione di una commissione per stabile pubblicamente le tangenti da pagare per poter avvalersi dell’appoggio dell’amministrazione;
    – Adozione di vestiti da clown per i titoli degli uffici di Market street durante l’orario lavorativo;
    – Assegnazione delle cariche amministrative tramite aste pubbliche;
    – Legalizzazione dell’occupazione delle case sfitte per le persone a basso reddito;
    – …

    Questo, affinché lo spirito di San Francisco non fosse distrutto “in nome dell’ordine, della legalità e dei dollari dei turisti”.
    A proposito di dollari. 😦

    • Gian Luigi Bona

      Quando capitano queste cose mi rendo conto quanto bene faccio a non ascoltare i pistolotti impegnati che fanno alcuni musicisti.

  4. steady

    la voce piu teatrale e la chitarra piu veloce del punk. I migliori!

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